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I mondi paralleli dell'infanzia: Le sfide

C'era un isolotto e noi ci arrivavamo a nuoto. Eravamo 4 o 5, dai 9 ai 13 anni. Mentre nuotavamo gridavamo, picchiando l'acqua goffamente con le mani. Non avevamo mai freddo, perché ci allontanavamo dalla realtà; nuotavamo sfiancati, aspettando il momento del riposo sugli scogli, il momento in cui ci saremmo messi tutti quanti a sognare il premio per il primo, per il secondo, per il terzo e così via. Noi pensavamo che su quell'isolotto i sogni si sarebbero avverati, prima o poi. Andrea non si voltava mai indietro per paura di fermarsi, al contrario di Gianni che si girava sempre, come un gatto braccato dalla sorte. Geremia se la rideva cantando in faccia al sole e Martino cercava ad ogni traversata nuovi stili per abbattere i suoi record. Alle volte si univa a noi Gianfra, che puntava tutto sul divino tuffo capace di donargli un pur esiguo vantaggio iniziale. Tutti sapevamo dove ci avrebbe portato quella traversata. Sotto agli scogli amati dal sole d'agosto, ciascuno di noi aveva nascosto qualcosa, i sogni come granchi veloci da acchiappare con le mani. (Estratto dal documentario itinerante: "I mondi paralleli dell'infanzia", di Andrea Battantier, foto di Stellan Karllson)

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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).