14.12.14

LA MIA PRIMA VOLTA

Questa ve la voglio raccontare. Avevo 16 anni e il mio ragazzo 17. Mi aveva chiesto di farlo ed io pure volevo farlo anche se avevo addosso le solite paure che hanno avuto pure le mie amiche. Abitiamo in un paese, non sapevamo dove andare, io a piedi, lui un motorino scassato. Faceva già troppo freddo per starsene in campagna o nel bosco, allora lui una sera, alle bancarelle, mi fa: ”Amò ciò n'idea! Ho trovato un posto da paura!". Insomma, mi sono organizzata, dicendo che andavo da un'amica a cena, e con il motorino siamo partiti dal campo sportivo e, stretti stretti, siamo arrivati...al cimitero. Ettecredo che era un posto da paura! Ma lui mi rassicura subito: tranquilla, mica ti porto al cimitero, ma abbiamo come una specie di casa nostra!". Infatti, dovete sapere, che nel piazzale del cimitero ci sta il parcheggio degli autobus scolastici, quelli gialli. Lui ha aperto la portiera, perché si era accorto che un pulmino aveva la serratura difettosa. Lui entra, e con la piletta mi fa luce. Ha messo in terra un sacco a pelo, io mi son guardata intorno, quei sedili piccini, quegli odori di scuola, ma poi, ad un tratto, sono rimasta impietrita di fronte a quelle flebili lucette in lontananza. Le lucette del cimitero, lui mi accarezzava la nuca, e mi baciava, ma io pensavo a mia nonna, che stava lì, a neanche 100 metri da noi. Non mi avrebbe giudicata, ma sentii, in quel preciso istante, tutta la sua mancanza. Lei mi aveva cresciuta, raccontato la sua vita, i ricordi del paese, i proverbi che ancora mi tornano utili. Lui, porello, continuava ad accarezzarmi, ma quando presi a piangere senza riuscire a frenarmi, mi strinse fortissimo a sé e mi disse: "è per nonna vero?". La sua frase me lo fece amare ancor di più, perché aveva capito quanto ci ero legato (voi direte: ma se aveva capito allora perché m'ha portato a fà all'amore al campo santo? Eh, infatti, boh!). Lui continuò: "andiamo a trovarla, dai!". Io non dissi nulla, ma mi si aprì il cuore, mi rimisi la felpa, il cappello e gli stivaletti. Uscimmo e, giunti alla chetichella al muro di cinta, mi aiutò a salir su, poi mi raggiunse saltando su come una scimmia, e mi aiutò a discendere. Eravamo dentro, nessuna paura, solo una dolce follia addosso, la ricerca di nonna tra i vicoletti. Infine lei, ci sedemmo e rimanemmo in silenzio per qualche minuto. Ebbi l'impressione che, dalla foto, lei ci facesse l'occhiolino. Le cambiammo l'acqua ai fiori (ne prendemmo solo 3 in prestito nuovi da alcuni suoi vicini, con la promessa di ritornare a rendere il favore). Poi sentimmo dei rumori, ci prendemmo fifa, ma era solo un gattino. Risalimmo in motorino e tornammo verso casa mia, io stretto stretto a lui, pensando a nonna, ed al mio amore. (Memorie di un amore, A. Battantier, 2014).