7.12.15

Irena Sendler: Noi siamo gocce.

"Mi chiamo Irena Sendler, ho 95 anni ed è vero: facendo l'infermiera è possibile salvare tante vite umane. Io, ad esempio, durante la seconda guerra mondiale, ho avuto modo di salvare 2500 bambini ebrei, facendoli uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia, procurando i documenti e rifugi sicuri. In famiglia eravamo cattolici, ed è stato mio padre a farmi capire che Cristo rinasce ogni mattina dentro di noi, ma egli muore di passione se non lo alimentiamo con l'amore. In chiesa non ci andavamo tanto. Seguivamo il Vespro, per riposarci. La Chiesa, le panche, sono fatte per riposare. La vera chiesa è dentro di noi. La via per la santità porta all’aridità. Ci sono cose troppo importanti per pensare anche alla santità. Papà era medico e morì di tifo, mentre curava malati che altri suoi colleghi avrebbero lasciato imputridire al vento. Ero angosciata per quello che non facevo. E quello che facevo non mi soddisfaceva. Durante gli studi mi chiesi un giorno: perché gli studenti ebrei non possono più studiare? Lo feci presente e venni sospesa per tre anni. Arrivarono i nazisti ed io, iniziai ad aiutare le famiglie ebree. Una mia amica mi disse: perché fai tutto questo? Io le risposi: Io aiuto esseri umani in difficoltà, e da queste parti non vedo molte famiglie naziste in difficoltà. Non mi sarei mai sentita in pace, finché ci fosse stato un solo bambino a piangere. Io aiuto esseri umani in difficoltà, questo è il senso della mia esistenza. Il segno tangibile dell’esistenza di Dio? Non so, Dio non lascia segni. Siamo noi che dobbiamo lasciarli. Non è complicato credere in Dio. Il difficile non è farsi rapire dalla sua forza ma dalla sua debolezza. Credo nel Cristo flagellato più che nel Giudizio Universale. Io volevo lavorare di più, e la sera mi dicevo: 'Signore, avrei potuto fare ancora!' Ma il giorno dopo sapevo quello che mi aspettava: il sole negli occhi di ogni fratello. I nazisti mi mandavano nel ghetto a controllare sintomi di tifo. Sia chiaro: Essi unicamente temevano un rischio contagio pei loro soldati.Vedevo più stelle nel ghetto che nel cielo oscurato dalle bombe e dal troppo male negletto. I bambini li portavamo via nascosti dentro alle ambulanze, anche 15 alla volta. Ricordo, un giorno, non c'era tempo a causa di un rastrellamento imminente, e non c'erano ambulanze in dotazione. Allora mi finsi operaia di fogna e salvammo i neonati, occultati nelle casse per attrezzi, e attraversammo indisturbati colonne di 'topi' nazisti. Che altro ricordo? Certo, il mio amatissimo peloso cane, che abbaiava solo quando i nazisti si avvicinavano, coprendo il pianto dei bimbi. Ogni bambino salvato ha donato un poco di senso alla mia esistenza. Che posso dirvi nel mio finale di vita? Guardatevi attorno. Chiedetevi: chi soffre nel mondo? E poi offritevi al mondo. Ho respinto il mio dolore abbracciando il dolore dei miei fratelli. Chi mi ringrazia non sa che mi ha salvato. Siamo solo gocce nel mare. E quindi? Siamo miliardi di gocce. Uniamoci e saremo il mare! Poiché, laddove dove non c’è acqua la goccia è benvenuta. Ogni giorno è fatto per amare, e l'amore trattenuto muore. Sii ogni giorno amatore di vita e donatore d'amore. Seminare del bene anche laddove è il male o l'incertezza del vivere. Ed anche se ancora non abbiamo imparato a perdonare chi fa del male, ricordiamoci che il male è anche dentro di noi. Continuiamo a seminare del bene, nasceranno qua e là i fiori, la parte migliore di noi. E quando penso: 'Non riesco a fare. Oppure: 'Il mio amore è una goccia nel mare'. Mi rispondo: 'Ma noi, siamo gocce!!!'. Crisi io ne ho avute tante. Ogni notte mi abbandono, mi lascio andare allo sconforto. Ma è il buio a darmi la forza di cercare la luce. Io ho fede perché vivo nel buio". (M.Thompson Nati, A. Battantier, Around. Around Irena Sendler, 2005).