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LA PRIMA VOLTA IN BIBLIOTECA

 LA PRIMA VOLTA IN BIBLIOTECA. "19 anni, ci eravamo conosciuti in biblioteca, ore ed ore a studiare insieme. Insieme programmammo la pazzia: questa è casa nostra in fondo, vogliamo passar qui la notte del nostro primo anniversario? Chiara disse sì, qualcosa si sarebbe inventata con la zia. E così preparammo tutto. Il cibo, il vino buono, ricambi, qualcosa per coprirci e le candele. Alle h 19:58 ci occultammo in fondo, nella zona archivio storico d'oltralpe. In basso c'era un vuoto di due metri, protetti da faldoni. Un loculo per chi può permettersi l'albergo o una casa. Per noi dolce chalet, circondato dai libri amati. Venne il pigro custode a fare il giro. Noi muti respirammo inquieti, stretti stretti in un letto piccino di mappe geografiche e atlanti del mondo. Poi, respirammo beati a quel rumore dei clic clic, dei clang, chiavi e catene alla porta. Aspettammo ancora qualche minuto, il silenzio tutto nostro, l'odore avvolgente dei libri antichi, la polvere eletta ad incenso dai nostri cuori. Mangiammo cuscus, erbette spontanee raccolte a villa pamphili, pizza, un buonissimo amarone del 96 (fregato a mio padre). Avvoltolati da coperte, circondati da candele, passammo la notte più bella della nostra vita, in compagnia dei nostri amati libri. Dormimmo abbracciati nella nostra cuccia di carta, sapienza e ingenuità. Misi la sveglia presto, l'amore mio dormiva ancora placida. Preparai il caffè, ancora caldo nel thermos. Facemmo colazione, ci lavammo al bagno, zitti zitti, quatti quatti, sorridendo dentro da impazzire. Sgattaiolammo nella tana allorquando udimmo le catene alla porta, chiavi, i clang e i clic clic. Lento apriva il custode, lenta entrava la bibliotecaria Anita. Lenti respirammo e lenti ci baciammo. Poi, sgranchendoci un pochino, pettinandoci l'un l'altra -un altro bacio- ci avviammo ai nostri posti. La signora Anita ci scorse lungo il corridoio: "Ragazzi già qui? Sempre i primi voi eh? Volete un caffè?". E riprendemmo a studiare, in quella che ancor più era ormai la nostra casa". (Memorie di un amore, A. Battantier, 2007).



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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).