5.3.16

LA BUSTA DELL'INVISIBILITÀ

LA BUSTA DELL'INVISIBILITÀ. "Noi eravamo bambini e provammo quel dolore, quando poi capisci che neanche i grandi possono aiutarti, non ti possono proteggere. E ti senti in colpa, vorresti far qualcosa, ma tu sei solo un bimbo. E che potrebbe fare poi un bambino quando pure il padre tuo piange di sangue e con la dignità nascosta? Loro ci picchiavano con dei bastoni, manganelli e canne di fucili. Pioveva e bisognava solo stare fermi, solo alle volte muoversi pian piano, implorare con quegli occhi stretti, oppure, mettersi a guardare in terra, fissando meccanicamente zolle a caso, il fango eroso via dall'acqua come noi dal nostro mondo. Un tempo io pensavo: se un bimbo piange porterà a pietà. Quante volte avevo buggerato mamma, e quante volte io salvai il sedere dagli stivaloni di mio nonno, quando mi scappavano le pecore. Ma qui capii l'inutile del pianto. Anzi, avrebbe alimentato l'odio. Occorreva il dono dell'invisibilità, impercettibilmente muoversi tra le ombre di quei manganelli. Quello che non mi capacito è come possa la stupidità far tanto male quando sta al potere. Quell'uomo ci gridava ordini e si avvicinava, entrava dentro al gruppo disperdendoci, spostandoci, gridandoci dentro al cervello. Oh se fossi stato grande come babbo, io lo avrei ammazzato con le mani nude, io lo avrei ridotto in terra come serpe lacerata dalle aquile, io sarei riuscito a calpestarlo pezzo a pezzo fino perderlo nel campo, disperderlo tra zolle e polveri nel vento. Io, io, ma intanto mio padre piangeva. Pioveva, e a me mi diede forza solo quella busta in testa. Io me la schiacciai sul viso, fino a farla scendere. Io mi coprii per non guardar mio padre che non mi guardava per paura ch'io poi lo guardassi". (Memorie di un bambino, A. Battantier, 2016). https://m.youtube.com/watch?v=SBfIjsUW4M4