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LA MASCHERA D'OSSIGENO

LA MASCHERA D'OSSIGENO. "Caro diario, oggi papà mi ha prestato la sua maschera per l'ossigeno OxMach33. Come ogni volta è un regalo bellissimo che mi rende troppo felice, epperò io poi mi sento in colpa perché tolgo l'aria a lui, che si mette in un angolo con gli occhi chiusi per respirare di meno. Caro diario, te lo prometto: un giorno esplorerò un nuovo pianeta. Un pianeta come quello dei bis-nonni, che aveva tante stecche marroni dai capelli verdi che, pensa, regalavano aria senza bisogno dell'OxMach33, che costa così tanti soldi per ogni bombola Nastlé". (Millo Peg e le memorie della terra. I racconti assurdi della città perduta, A. Battantier, 1996). [...]  "Da giovane snobbavo la fantascienza, ritenendolo un genere minore d'evasione. Non avrei mai pensatto di potermi innamorare della fantascienza, intesa come fedele documentario della vita di tutti i giorni. Togliete alla fantascienza le navicelle spaziali, ridicoli abiti luccicanti, ed ecco che resta l'amaro e vuoto realismo che ci siamo meritati: la dittatura del futuro pagata con comode rate fatte di coscienza e pezzetti di libertà". (M.Thompson Nati, Leadership for a sheep and others animals, 1996).

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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

LA BARCHETTA DI CARTA

LA BARCHETTA DI CARTA. "Prima o poi dovevo capirlo, occorre fare i conti con la propria impotenza. Tu stai peggio, e mi dispiace non sai quanto. Ma ho capito in questi anni che AIUTARE è un verbo mefitico e pericoloso. Sono brava ed ho imparato che alle volte serve lasciare andare tutto, così come si abbandona una barchetta di carta alla corrente dell'acqua di un fiume. Ti vedo in lontananza, scendere sempre più giù, e ti ringrazio per quegli sprazzi di dolcezza e serenità. Ho accettato la tua decisione, perché tu non sei solamente quella barchetta, sei anche la mano che l'ha fatta partire. Avremmo potuto costruire una solida barca di legno, avremmo insieme attraversato i mari impetuosi. Mi mancherai sempre, mia fragile barchetta di carta". (Memorie di un amore, A. Battantier, 2016). 

Un giorno mi perdonerò

"Un giorno mi perdonerò. Del male che mi sono fatta. Del male che mi sono fatta fare. E mi stringerò così forte, da non lasciarmi più". (Emily Dickinson).

STRINGIMI FORTE (Giorgio Conte)

Stringimi forte, abbracciami, prima che si alzi il vento. 
Tienimi stretto ancora, alla faccia di questo tempo che ci vuole portare via. 
Stringimi forte, abbracciami. 
Stringimi un po' di più. 
Si sta fermando il tempo, ci lascia qualche attimo, forse qualcosa in più. 
Si sta placando il vento, sì, però, però che spavento ci siamo presi. 
Stringimi forte, abbracciami. 
Stringimi più che puoi. 
(G. Conte).