Passa ai contenuti principali

Post

SIAMO UN PRESTITO BREVE (usiamolo bene)

Papà non c’è più. Questa è la transizione, nuda e semplice. Un atomo che va a finire in una nuvola, un po’ di calore che se ne va per il mondo. Un altro tipo di momento, sì. Senza angeli a fare il turno di notte. La memoria, lo so come funziona: tre generazioni, quattro con fortuna. Poi il nome diventa un’etichetta illeggibile su una valigia abbandonata in soffitta. La quinta generazione berrà vino senza sapere che il sorriso veniva da lui. Siamo un prestito breve. Una chitarra accordata per una sera sola. Poi il silenzio. Però, in questo prestito, in questa notte, possiamo suonare una musica diversa. Possiamo dire: la ricchezza è una tasca bucata, il potere è una sedia sgangherata. Il vero nemico è la fame dell’anima che non si sazia mai. Abbiamo questa stanza, il mondo. Un attico con le stelle per lampadario. Possiamo apparecchiare la tavola per tutti. Dividere il pane fino all’ultima briciola. Scegliere di non essere ingordi, di essere gli anarchici della gentilezz...
Post recenti

MAMMA

Mamma, son tanto felice perché ritorno da te. Mamma, solo per te la mia canzone vola. Quanto ti voglio bene! Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore, forse non s'usano più, mamma, ma la canzone mia più bella sei tu! Sento la mano tua stanca: cerca i miei riccioli d'or. Sento, e la voce ti manca, la ninna nanna d'allor. Oggi la testa tua bianca io voglio stringere al cuor. (Cesare Andrea Bixio e Bixio Cherubini, 1939) #memoriediunamore

L'ISTANTE IN CUI (Certe emozioni restituiscono il valore in un punto della vita. Giusto il tempo di dire: «Ecco, qui sono io». E subito dopo, di non esserlo più. Ma è bastato)

È come quelle cose che senti dentro, che ci sono e non ci sono. Le senti fortissimo, ma se provi a toccarle, a definirle, svaniscono. Però ci sono, eccome. Fanno parte della vita.  Come certi ricordi che quando provi a fissarli si spalmano, però se li lasci lì, nel loro posto, ti restituiscono tutto il sapore di un momento.   Certe emozioni restituiscono il valore in un punto della vita. Giusto il tempo di dire: «Ecco, qui sono io». E subito dopo, di non esserlo più. Ma è bastato Come quando pensi a una persona, e in mezzo a tutti i discorsi, a tutti i giorni confusi, all’improvviso ti appare un attimo chiaro, netto. Quell’attimo era lì, sepolto sotto il tempo, e qualcosa l’ha tirato fuori.   Se prendi il nucleo essenziale di qualcosa, e lo fai scorrere attraverso una storia, quella storia rimane sé stessa, ma forse più vera, più riconoscibile. È come se ci fosse un modo per toccare l’identità senza rovinarla.   Una persona può essere definita da come ...

25 DICEMBRE

Io non credo in quel compleanno lassù nel cielo, nelle date scritte che dividono il tempo, che separano gli eletti dai reietti, i purosangue dai bastardi.  Credo nel sole che ogni mattina prova ad alzarsi.  Fuori, il giorno ricomincia. È lì il miracolo.  Secondo me, non era mica un generale, quel bambino.  Non aveva nemmeno una stanza per sé.  Dormiva dove capitava, sotto le stelle.  Non conquistava niente. Non alzava muri.  Scappava, come scappano loro, sotto le stelle filanti dei droni cecchini. Oggi, proprio lì dove lo dicono nato, di bambini ne sono morti e muoiono a decine e decine di migliaia, e i sopravvissuti scavano con le mani tra le macerie per ritrovare un altro respiro. Avercela una grotta, una capanna, una tenda che non sia un obiettivo sul monitor di un falco d’acciaio. Chiedono l’acqua. Chiedono "non sparate". Quanto a quel Dio che ci guarda da lontano -col registro in mano per segnare i conti, i giusti e i buoni che solo lui decide- se...

IL PIÙ BELL’ANNO DELLA MIA VITA (Vivi, Anita. Vivi per due!)

Sui binari che percorrevano Roma faceva il ferroviere da quarant'anni. Michele non possedeva quasi nulla, viveva in un bilocale a San Lorenzo, con i libri ammucchiati sui pavimenti come muri prima dei muri. I cani randagi che accoglieva per un po', finché non trovavano sistemazione, erano la sua famiglia. C'era in lui una gioia di vivere che non dipendeva da ciò che aveva, ma da ciò che respingeva: la corsa, l'accumulo, l'ansia del domani. La malattia l'aveva colto quasi di sorpresa, un anno prima. Un male ai polmoni. L'aveva accettata come accettava la pioggia o un turno di notte: un fatto. Senza cure particolari, senza lamenti. Continuava a lavorare, finché le forze glielo permisero. Una giornata autunnale, la vide mentre camminava lentamente verso il deposito. Seduta su una panchina del piccolo giardino di Piazza Vittorio, con un foulard rosso nei capelli grigi. Il volto gli parve subito familiare. Si avvicinò, esitante. “Scusi, ma lei… è di Genova? D...

L'AMORE DI COPPIA (Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. E se piove usciamo con l'ombrello)

Volevo parlare dell’amore di coppia, ma mi sono accorto che è come pulire la casa al buio: fai fatica, e dopo non sai nemmeno se hai fatto. Le separazioni dilagano? L'altro giorno mi hai detto: E vabbè, se piove usciamo con l'ombrello. Epperò l’ombrello a volte si rovescia, il vento ti scompiglia i capelli, e tu dici: Ma perché non sono rimasto a casa da solo?. Forse l’amore è tenere l’ombrello per due mentre piove addosso anche dall’alto e pure di traverso a vento e dal basso. Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. A volte restiamo insieme perché ricominciare con un’altra persona è come dover imparare a memoria un nuovo vocabolario. Forse è solo pigrizia, forse è saggezza. Chi lo sa? Intanto, balli di coppia e burraco: tutti in cerchio, come i naufraghi che remano per non affondare, ma remano stando seduti. Se l’amore è una lotta, io sono pronto sul ring! Ma servono le finte per non incassare. In amore prima fai finta di andare d’accordo, poi fai finta di litig...

RIFLESSIONE PER UN AMICO SPECISTA (e per chi ancora crede che la bontà sia un privilegio. Un mondo più etico è possibile)

Allora, Mirko, parliamo di evoluzione. No, non quella che ti hanno insegnato alla scuola elementare con i disegnini degli ominidi che si raddrizzano piano piano. Quella vera. Quella che fa male alle papille gustative ma fiorisce nella coscienza. Tu mi dici che vogliamo plagiare il mondo con un wurstel di soia? Caro mio, si chiama rivoluzione in una forma familiare. Perché l’unico modo per far capire a un cieco cos’è la luce è accendergliela davanti, non descrivergli il buio. Tu, Mirko, con il tuo Muci che ti sente arrivare e ti fa la festa -perché, diciamocelo, i gatti la fanno, solo che è una festa silenziosa e piena di dignità- tu quell’empatia la conosci. La vivi. E allora permettimi di dirtelo, con tutto l’affetto possibile ma con l'ostinazione di chi ha smesso di scendere a patti: quell’empatia è selettiva. Perché se fosse davvero universale, se davvero sentissi quel cuore che batte nel petto di Muci come identico a quello che batte nel petto atterrito di un vitello in un...