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Visualizzazione dei post da Novembre, 2010

HO FAME DELLA TUA BOCCA

HO FAME DELLA TUA BOCCA. "Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso. L'alba mi sconvolge, cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno. Sono affamato del tuo riso che scorre, voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta, mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza, l'ombra fugace delle tue ciglia. Affamato, vado e vengo annusando il crepuscolo, cercandoti, cercando il tuo cuore caldo come un puma nella solitudine di qui Tra le tue labbra perdermi vorrei". (Ho fame della tua bocca, Pablo Neruda, liberamente).

San Narciso e l'ombrello del mio cuore

"Quanta rabbia in gola, quanta delusione in questo amore fatto a pezzi come uno gnu dai leoni. Non riesco a rialzarmi, respiro con l'odio, dov'è la forza? Nell'amore? Un nuovo amore? Non voglio più cercare, il ricordo mi impedisce di reagire, schiacciato da ricordi, che scacciano la verità. Perché la mia ossessione è malata, non andava mica tutto bene, se mi fermo ad ascoltare, se mi fermo ad amarmi un poco, sovvengono le mille ragioni di una storia finita male. Il mondo senza te va avanti. Ecco, mi sto leccando ferite, la delusione spense il cervello, accetto e così sia, amore, prego, ora vai via". (A. Battantier, Memorie di un amore: San Narciso e l'ombrello del mio cuore, 2005).

Individualità tra Miller e quel cazzo che ti pare!

LEI: "Rientro a casa stanotte, o domani, dipende da come mi gira!".
LUI: "E non mi chiedi neanche se ho vinto o se ho perso?".
LEI: "Non mi interessa, io so che con me hai perso".
LUI: "Resta qua amore, non te ne andare!".
LEI, soffiandogli un bacio dalla porta con la mano: "Ricorda che qualunque cosa che soffoca l'individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami".
LUI, cercando inutilmente di alzarsi dal letto: "E va bene, certo, ma se scambiamo l'individualità con il fare quel che cazzo che ci pare, allora mi sa che non ci siamo! -(urlando ora a lei, che si allontana chiudendo la porta)- E quando sarò guarito, da questo amore di merda per te, sarò io che...me ne andrò".
Lei nel frattempo è uscita e lui inizia a piangere come un illuso.
("Era lei". T. Bergen, 2009)
Le stelle nel cielo sono tante ma non mi fanno affatto compagnia. Brillano più di me, tremano meno di me, e sono lontane come me e te. Te che dove stai mi chiedo io, ora che è tutto finito cosa ti costa avvertirmi che è finito? E' finito? Io non piango più, ho riversato tutto nel mare. Neanche il mare, sai amore mio, riesce a farmi compagnia. La notte sta finendo e mi sembra che arrivi adesso la sera. (A. Battantier, "brezza ed altre impressioni di fine storia", 1990)