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Visualizzazione dei post da Aprile, 2016

FIN DA PICCOLI LA FANTASIA AL POTERE

FIN DA PICCOLI LA FANTASIA AL POTERE. "Negli asili nido alle volte si cantano canzoni tristi, e allora sarebbe bello cambiare i testi, così fin da piccoli ci si allena che la fantasia può andare al potere: "Pimpirulin piangeva, voleva mezza mela, la mamma non l'aveva, Pimpirulin piangeva. A mezzanotte in punto passava un aereoplano, e sotto c'era scritto: 'Pimpirulin stai zitto'. Pimpirulin rideva, nei sogni suoi cadeva, dall'albero una mela, e ora la pancia è piena". (Memorie di un bambino, A. Battantier, 2010, AL,13 anni).



IL SOLDATO E IL CAVALLINO AZZURRO

IL SOLDATO E IL CAVALLINO AZZURRO. "Doveva urgentemente raggiungere il suo reggimento. Un soldato se ne andava ed incontrò un cavallo immerso in un prato. Si guardarono con intensità. Allora il soldato gettò in terra l'artiglieria, ed imbracciò una matita. Iniziò a disegnare -su di un malconcio taccuino- un cavallino azzurro. Nel mentre, il cavallo incuriosito si avvicinò. Al soldato si riempì il cuore, come d'un amore lontano per il mondo. Gli offrì una mela, e non voleva finisse quell'incanto. Volgeva il tramonto e quegli esseri speciali giocarono alla tribù dei piedi verdi. Lui, indiano coraggioso, ed il cavallo libero in quella prateria che solo il silenzio doma. Se ne andarono, divenne freccia la matita, l'elmo si riempì di penne colorate. Volando danzarono intorno ai fuochi della fantasia. E cantarono: Scriverò nel vento, col rosa del tramonto, voglio bene al mondo e al mondo il vento so, queste parole porterà". (A. Battantier, IL SOLDATO E IL CAVALLINO…

L'ILLUMINISMO DELLA MENTE

L'ILLUMINISMO DELLA MENTE. "L'illuminismo della mente permette all'uomo di uscire da uno stato di inferiorità. È un peccato avere un cervello e non adoprarlo per mancanza di coraggio e decisione. Occorre osare sempre, valorizzando al meglio il nostro cervello". (M. Thompson Nati, Around, 2015. Around I. Kant, 2015).

L'UOMO DELLE BOLLE DI SAPONE

L'UOMO DELLE BOLLE DI SAPONE. "Mi chiamo Boris, ho tanti anni addosso ma mi sento ancora leggero, forse perché la mia specialità sono le bolle di sapone ed amo divertire i bimbi qui a Viareggio. Passano a trovarmi in Passeggiata con i nonni e genitori. Che noia davo? Io creavo solo bolle di sapone. Non ho soldi, epperò, ci sono persone più povere di me. Perché con i soldi non si può comprare tutto. Ad esempio non si compra l'anima. Le bolle volano libere nell'aria e, se alla sera nel cappello mi ritrovo qualche spiccio, meglio, mi ci prendo un bel panino. Ma per me è una gioia, una passione, condividere quest'arte semplice di strada con l'umanita intorno a me. Forse io lo so perché il ragazzo del negozio di dischi ce l'ha tanto con me. Nel sapermi felice e spensierato immerso tra le bolle, ha dentro rabbia. Lui mi bagna con il tubo dell'acqua, per mandarmi via. Non ha nulla da fare e allora si sfoga trattandomi male, cercando di farmi perdere la dignit…

NON È POSSIBILE

NON È POSSIBILE. "Ho provato ad ignorarti. Ma la chiave non è questa. Io devo capirti. Come la sabbia che scende dalla mano, ma un poco ti resta, o un giocattolo di bimbo che serbi ancora in testa. Non è possibile ch'io ti pensi, perdersi negli universi, fingersi diversi per ritrovar noi stessi. Nello specchio vedo un vecchio e me, che guardo te, che mi riporti indietro, baciandomi rompendo il vetro. Poi più non c'eri, ed io d'illudermi diventai un maestro e impenetrabile pietra inquieta. Volli far credere a me stesso ciò che non fui mai: me stesso. Ed ogni giorno noi siamo come morti. Ti prego, facciamoci l'amore, respiriamoci vicini l'anima appesa a un filo sotto l'ombra del cielo. Ma tu non sei qui. E se saremo felici, abbi pazienza della mia follia". (A. Battantier, 1987).

LA BARCHETTA DI CARTA

LA BARCHETTA DI CARTA. "Prima o poi dovevo capirlo, occorre fare i conti con la propria impotenza. Tu stai peggio, e mi dispiace non sai quanto. Ma ho capito in questi anni che AIUTARE è un verbo mefitico e pericoloso. Sono brava ed ho imparato che alle volte serve lasciare andare tutto, così come si abbandona una barchetta di carta alla corrente dell'acqua di un fiume. Ti vedo in lontananza, scendere sempre più giù, e ti ringrazio per quegli sprazzi di dolcezza e serenità. Ho accettato la tua decisione, perché tu non sei solamente quella barchetta, sei anche la mano che l'ha fatta partire. Avremmo potuto costruire una solida barca di legno, avremmo insieme attraversato i mari impetuosi. Mi mancherai sempre, mia fragile barchetta di carta". (Memorie di un amore, A. Battantier, 2016). 

LETTERA ALL'AMICO IMMAGINARIO

LETTERA ALL'AMICO IMMAGINARIO. "Caro amico speciale, è da tanto tempo che ci conosciamo, e anche se ora ho quasi 30 anni, io di te continuo a fidarmi come quando avevo 4 anni. Ricordi? Avevo paura la notte, temevo il mostro Pallone, e allora, per farmi forza t'invocai, e tu arrivasti con la spada del manga mio preferito. I miei erano contenti, finalmente non dovevano più alzarsi di notte, perché tanto c'eri tu. Oddio, a dire la verità, i miei non si scomodavano nemmeno prima, ecco forse perché poi sei arrivato tu. Ti ho chiamato Ted, ma il tuo secondo nome era Guardiano. Poi alle medie diventasti Guardian e Warrior, sai, stavo imparando le lingue. Quello che mi ricordo è che io non volevo proprio che ti scoprissero, e non ne parlavo con nessuno. Sono stato bravo vero? Quando parlavo tra me e me, e mi dicevano: "Con chi parli Alfredo?". Io li fregavo sempre, rispondendo: "Parlo tra me e me", ma mica ti tradivo. Poi per fortuna ho scoperto alle eleme…

È bello dopo il morir vivere ancora

"È bello dopo il morir vivere ancora. Ma sarebbe già qualcosa non star morti nel mentre si vive ancora". (M, Thompson Nati. L'Immaginario. Rinascere ancora: Le mappe della tua via, 1987).

E poi facevamo come i grandi

"...ti ricordi quando il pomeriggio andavamo al parco, alla fontana, e ci mettevamo a guardare i grandi e poi facevamo come i grandi? E ora, che siamo grandi, quanto vorresti tornare alla fontana e giocare a fare solo i bambini?". (T. Bergen, Era lei, 2009). (Foto, Dave Beckerman).

LASCIARE NON SEMPRE SIGNIFICA SCAPPARE

"Lasciare non sempre significa scappare. Noi non siamo il treno obbligato sui binari. Non è una resa allentare la presa. Riposizionarsi nel mondo con le palle e con il cuore. Avanti per la prossima impresa". (Era lei, T. Bergen, 2009, quando lei finalmente capisce che può ricominciare senza che questo sia una sconfitta).

QUALCUNO HA BISOGNO DI UNA STELLA

QUALCUNO HA BISOGNO DI UNA STELLA. "Le stelle, qualcuno chiama perle questi piccoli sputi? Qualcuno ha bisogno di una stella, non può sopportare questo martirio senza stelle. Cammina inquieto, fingendo d'esser calmo. Se accendono le stelle, a qualcuno servono. È indispensabile che ogni sera, sopra i tetti, risplenda almeno una stella". "The stars. Someone deems those specks of spit magnificent. Someone needs a star. He swears, he won’t be able to stand that starless ordeal. He wanders around, worried, but outwardly calm. If stars are lit, there is someone who needs it. It is essential that every evening at least one star should ascend over the crest of the building".  (Majakovskij senza punto interrogativo. Appunti post futuristi, M. Thompson Nati, 1956).

VANDALISMO E PROGRESSO

IL VANDALISMO DEL PROGRESSO ED IL PROGRESSO DEL VANDALISMO. "È un bel giocare di parole con il vandalismo ed il progresso. Poiché il primo esternalizza responsabilità agli altri, i cattivi, i diversi da noi buoni. Ed il secondo, contiene in sé la pretesa superiorità di una razza tecnologica che tutto sa e tutto si permette nel distruggere inconsciamente il mondo con la ragione al servizio del danaro". (M. De Pretis, Note a margine dell'essere umano, 1970).

L'ANIMA CHE GIOCA

L'ANIMA CHE GIOCA. "Alle volte mi sembra di vederla giocare la mia irruente e giovane anima. Corre sul verde di quei pini alti e maestosi. Ed eccola saltare, volteggiare nell'aria divenuta ormai compagna ed accogliente rifugio infinito". (M. De Pretis, Note a margine dell'essere umano, Villa Pamphili, 1970).

QUANDO MIO PADRE PARTÌ PER LA CACCIA ALLA VOLPE

QUANDO MIO PADRE PARTÌ PER LA CACCIA ALLA VOLPE. "Quel gran condottiero di mio padre partì per la caccia alla volpe insieme a certi amici suoi. Avevo 12 anni e nessuna voglia di partecipare. Ho sempre amato le volpi. È vero, sono furbe, "ma mettiamo le reti più spesse", dissi più volte al babbo. Ma lui voleva sgranchirsi le gambe ed il grilletto e si diresse alla collina del Mezzadro. Si erano divisi in gruppi da 5, coi cani e quei sorrisi cattivi che ho visto solo ai grandi. Non ce l'hanno le iene quei sorrisi. Isolarono il bosco della Faraona, in lontananza i fragori delle bombette e le urla. Dal limitar del bosco sentivo i rumori della fuga di migliaia di animali. Sembrava che venissero tutti a me: i cinghiali, un istrice, due daini, gli uccelli scurirono una quercia immensa in pieno giorno. E poi una piccola volpe. Non aveva paura. In fondo ero un bambino, silenzioso e disarmato. Ci guardammo per quasi un minuto. In vicinanza perigliosa giunsero passi concitati …

Death sentence, almost a poetry. Pena di morte, quasi una poesia

Death sentence, almost a poetry)/Pena di morte, quasi una poesia. "The evidence of my existence: bones bathed in sweat, a flood of wine, my sweet dreams in defense of egoism, the existence of other beings, other bones, sweat glands of the world, my ancestral room, the bottom of a glass. I knew the rules, my rude awakening in defense of defense. Existence won me over in spite of me. Once upon a time, I loved life. Trees bent under the fierce winds. Now they start to put wires and sense of me goes out of the window". (A. Battantier, 2006). "L'esistenza  si amalgama con le ossa e il sudore, il vino, il sonno, le altre esistenze, le altre ossa, il sudore, i sonni di tutti, i sogni, le stanze primordiali, il fondo di un bicchiere, il risveglio, l'egoismo come difesa, la difesa come egoismo. L'esistenza mi ha vinto, l'ho amata, un tempo. Sono vinto, sono esistito, una sentenza di morte lo dimostra". (A. Battantier, death sentence: almost a poetry, ed. ba…

Dovrei fermare il cervello!!!

"Sto impazzendo dovrei fermare il cervello!". "Perché fermarlo? Nel caso tuo sarebbe davvero un peccato. Quel che conta è farlo correre per le strade più belle del mondo, se lo merita!!". (Era lei, T. Bergen, 2009).


STANZA NUMERO 43

STANZA NUMERO 43. Due amanti si incontrano, ormai da tanto tempo, in un albergo. Hanno le loro abitudini, consuetudini, riti. I camerieri lo sanno, c'è complicità tra loro. Chi arriva prima aspetta l'altro. E poi, c'è la stanza numero 43. "La mano sulla fronte e gli occhi stanchi da potersi chiudere da sé. Testimoniano con la complicità di alcune rughe la precarietà di avvenimenti che assorbono la vita con tanta eleganza. L'uomo dalle mezze verità non ha il coraggio di parlare con la donna che ha verità in tasca. L'uomo dalle mezze verità non ha la timidezza ma addosso ha la paura di sbagliare ancora troppo. La donna dalle tasche piene di magie trasformerà la noia nel coniglio dei suoi lunghi capelli. Lì è prenotato séparé se pare a te il purè di questo albergo è complice di questa situazione assurda e iimbarazzante in cui mi trovo ambasciatore di una vita che vorrei disperdere con te lontano eppure...A meno che non voglia intendere fermarti ancora qua al tea…

Una tazza di TE

"Non te lo meriti così tanto male e dolore. Prenditi un break: quei biscottini all'inglese dal buon odore e, finalmente, una tazza di TE". (Thomas Bergen, Era lei, 2009).

LA GIOIA

LA GIOIA. "Io un giorno mi stavo seduto, annoiato da tutto, qui al bar della vita. Allora ho ordinato una gioia: 'Cameriere una gioia!'. Aspettavo, aspettavo, ma niente, non arrivava. Allora ho deciso di alzarmi e ho provato già gioia nel mentre mi alzavo. Poi ho provato la gioia nel parlare con gli altri, nell'ascoltarli nel mentre cercavano cose, per fare la gioia che ognuno ha per sé. Io un giorno mi stavo seduto, annoiato da tutto, qui al bar della vita. Poi la gioia è arrivata, mettendomi in strada, cercandola in mezzo alle cose normali, le cose ordinarie, che fan della vita il mio bar della gioia". (Memorie di un adolescente, A. Battantier, 1987).