Passa ai contenuti principali

QUESTO MONDO HA TANTO BISOGNO DI ESSERE AMATO

QUESTO MONDO HA TANTO BISOGNO DI ESSERE AMATO. "La sofferenza la provai un po' alla volta. C'è come una lotta tra una parte di te che cerca di farcela ad andare avanti e vuole credere in se stesso e nell'umanità. E l'altra parte che ti schiaccia a terra e ti fa sentire una nullità. Quest'altra parte è comandata da noi che non ci crediamo abbastanza, ma anche da tutti i bambini e ragazzini che mi hanno preso in giro in questi anni. Secondo loro ero diverso. Perché  avevo un problema agli occhi ed gamba più piccola. E un poco balbettavo, a volte. Ma io stavo bene finché potevo giocare anche io a palla avvelenata, finché potevo comunque fare i compiti alla lavagna, finché potevo anche io giocare, tutti insieme, a carte e figurine. Ma quando sei sempre messo più in disparte, allontanato ai margini della vita, ecco che allora vince quella parte di lasciarsi andare.
C'è tanto bisogno di amore, c'è tanto bisogno di essere capiti per quello che siamo. Di qualcuno che ti dia una mano, che cammini affianco a te. È bello vedere con gli occhi dell'altro. La cosa più brutta degli insulti è la perdita di fiducia nell'umanità. Io ho recuperato speranza dell'umanità perché ho capito che ci sono anche le persone belle che ti fanno sentire speciale anche nella diversità, e questo ti dà forza. Dobbiamo unirci. Insieme siamo più forti. Oggi non mi fanno più paura quelli che mi insultano. Semmai mi fanno tristezza, perché sono persone mediocri, che invidiano quando qualcuno ama il mondo invece di odiarlo. E questo mondo ha molto bisogno di essere amato". (Memorie di un adolescente, A. Battantier, Raffo, 16 anni, 2012).

Post popolari in questo blog

SPESSO IL PUNTO DEBOLE DI UNA PERSONA È SEMPLICEMENTE UN'ALTRA PERSONA

"Ci piaccia o non ci piaccia, l'Altro ha un altro Altro. Talvolta giungiamo a vederlo, ma ci vogliamo illudere che sia sempre lo stesso.  E invece è l'Altro dello Stesso.  Ma lo Stesso non è più lo stesso.  È anche qualcos'altro: l'Altro.  Questo vale anche per noi, ci piaccia o non ci piaccia". (M. Thompson Nati, Paradoxes of ego,1995) "Tu hai ciò che sei.  L'essere si può modificare.  Non farti portare dai tuoi sogni.  Conduci i tuoi sogni alla realtà del tuo essere" (Lao Bu Shem)

LETTERA ALL'AMICO IMMAGINARIO

LETTERA ALL'AMICO IMMAGINARIO. "Caro amico speciale, è da tanto tempo che ci conosciamo, e anche se ora ho quasi 30 anni, io di te continuo a fidarmi come quando avevo 4 anni. Ricordi? Avevo paura la notte, temevo il mostro Pallone, e allora, per farmi forza t'invocai, e tu arrivasti con la spada del manga mio preferito. I miei erano contenti, finalmente non dovevano più alzarsi di notte, perché tanto c'eri tu. Oddio, a dire la verità, i miei non si scomodavano nemmeno prima, ecco forse perché poi sei arrivato tu. Ti ho chiamato Ted, ma il tuo secondo nome era Guardiano. Poi alle medie diventasti Guardian e Warrior, sai, stavo imparando le lingue. Quello che mi ricordo è che io non volevo proprio che ti scoprissero, e non ne parlavo con nessuno. Sono stato bravo vero? Quando parlavo tra me e me, e mi dicevano: "Con chi parli Alfredo?". Io li fregavo sempre, rispondendo: "Parlo tra me e me", ma mica ti tradivo. Poi per fortuna ho scoperto alle elem

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e