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Visualizzazione dei post da 2026

UN COLTELLO PER RISOLVERE TUTTO (Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale)

Il gesto del tredicenne non nasce nel vuoto. È un cortocircuito preparato nel tempo, la violenza nasce dall’incapacità di reggere la frustrazione. Adolescenti iperstimolati e fragili, pieni di diritti dichiarati e poveri di strumenti per sostenerli (a parte i social e lo smartphone per filmare in diretta l’attacco).  “Tutto e subito” è diventato un orizzonte. Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale (il ragazzo aveva preso una nota).  L’ingiustizia non elaborata si trasforma in aggressività. Gli adulti, spesso incapaci di incarnare un’autorità credibile, negoziano tutto (“10 diritti in cambio di mezzo dovere”, insegnanti delegittimati, adulti che cercano consenso più che rispetto. E il rispetto, quando non è costruito, non si impone.  Dentro questo vuoto si infilano il bullismo, la competizione sociale, l’ansia da prestazione. Un sistema che ha smesso di insegnare la fatica...

IL DEMOLITORE DI CASE

Giovanni ha imparato a parlare con il silenzio attraverso il frastuono più assordante. Mani nodose, abituate a stringere. Da dieci anni stringe la stessa cosa: martello pneumatico. Oggi è un Bosch  gsh 27. Un gioiello di tecnologia, dicono i cataloghi; per lui è solo un prolungamento del braccio che vibra fino a scuotergli i denti. Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lui lascia una pila di calcinacci. È un lavoro pulito nella sua spietatezza. Alle otto del mattino, indossa le cuffie, e il mondo finisce. Il ronzio del martello pneumatico è un muro di cemento che lo separa dagli altri. Vede i colleghi muoversi come pesci in un acquario di polvere bianca. Sergej sposta i detriti, Oleg manovra la carrucola. Si guardano, ogni tanto. Uno sguardo breve serve a dire: "Sono ancora qui". Non serve altro. Le parole, in quel cantiere, sono diventate un lusso inutile, un rumore bianco che nessuno può permettersi di ascoltare. ...

ALCUNI AMORI SONO CONTRATTI FIRMATI CON LE NOSTRE FERITE (Il ciclo infernale: idealizzazione, svalutazione. Marta si sentiva potente nel ritirare l’affetto. Giulia impazziva, confermando a Marta che era davvero “instabile”)

E già, sembrava la storia perfetta. Quella che racconti agli amici e ti senti invidiare. Marta, amava la luce riflessa di Giulia. Giulia aveva trovato il suo porto: una donna forte, decisa. Un Incastro, appunto. Alcuni amori sono contratti firmati con le nostre ferite La richiesta di Giulia,“stringimi, non andare” divenne per Marta un assedio. Il distacco di Marta, “non soffocarmi” fu per Giulia un abisso. Il ciclo infernale: idealizzazione, svalutazione. Scatti, silenzi. Marta si sentiva potente nel ritirare l’affetto. Giulia impazziva, confermando a Marta che era davvero “instabile”. Anche questo è amore? Restare, non per tenerezza, ma per la dipendenza dalla droga del “forse”. Una cerca lo specchio; l’altra cerca la madre che non l’ha mai trattenuta. Il “ti amo” significa “ho bisogno di te per non crollare”. Uscirne? Imparare a stare sole. Quando smetti di cercare nell’altro il pezzo che ti manca, scopri di essere già intera. Ma loro, stasera, sono ancora lì. Sul filo del...

QUANDO TUTTO CIÒ CHE CREDEVI SOLIDO DIVENTA SABBIA: LA SOFFERENZA TOGLIE L'INCANTESIMO (il fatto che tu abbia dato tanto a chi poi ti ha voltato le spalle non è una fessaggine)

Esisterà mai una mappa precisa delle persone intorno? Sai qual è il problema delle mappe? Che le guardi solo quando ti sei perso. Finché tutto va bene, la mappa sta lì, nel cassetto, e tu pensi “tanto so dove andare”. Poi arriva la tempesta, e tiri fuori quel foglio sgualcito e scopri che alcune strade che credevi sicure, in realtà portavano dritte al burrone.  E ti viene una rabbia epperò, passata la rabbia, ti accorgi di una cosa: quelle persone che “non ti hanno dato niente” e ora ti stanno accanto, le vedi come piccole luci in mezzo al deserto. E non te le aspettavi. La vita ti toglie i gioielli di famiglia, ma poi te li fa ritrovare sotto forma di persone che ti fanno venire “i lucciconi allo stomaco”. Ricambierai con la tua presenza e disponibilità. Il fatto che tu abbia dato tanto a chi poi ti ha voltato le spalle non è una fessaggine. È una testimonianza di come sei fatta tu. E se loro non l’hanno capito, il problema è loro, non il tuo gesto. Non è solo tracciare una ma...

DUE SPECCHI VUOTI

Tu non ti fidi di me. Lo vedo dal modo   in cui scagli le parole,   dai comportamenti spietati,   senza spiegazioni. Ma non sarà mai   quanto io non mi fido di te   (lo so, pensi lo stesso). La mia sfiducia è nuova,   senza cicatrice ancora. È un pozzo che ho ereditato   senza saperlo   (se solo avessi saputo). È un muro che ho costruito   con le tue stesse pietre. La tua sfiducia è antica,   pieno di crepe è il pozzo arido   (quando sapesti). E il muro crollò   con le mie stesse pietre. Così stiamo. Due sentinelle   che si guardano   dalla parte sbagliata   della stessa porta. Ogni gesto è un negoziato.   Ogni silenzio, un’arma.   Ogni “come stai”,   un campo minato. L’eroismo è solo un’altra trappola: “Guarda, mi fido”,   e intanto si conta   quanto l’altro esiti. Forse l’equilibrio ...

DUE SPECCHI VUOTI

Tu non ti fidi di me. Lo vedo dal modo in cui scagli le parole, dai comportamenti spietati, senza spiegazioni. Ma non sarà mai quanto io non mi fido di te (lo so, pensi lo stesso). La mia sfiducia è nuova, senza cicatrice ancora. È un pozzo che ho ereditato senza saperlo (se solo avessi saputo). È un muro che ho costruito con le tue stesse pietre. La tua sfiducia è antica, pieno di crepe è il pozzo arido (quando sapesti). E il muro crollò con le mie stesse pietre. Così stiamo. Due sentinelle che si guardano dalla parte sbagliata della stessa porta. Ogni gesto è un negoziato. Ogni silenzio, un’arma. Ogni “come stai”, un campo minato. L’eroismo è solo un’altra trappola: “Guarda, mi fido”, e intanto si conta quanto l’altro esiti. Forse l’equilibrio sta nel movimento. Andando via da soli si impara la pace. Insieme, si ha la possibilità di non scappare quando la pace trema. Chi dei due smetterà per primo i panni della diffidenza che indossa per paura? C’è un istan...

IL LABIRINTO (Siamo labirinti complessi, pieni di loop. Arrivi a un bivio già visto, a una scelta già fatta. Quando si torna al loop bisogna necessariamente cambiare strada, una strada che talvolta destabilizza la mente)

All’inizio credi di essere all’ingresso. Scegli una parete, ci appoggi la mano. È la regola, l’algoritmo. Vai avanti, e il mondo diventa un susseguirsi di svolte a destra. Ma non sempre si parte dall’ingresso, spesso ti ci trovi dentro senza saperlo. È quello che è successo a me. Credevo di iniziare un viaggio, invece ero già prigioniero. Procedo. Mano sul muro. È un amore, questo? Questo camminare obbediente toccando il confine, convinto che porti all’uscita? Forse sì.  Allora l’amore è una promessa di salvezza, una parete rassicurante da non lasciare mai. Poi il muro finisce. Il vuoto. Una fossa. Se a un certo punto, tenendo la mano sulla parete, ti ritrovi davanti a una fossa, devi necessariamente staccare la mano.  La regola infranta. La certezza tradisce. Ci sono labirinti semplici, quelli senza isole, senza vuoti. Quelli in cui ami e basta, e trovi pace. Ma noi siamo labirinti complessi, pieni di loop. Arrivi a un bivio già visto, a una scelta già fatta. Quando si torna ...

DEI E FALSI PROFETI (Memorie di un adolescente)

Il mondo che ci circonda è un mosaico di innumerevoli credenze, un panorama sterminato di fedi e di divinità. Si contano a migliaia, forse di più. Ognuno possiede la sua verità, il suo dio, il suo testo sacro. E in questo possesso, c'è la radice del conflitto. Ognuno è convinto che la propria credenza sia superiore, l'unica via, l'unica luce, mentre tutte le altre sono tenebre o, peggio, eresie. Questa è la follia dell'uomo. Migliaia di voci che gridano in cori diversi, ognuna proclamando di possedere la melodia assoluta.  Immaginiamo un mondo in cui queste fedi, così profonde e personali, rimangano un fatto privato. Come l'amore per un colore, come il piacere per un certo sapore. Qualcosa che vive nel cuore dell'individuo, che lo ispira, che lo conforta, ma che non si riversa nelle piazze per dettare legge, per imporre costumi, per limitare la mente altrui. Che spazio, che libertà respirerebbe la società! Le decisioni collettive sarebbero prese non in nome di ...

LA CANDELA DI MIO NONNO

Verso la fine di ottobre nonno arrivò dall'Albania. Mia madre aveva preparato la stanza vicino alla cucina, quella con il letto di ferro e la finestra che dava sul cortile dei vicini, ma lui non la usò mai. Dormiva sul divano, in salotto, come se volesse stare al centro della casa, come se avesse paura di perdersi qualcosa. I primi giorni erano stati difficili. Si alzava alle cinque, quando ancora non era giorno, e camminava avanti e indietro con le pantofole consumate. A mio padre sembrava un animale in gabbia, e in effetti era così. Andava alla finestra, guardava fuori, tornava indietro. Toccava un mobile, lo ritoccava; lo stesso faceva con le sedie: le spostava nervosamente da una parte all'altra del tavolo. Si sedeva, si rialzava. Non c'era verso di farlo stare fermo. Poi verso la fine di novembre, accadde qualcosa. Era saltata la luce per un paio d'ore e mia madre aveva messo delle candele sui mobili. Quando la corrente tornò, lei le spense tutte, ma il nonno ne...

L'INCONSCIO

"L'inconscio è quella cosa che capisci tutto quando sale su." (M. Thompson Nati, 1970) #mthompsonnati #memoriediunamore #MIPLab #stephenstadif

IL SUONO DELL’APPLAUSO DI UNA SOLA MANO

Cercavo il suono dell’applauso di una sola mano. Lo cercavo da quel pomeriggio, da quando avevo chiuso la porta della stanza e mi ero seduta, con una certa goffaggine, su un cuscino. La consegna del maestro era stata semplice: ascolta. Ma per me, che ho un braccio solo, ascoltare è sempre stata una cosa semplice. I guai cominciano quando si tratta di fare. Tipo allacciarsi le scarpe. O aprire un barattolo. O, per l’appunto, applaudire. Il maestro, con la sua tunica color zafferano e quell’aria perennemente seccata, doveva aver visto qualcosa di patetico nel mio tentativo di battere le mani l’anno prima, a una sua conferenza. Avevo fatto un rumorino sordo, come un colpo di tosse soffocato. “Tu,” mi aveva detto poi, “devi trovare il suono di una mano sola. È il tuo koan.” All’inizio, il silenzio non era silenzio. Era un pandemonio. Il brontolio del mio stomaco. Il ticchettio dell’orologio di mio padre sul comodino. Il rombo di una moto, probabilmente la stessa che passava ogni pomeriggio...

LA VITA NON È RAGIONEVOLE (come la fisica quantistica: appena cerchi di darle un senso, ti sfugge)

La fisica quantistica. Si parla di cose che se non le guardi sono in un posto e in un altro, come quando cerchi le chiavi di casa. Finché non le cerchi stanno lì, nel cassetto e in cucina, o in mezzo ai cuscini del divano. Poi appena le cerchi, puff, sono solo in un posto. E di solito è quello sbagliato. Per alcuni fisici la coscienza è una proprietà fondamentale, come la carica elettrica. Irriducibile, appunto.  Faggin, ad esempio, afferma che il libero arbitrio è un postulato. Cioè, una di quelle cose che devi dare per scontate. Non c'è motivo, è così. Io a volte non riesco a decidere se prendere il gelato alla crema o al cioccolato. E lui dice che è una proprietà fondamentale dell'universo. Sarà. Ma allora l'universo è indeciso quanto me. La cosa che mi piace di più è quando parla dell'amore. Dice che tutto è fatto d'amore. Questa mi riconcilia con la fisica. Perché se un protone e un elettrone si attraggono, non sarà mica solo una questione di carica? Forse è...

LASCIARE ANDARE (riflessioni sull’io)

Come se fosse semplice dirsi adesso mi alzo e lascio andare. Mio figlio di 6 anni mi ha detto che se lascia andare qualcosa, tipo un piatto, quello si rompe. Forse possiamo lasciare il nostro io, e poi dove va? C'è chi dice che dobbiamo liberarcene. Ma io all’io ci sono affezionato. Ci ho fatto l’abitudine. La mattina, quando mi sveglio, l’io è lì che mi dice: quanto sei brutto! Che gli devo dire? Ha ragione, ma è il mio. Il problema è che noi stiamo sempre a pensare a cosa siamo, a cosa vogliamo. Si può stare al mondo senza un perché? Shhh, è un segreto. Come i gatti. I gatti mica stanno lì a chiedersi: 'Ma io chi sono? Un persiano o un soriano?'. Loro fanno le fusa (o i dispetti) e basta. Ecco, io vorrei essere così. Senza scopo, senza direzione. Lasciare andare l’io, va bene, ma se poi ho freddo, chi me l’accende la stufa? L’universo è distratto, non ci pensa. Allora, con calma. Cominciamo a lasciare andare le scarpe quando siamo a letto. Poi si vede. A Torino ho ...

IL CORPO, LA MENTE E LA RICERCA DELLA VERITÀ

Il corpo  registra, trattiene e infine esprime ciò che la psiche, per difesa o adattamento, ha relegato nell’ombra. La tensione cronica nei muscoli, il respiro contratto, la postura difensiva non sono semplici inconvenienti fisici, ma la cristallizzazione somatica di emozioni inespresse: vergogna, desiderio represso, paura antica. Quando questa tensione accumulata supera una soglia di sopportazione, il corpo "rompe la diga". Questo movimento non è un cedimento, ma un atto di salute: è il ritorno dell’energia vitale bloccata, il primo passo verso l’integrazione. Tuttavia, il risveglio del corpo segna solo l’inizio di un processo più profondo. Esiste un pericolo fondamentale: che il corpo proceda verso una verità -quella del desiderio, dell’intensità, della vita piena- mentre la mente razionale e sociale continui a percorrere il sentiero tracciato delle convenzioni, degli impegni e delle identità consolidate. Questa scissione tra l’esperienza vissuta dal corpo e la realtà...

SOLE INGANNATORE

Pioggia sui vetri, il tempo è scivolato via senza fare rumore. Cara Flavia, non credevo che potesse avvolgersi così in poco tempo. Non ce ne siamo quasi accorti, presi come eravamo a crescere. Per fare cosa? Per seguire una via che oggi non sappiamo nemmeno se sia quella che volevamo. Abbiamo imboccato una strada per abitudine, o facile entusiasmo, forse per stanchezza. Magari il desiderio vero era altrove, in un vicolo che abbiamo ignorato. Chissà, il desiderio forse era un'altra via, ma il tempo non aspetta. Restano i ricordi: quelli belli, il sapore dolciastro della malinconia, l'odore della polvere nelle stanze chiuse. Se siamo bravi a custodirli, nei momenti più bui ci danno un poco di tepore quando fuori il freddo si fa sentire. Il sogno è un sole ingannatore, ma te ne accorgi dopo. Il sogno è un sole ingannatore, Flavia. È un riflesso che inganna l'occhio. Ma è un trucco che si capisce solo alla fine, quando la luce inizia a calare. (A. Battantier, Memorie di un...

CHI PARTE SA DA COSA FUGGE MA NON SA CHE COSA CERCA (Prenderla come viene o cercare disperatamente una rotta? Forse, quello che cerchiamo è la conferma di non essere soli in questa ricerca)

Lo ammetto, ho sorriso anche io, come Marta, quando Gaetano ha risposto con quella frase. Anche a me capita di cercare le parole degli altri quando le mie non bastano.  "Chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca." Che sia detta da Lello o da Montaigne, in questa ricerca del "senso", credo che siamo tutti un po' dei fuggiaschi.  Si fugge dalla noia, dalla paura di non essere niente, dall'ansia che tutto scorra senza che tu riesca a prenderne un pezzetto in mano.  Si fugge dall'idea di un destino già scritto, come un copione che non hai scelto. E poi arrivava mia madre, con la sua saggezza che ti spiazzava sempre al momento giusto: "La vita va presa come viene".  E io, naturalmente, rispondevo: "Allora io sono scemo. La piglio come viene ma, guarda caso, mi viene sempre una schifezza!". Da una parte, l'accettazione, il prendere la vita come viene, il non farsi troppi problemi perché, in fondo, il mare è grosso e noi siamo ...

LO SCHEMA PONZI DEI RIMORSI E DEI RIMPIANTI (La banca dei sensi di colpa. Perché questa piramide l'abbiamo costruita noi e facciamo una cosa assurda: usiamo il tempo presente, che è l'unica cosa vera che abbiamo, per fare la fila alla cassa e pagare bollette scadute da vent'anni)

Lo schema Ponzi è una truffa finanziaria. Uno ti promette guadagni favolosi. Tu ci metti i soldi tuoi. E i primi guadagni, chi te li dà? I soldi degli altri che arrivano dopo. E così via. Una piramide. Finché non ci sono più nuovi soldi, e tutto cade. La nostra testa, il nostro cuore, funzionano talvolta così, coi sensi di colpa. All'inizio, quando sei giovane, investi. Investi in un'idea della vita. "Devo fare così, devo essere così, devo piacere, devo riuscire, devo accontentare." Questo è il capitale iniziale. I primi soldi che metti. Poi arriva il primo rimpianto. "Potevo dire di sì a quella persona, e invece ho detto no." "Potevo studiare quella cosa, e ho studiato questa." Il primo senso di colpa vero. "Ho fatto soffrire mia madre per quella frase." Ecco. E come fai a pagare questo debito, questo dolore? Con che moneta? Ci provi, investi di più. "Da domani mi comporto bene. Da domani faccio tutto giusto." Speri che i ...

UN PERCHÉ PER VIVERE

“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” (F. Nietzsche)

GLI ELETTRONI SONO COME UNA CANZONE

A volte penso che la paura più grande non sia quella di morire. È quella di non aver capito niente, mentre sei qua. Di aver guardato tutto, ma senza vedere. Cent’anni fa Erwin Schrödinger, in una baita, con una donna misteriosa (chissà com’era), scrive un’equazione. Schrödinger ci ha fatto capire che le cose più piccole dell’universo, gli elettroni, non stanno mai davvero in un posto preciso. Sono come una canzone. Una vibrazione. Una possibilità spalmata dappertutto, come un’emozione che senti arrivare ma non sai da dove. È solo quando tu decidi di guardare, di “misurare”, che questa canzone, -puf- diventa una nota precisa. Un puntino. Prima di lui, pensavano che l’elettrone fosse una pallina che girava, tipo pianetino. Zum zum zum, precisa. Bohr aveva messo dei “gradini” fissi all’energia, come una scala. Ma erano regole messe lì un po’ a caso, per far tornare i conti. Schrödinger, invece, ha trovato la musica che fa suonare quella scala. Ha scoperto che i numeri interi, i “gra...

L’INSONNIA (o, come dico io, la nottata dei pensieri)

L’insonnia. Milioni di persone ne soffre. Ognuno ha la sua tecnica. C’è chi legge finché non gli cade il libro in faccia. Chi si infila gli auricolari e se ne sta ad ascoltare voci che sussurrano, tipo Chiara ASMR, che sembra ti faccia la ninna nanna con voce suadente e flautata. Poi c’è il sonnifero. Melatonina? Bisognerebbe studiare meglio come funziona. C'è chi la prendeva all’estero, da 10 mg. In Italia? Massimo 1 mg. C’è chi dopo un po’ si arrabbia pure con la meditazione guidata, si alza, va in cucina, fissa il frigo, ci litiga e la notte se ne va così. Poi c’è il rituale degli integratori: ashwagandha, magnesio. Pensi: ora dormo come un ghiro. Invece niente. Poi c’è chi la mattina alle 4 dice: Basta, mi alzo. E il pomeriggio cerca di recuperare. Chi resta sveglio due notti e alla terza crolla. Che chi si beve, nell'attesa di Morfeo, una boccia di vino. La verità è che tutte queste cose sono come mettere la polvere sotto il tappeto. Tu non dormi perché c’è qualco...

MATRIX E LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE

Vi ricordate Smith, l’agente, quello cattivo di Matrix? È importante provare a dissezionare le strutture del potere. L’agente Smith è forse la voce più cinica del potere stesso. Quello che, per controllare, prima ti declassa, ti toglie ogni dignità, ti definisce un virus. È un ribaltamento geniale, da manuale: il sistema che si fa critico feroce dell’umanità, per giustificare la propria ferocia. Lui, che è il vero cancro del mondo costruito, accusa noi di esserlo. È propaganda pura. E la fa con un’eleganza da brivido. Ci inchioda alle nostre colpe, vere, per vendercene una bugia ancora più grande: che la cura sia lui. Tante sono le storie di questa “infezione”: la famiglia che lotta per la casa, i disoccupati, i cittadini picchiati in strada senza motivo, la comunità che resiste. Se siamo un virus, allora siamo un virus strano. Un virus che piange, che si organizza, che fa solidarietà. Un virus che, in mezzo alla febbre della storia, a volte sogna ancora  la giustizia e lo St...

LE COSE PICCOLE E LE COSE GRANDI

Pè, fammi arrivare alla fine del pensiero, perché sto in bilico. Le cose grandi, quelle che credi durature, che ti costruisci addosso come una casa, svaniscono. La casa diventa polvere e ti ritrovi in mezzo alla strada con addosso solo l’odore della polvere stessa. E allora mi chiedo, io adesso, qui, chi sono che faccio queste domande? Cosa è grande e cosa è piccolo? Forse è tutto al contrario. La cosa più grande è un attimo che passa, uno sguardo, una parola detta così, senza peso, "ti amo...solo te". Una frase detta a mezza bocca, mentre il monumento crolla. Sono forse solo percezioni bugiarde, nel buio delle scale sparite. La vita è così: ci appare nella luce per un istante, ci sentiamo osservati da qualcosa di più grande, e poi il buio. E l’unica domanda che resta è “chi teneva la luce?”. Alle volte si tiene acceso il faro per un altro, perché sai che è cieco alle più elementari verità. Tenere la luce accesa è già una risposta. Una preghiera laica, senza destinatario. Una...

SIAMO FATTI PER BUSSARE. FORSE SIAMO FATTI ANCHE PER APRIRE. NON SEMPRE. MA A VOLTE SI’ (Szymborska dice che la pietra non ti sta chiudendo fuori. È che lei non ha proprio una porta. Siamo fatti per bussare, anche se non ci apriranno mai)

Visto che è dal primo dell’anno che non ci parliamo, ieri mia madre mi ha fatto leggere una poesia. Una persona bussa a una pietra. Che è già strano, una pietra. E le dice "Apri, sono io!", come a casa di un amico. Ma la pietra fa la dura. Gli dice che è chiusa, che manco se la frantumi la fa entrare. È come quando insisti per sapere un segreto e ti dicono "No, niente. È privato". Lui non molla. Le dice che è curioso, che ha poco tempo, che è mortale: "Dai, sono qui solo un attimo, fammi vedere!". E lei, fredda: "Sono di pietra. Non ho i muscoli per ridere". Che botta. Come dire che certe cose sono fatte per stare chiuse, e basta (mi sa che mamma si riferisce a me, ecco perché me l’ha fatta leggere!). Ma lui prova ancora. Le dice che sa che dentro ci sono sale bellissime, vuote. E lei che risponde? Che sì, ci sono, ma per lui non c'è spazio. E che tutto il suo interno è "girato altrove". Questa frase m'ha inchiodato. Vuol dire c...