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HO SPENTO IL TEMPO E FELICE IO MI PERDO

HO SPENTO IL TEMPO E FELICE IO MI PERDO. Mi attaccavo goffamente a quegli istanti, tentando di spezzare il tempo ai miei voleri, cercando di comprendere, che cosa poi? Il pozzo è senza fine ed io scendevo, pentendomi ad ogni ora. Cercavo un ponte, che mi portasse a oltrepassare il concetto della dimensione temporale. Ma restai insaccato nella infingarda bolla temporale, e finii a pezzetti, triturato, meccanizzato, aspettando di capire ciò che invece va vissuto. STOP al tempo, voglio vivere senza tempo, fino al tramonto degli dei, non voglio più aspettare, elemosinando da pezzente le lancette. Ho spento la mia sveglia, optando per l'andare a zonzo in questo mondo. Mi sono spinto oltre i confini, penso meno, zitto ai voleri del tempo, e non mi pento se io perdo i pezzi della vita. Io vivo, cercando un posto fuori dal tempo. Nell'impeto di questa vita sono immerso. Vivere spegnendo il tempo, si può ancor lasciar la testa altrove, nuove piste attendono chi vive godendo in balìa della stessa vita. E senza la minaccia del tempo ho trovato il ponte oltre il tempo, non tento di fermare e di catalogare e conservare ciò che tanto sfugge, e vivo immerso nel nulla, piccolo pulcino spettinato, me ne vado a zonzo, ed il pozzo senza fine io non temo. E che l'oblio mi porti a capire un giorno ciò che tontamente tentai fermare. Ho spento il tempo, e felice io mi perdo. (Andrea Battantier, poesie, 1988).

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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).