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L'AMORE A SENSO UNICO


"La ragazza mia quando mi ha lasciato mi ha detto: "...Se ami due persone, è meglio scegliere la seconda. Perché se io amassi la prima, la seconda non sarebbe mai esistita. Amore mio tu sei la prima persona che amo!". Che culo èhhh! NA vorta che arrivavo primo, m'ha lasciato! ("Memorie di un amore", documentario di A.Battantier, 2012, frammento di DDP).

L'AMORE A SENSO UNICO. Ho lasciato alle mie spalle il tempio dell'amore. È sempre difficile trovare un'altra strada, senza contar la nostalgia del rimirar rovine dell'ardore che fu. Eppure sono ancora vivo, i sogni svaniti col mio arrogante desìo. Quel che resta è il mio temporeggiare con l'accettazione di una prevedibile sconfitta. Poiché l'orgoglio, quando assai poco suffragato da fatti e raziocinio, è sovente destinato a perdere...la Dignità innanzitutto. Ah l'amore a senso unico, quale assurdità. E l'innocente, nel tempo, diviene idiota. (Memorie di un amore, Battantier, 1989).



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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).