2.12.14

IL LAVORO FUTURO

IL LAVORO FUTURO. Qualche giorno fa scuola abbiamo fatto orientamento scolastico e professionale con gli psicologi. La situazione è una chiavica per noi giovani in Italia. Per esempio è uscito fuori dai questionari che noi in classe pensavamo di fare 127 lavori diversi, e solo il 6% di questi sarà realisticamente fattibile. Molti dei lavori che avevamo scelto non ci saranno più entro breve. Gli psicologi ci hanno fatto capire tutto con una frase agghiacciante: " SCENDETE DA CAVALLO, METTETE I PIEDI NELLA REALTÀ. I VOSTRI GENITORI NON REGGERANNO A LUNGO!". Alcuni lavori sembrano meno incerti di altri e bisogna scegliere bene per non trovarsi poi tra pochi anni fregati. Alcuni lavori scompariranno, altri resteranno ancora utili. Mi ha colpito che mia madre fa l'infermiera ma pare che in futuro (e neanche lontano) molte attività in ospedale verranno svolte da infermieri-robot. Siccome però pare che in società sono tutti mezzi stressati ci hanno consigliato di scegliere un mestiere che sia utile alla gente nel loro (sempre meno) tempo libero, oppure dedicarsi alla cura della persona. Tra pochi anni (o mesi o già ora vedi mio zio muratore) saranno a spasso i contabili, i camionisti, i meccanici, chi opera nelle costruzioni. Insomma un disastro, Sarebbe da trovarsi come lavoro l'UAR, cioè "L'Umano adibito ai Robot". Pensa che a Jenny, Elena e Teresa, che vogliono fare unghie e manicure hanno detto che tra poco ci sarà in commercio un kit che elabora in 3D la mappa mani/piedi e tutto sarà svolto automaticamente, dal tagliare, al limare, al gel, al tipo di disegno sulle unghie. Però, per confortarci -visto che eravamo tutti sotto ai banchi- ci hanno suggerito come lavoro Costruttori di Robot, in attesa che sti stronzi se costruiscano pure da soli. Ma a sto punto io un lavoro ce l'ho in mente: suonare e cantare per le strade del mondo. Magari un giorno troverò qualche robot misericordioso che mi lancerà (facendo infallibilmente centro) una moneta nel cappello. Ma canterò solo canzoni allegre, che se i robot piangono si arruginiscono. (Andrea Battantier, Memorie di un adolescente, 2014).