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Benedetta parodia esoterica

"Benedetta parodia esoterica. Seguire un programma di Benedetta Parodi, leggere un suo libro, rappresenta un'esperienza esoterica. La Parodi, esprime, senza darlo a vedere, e senza saperlo nemmeno lei, concetti profondi e segretissimi. Sono in pochi a cogliere il senso ultimo delle sue verità occulte. Prendiamo le sue ricette. Lei sembra limitarsi a raccontare la sua cucina, eppure il profondo desiderio sarebbe quello di contribuire a salvare una cena, un matrimonio, una famiglia, la vita stessa accerchiata dal senso del Nulla. Ecco che allora il suo libro di ricette andrebbe interpretato come un thriller esoterico sulla ricerca di un senso. Benedetta Parodi cucina per il marito Fabio, i figli Matilde, Eleonora e Diego, ma anche per tutti i telespettatori che la seguono ogni giorno sugli schermi. Ma lei non cucina, lei li salva dal Nulla attraverso una complessa e ctonia cura omeopatica. Poiché il Nulla, in piccole dosi massicce, dovrebbe produrre una reazione, una scossa, una sorta di rivoluzione delle coscienze. Dovrebbe. Benedetta Parodi ci sta lavorando. Forse i suoi lavori sono ancora troppo esoterici, appannaggio dei soli iniziati, e non riescono a svegliare ancora le coscienze di massa. Acquista un libro di Benedetta Parodi. Leggilo al contrario, dalla fine al principio, e scoprirai che l'universo ha senso solo nel non senso". (A. Battantier, Italien Néandertalien, 2015).


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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).