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BAMBINI NATIVI DIGITALI: I GENITORI POSSONO PARLARCI ANCORA?

A navigare sono in tanti, quasi tutti ormai. Sempre connessi, ovunque, chattano per condividere informazioni ed emozioni. Nativi digitali, son nati ciucciando tecnologia, mettendo il dito sulla tetta sapendo che è un touch. Sono percettivi, rapidi (talvolta superficiali), abusano del web, ne sono fascinosamente dipendenti. Ma i genitori cosa possono fare? Ok, sorvegliare i contenuti, porre alcuni paletti temporali e di qualità, a salvaguardia di un cervello da preservare, connesso negli anni a venire.
Ma il fatto più importante è che serve voglia e passione per stare con i figli. La novità è che, nel 2015, i figli desidererebbero ancora comunicare, anche con i propri genitori. C'è un tempo in cui è possibile, poi, potrebbe essere tardi. Non è facile recuperare a 13 anni. A 3 anni giocano con il tablet ma, se potessero scegliere di giocare con un genitore presente al 100%, non ci sarebbero dubbi sull'esito della loro scelta. E qui butto la domanda quatto quatto, la domanda chiave: Genitori, ce la sentiamo di rischiare? (Nativi digitali, Andrea Battantier, 2015).

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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
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Viele kleine Dinge, die Sie tun, um einen großen Unterschied in Ihrem Leben machen können. Leben auf beiden Seiten Ihres Lebens. Sie können Ihre Einstellungen in deiner Seele zu verändern.

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"Importante è avere in mano la situazione. Non ti preoccupare, di tempo per cambiare ce n'è. Alle porte dell'universo l'importante è non arrivarci in fila, ma tutti quanti in modo diverso, magari arrivando a pezzi, ma ognuno coi suoi mezzi". (L. Dalla, Telefonami tra 20 anni).