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Kendo paraplegici e amicizie nuove

"Un ragazzo passava in un vicoletto di trastevere, in carrozzella. Freddo, Tania, Moccio ed io passiamo dalla parte opposta e ci incrociamo in un un posto stretto che toccava da passà uno pé vorta. Freddo, che deve sempre fà lo splendido, spinge la carrozzella pé falla andà indietro e je l'ha incastrata su un sanpietrino. Premetto che a me non m'è mai piaciuto Freddo, fà sempre er cojone. Ma quello che m'ha cambiato la vita è il seguito: il ragazzo sulla carrozzella ja detto: "Io ero come te...Tu potresti essere come me...specie se ti ci faccio diventare io!!". E poi ha iniziato a pijallo bene bene in faccia co na specie de canna de bamboo che aveva custodita, lo pija preciso in bocca, sul naso, sull'occhi. Pareva che stava a giocà a biliardo colla faccia de Freddo, che ner frattempo era diventato Caldo pé le botte. Moccio voleva intervenì a difende Freddo, ma io so intervenuto a difenne il ragazzo, anche se Tania m'ha fatto ride: "A Cì, ma che 'o difenni pure, nun lo vedi che er freddo sta a terra come un piccione morto!". Poi è arrivata na volante, io ho testimoniato e sta lezione m'ha fatto capì che mica sempre i prepotenti devono vincere. Ps: me sò iscritto a Kendo, na specie de arte marziale che usi na canna de bamboo, nella palestra del ragazzo in carrozzella. Che se chiama Luca. Ciao Luca sei un grande. Scusame ancora per quel deficiente de Freddo". (Andrea Battantier, Memorie di un adolescente, 2014).



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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).