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Visualizzazione dei post da 2025

MAMMA

Mamma, son tanto felice perché ritorno da te. Mamma, solo per te la mia canzone vola. Quanto ti voglio bene! Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore, forse non s'usano più, mamma, ma la canzone mia più bella sei tu! Sento la mano tua stanca: cerca i miei riccioli d'or. Sento, e la voce ti manca, la ninna nanna d'allor. Oggi la testa tua bianca io voglio stringere al cuor. (Cesare Andrea Bixio e Bixio Cherubini, 1939) #memoriediunamore

L'ISTANTE IN CUI (Certe emozioni restituiscono il valore in un punto della vita. Giusto il tempo di dire: «Ecco, qui sono io». E subito dopo, di non esserlo più. Ma è bastato)

È come quelle cose che senti dentro, che ci sono e non ci sono. Le senti fortissimo, ma se provi a toccarle, a definirle, svaniscono. Però ci sono, eccome. Fanno parte della vita.  Come certi ricordi che quando provi a fissarli si spalmano, però se li lasci lì, nel loro posto, ti restituiscono tutto il sapore di un momento.   Certe emozioni restituiscono il valore in un punto della vita. Giusto il tempo di dire: «Ecco, qui sono io». E subito dopo, di non esserlo più. Ma è bastato Come quando pensi a una persona, e in mezzo a tutti i discorsi, a tutti i giorni confusi, all’improvviso ti appare un attimo chiaro, netto. Quell’attimo era lì, sepolto sotto il tempo, e qualcosa l’ha tirato fuori.   Se prendi il nucleo essenziale di qualcosa, e lo fai scorrere attraverso una storia, quella storia rimane sé stessa, ma forse più vera, più riconoscibile. È come se ci fosse un modo per toccare l’identità senza rovinarla.   Una persona può essere definita da come ...

25 DICEMBRE

Io non credo in quel compleanno lassù nel cielo, nelle date scritte che dividono il tempo, che separano gli eletti dai reietti, i purosangue dai bastardi.  Credo nel sole che ogni mattina prova ad alzarsi.  Fuori, il giorno ricomincia. È lì il miracolo.  Secondo me, non era mica un generale, quel bambino.  Non aveva nemmeno una stanza per sé.  Dormiva dove capitava, sotto le stelle.  Non conquistava niente. Non alzava muri.  Scappava, come scappano loro, sotto le stelle filanti dei droni cecchini. Oggi, proprio lì dove lo dicono nato, di bambini ne sono morti e muoiono a decine e decine di migliaia, e i sopravvissuti scavano con le mani tra le macerie per ritrovare un altro respiro. Avercela una grotta, una capanna, una tenda che non sia un obiettivo sul monitor di un falco d’acciaio. Chiedono l’acqua. Chiedono "non sparate". Quanto a quel Dio che ci guarda da lontano -col registro in mano per segnare i conti, i giusti e i buoni che solo lui decide- se...

IL PIÙ BELL’ANNO DELLA MIA VITA (Vivi, Anita. Vivi per due!)

Sui binari che percorrevano Roma faceva il ferroviere da quarant'anni. Michele non possedeva quasi nulla, viveva in un bilocale a San Lorenzo, con i libri ammucchiati sui pavimenti come muri prima dei muri. I cani randagi che accoglieva per un po', finché non trovavano sistemazione, erano la sua famiglia. C'era in lui una gioia di vivere che non dipendeva da ciò che aveva, ma da ciò che respingeva: la corsa, l'accumulo, l'ansia del domani. La malattia l'aveva colto quasi di sorpresa, un anno prima. Un male ai polmoni. L'aveva accettata come accettava la pioggia o un turno di notte: un fatto. Senza cure particolari, senza lamenti. Continuava a lavorare, finché le forze glielo permisero. Una giornata autunnale, la vide mentre camminava lentamente verso il deposito. Seduta su una panchina del piccolo giardino di Piazza Vittorio, con un foulard rosso nei capelli grigi. Il volto gli parve subito familiare. Si avvicinò, esitante. “Scusi, ma lei… è di Genova? D...

L'AMORE DI COPPIA (Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. E se piove usciamo con l'ombrello)

Volevo parlare dell’amore di coppia, ma mi sono accorto che è come pulire la casa al buio: fai fatica, e dopo non sai nemmeno se hai fatto. Le separazioni dilagano? L'altro giorno mi hai detto: E vabbè, se piove usciamo con l'ombrello. Epperò l’ombrello a volte si rovescia, il vento ti scompiglia i capelli, e tu dici: Ma perché non sono rimasto a casa da solo?. Forse l’amore è tenere l’ombrello per due mentre piove addosso anche dall’alto e pure di traverso a vento e dal basso. Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. A volte restiamo insieme perché ricominciare con un’altra persona è come dover imparare a memoria un nuovo vocabolario. Forse è solo pigrizia, forse è saggezza. Chi lo sa? Intanto, balli di coppia e burraco: tutti in cerchio, come i naufraghi che remano per non affondare, ma remano stando seduti. Se l’amore è una lotta, io sono pronto sul ring! Ma servono le finte per non incassare. In amore prima fai finta di andare d’accordo, poi fai finta di litig...

RIFLESSIONE PER UN AMICO SPECISTA (e per chi ancora crede che la bontà sia un privilegio. Un mondo più etico è possibile)

Allora, Mirko, parliamo di evoluzione. No, non quella che ti hanno insegnato alla scuola elementare con i disegnini degli ominidi che si raddrizzano piano piano. Quella vera. Quella che fa male alle papille gustative ma fiorisce nella coscienza. Tu mi dici che vogliamo plagiare il mondo con un wurstel di soia? Caro mio, si chiama rivoluzione in una forma familiare. Perché l’unico modo per far capire a un cieco cos’è la luce è accendergliela davanti, non descrivergli il buio. Tu, Mirko, con il tuo Muci che ti sente arrivare e ti fa la festa -perché, diciamocelo, i gatti la fanno, solo che è una festa silenziosa e piena di dignità- tu quell’empatia la conosci. La vivi. E allora permettimi di dirtelo, con tutto l’affetto possibile ma con l'ostinazione di chi ha smesso di scendere a patti: quell’empatia è selettiva. Perché se fosse davvero universale, se davvero sentissi quel cuore che batte nel petto di Muci come identico a quello che batte nel petto atterrito di un vitello in un...

LA COLLANINA DIMENTICATA

La collanina era sul tavolo dello studio, accanto a un cacciavite e a un vecchio barattolo di viti. Un groviglio di filo e un'ala d'angelo, un nodo impenetrabile. Suo padre la guardò. Gliel’aveva promesso un anno fa, forse due. Il tempo vola e le promesse restano, finché un giorno non ti cadono addosso tutte insieme. Si sedette vicino alla finestra, luce grigia di dicembre. Prese due cacciaviti piccini, due aghi, tanta pazienza. Iniziò dal primo nodo, piccolo, testardo. Le dita, abituate a scrivere sui tasti, sembravano goffe con quel filo sottile. Ma insistevano. Pensò alla sua testa da bambina, quando le pettinava i nodi al mattino. Lei si lamentava, “Papà, fai male, ahia!”, ma restava ferma. Quei nodi erano facili, si scioglievano sempre. L’ago trovava una via, scivolava, tornava indietro. Un lavoro certosino, utile e necessario a rassicurare più il padre che la figlia. Dall’altra stanza arrivò il rumore della porta. “Ciao papà! Esco, c’è nonno sotto!” La sua voce, già...

LA CURA (e il mistero della fede nell’amore)

La considero una delle più belle canzoni d'amore. Battiato e Sgalambro trasformano l’amore in un atto di manutenzione straordinaria. “La cura”. Non “la passione”, non “il destino”, non “l’incanto”. La cura. Come si cura una pianta rara, un affresco che sta cedendo, una legge fisica delicatissima.  “Ti proteggerò dalle tentazioni che ti troveranno sulla tua via”.  Ma non dice “ti chiuderò in una stanza”.  Dice: ti darò gli occhi per vedere il ghiaccio, ti darò la misura per non farti bruciare. È un amore che non imprigiona, ma attrezza.  Un amore che somiglia più a un kit di sopravvivenza per l’anima che a un bacio. “La cura" è pezzo che mi ha fatto sentire amato e protetto e mi ricorda di amare e proteggere.  L’amore, quello stratosferico, non è quello che ti dice “cambia, diventa come voglio io”. È quello che, standoti vicino, ti fa sentire che esisti già, nei tuoi difetti e nelle tue storture.  Che la tua vita, anche se ti sembra andata tutta al contrario...

IL RUPTURE REPAIR (ROTTURA E RIPARAZIONE) NELL’AMORE DI COPPIA (Puoi lasciare che la crepa allarghi, oppure metterci le mani, con delicatezza, e provare a ricucire)

Esiste un ciclo naturale e salutare  in un legame d’amore. La Rottura (Rupture) è un momento di sfilacciamento, incomprensione, conflitto o delusione tra due persone. Non è necessariamente un litigio plateale; può essere un tono di voce, un'occhiata, una promessa dimenticata, una mancanza di sintonizzazione emotiva. La Riparazione (Repair) è il tentativo consapevole e attivo di riconnettere, di sanare la frattura. Non significa "vincere" o "avere ragione", ma ristabilire il legame emotivo e la sicurezza nel legame. Non sono sempre le rotture a danneggiare una relazione, ma l'assenza o il fallimento sistematico della riparazione. La riparazione costruisce una fiducia di livello superiore: Ogni riparazione riuscita non torna al punto di partenza, ma rinforza la relazione. Il messaggio implicito è: "Anche quando ci facciamo male, sappiamo ritrovarci. Il nostro legame può sopravvivere al conflitto". Le rotture non riparate diventano "macigni emoti...

HO AVUTO PROBLEMI CON IL TEMPO

Sai com'è, a cinquant'anni e passa, ci si sente ancora un ragazzino. È il corpo che non capisce, che ti tradisce. Mentre cammina nel parco per andare a prendere la figlia ad una festa, vede una panchina. E gli viene in mente che da giovane, quelle lì, le saltava come niente. Allora sorride, si guarda intorno, tanto non c'è nessuno, e dice: "Mo' te faccio vedere". Prende la rincorsa, due, tre passetti, salta…finisce col muso per terra. Perché i piedi, invece di volare, hanno deciso di salutare la panchina. Si rialza, malconcio. Ginocchio sbucciato, pantaloni stracciati, un po' di sangue sul viso. Coraggio, cerca di darsi un contegno. Alla fontanella si sciacqua, si sistema come può, zoppica vistosamente. Quando arriva dalla figlia, lei lo guarda e subito: "Papà, tutto bene?". Lui, fiero e menzognero, mugugna: "Sì, sì, tutto bene. Ho avuto un problema col tempo". E lei: "Ma non hai fatto tardi!". E lui: "Non ti preocc...

L'ANIMA DEL SALESIANO E QUELLA DEL MIO CANE AMATO (C'è chi divide il mondo in esseri "con l'anima" e "senza anima")

Avevo nove anni, e il cortile dei salesiani di Auronzo di Cadore odorava di pioggia, ed erba tagliata. Don Marcello, l’uomo che ci insegnava religione, quel pomeriggio ci riunì sotto il pergolato per la merenda di pane e cioccolata.  “Figlioli,” disse, “l’uomo ha un’anima immortale. Gli animali no. Per questo possiamo disporne.” Ricordo che tenevo in tasca un sassetto lucido trovato al fiume, che ancora conservo. Lo stringevo forte, come se potesse parlare. Accanto a noi, seduto sul muretto, c’era Savio, il cane del custode. Occhi di grandi marroni e verdi, coda a scodinzolio lento che sembrava un poderoso elicottero. Ogni volta che lo guardavo, mi sentivo meno solo. Più tardi andai da Savio e lo accarezzai a lungo. Lui mi leccò la mano, come per dire: “Non ascoltarlo, tu e io siamo fatti dello stesso amore”. Oggi, a distanza di anni, so che don Marcello era  prigioniero di una storia millenaria che ha messo l’uomo su un trono, e tutti gli altri animali in fila per essere...

AMORE, RIMORSI, RIMPIANTI (a 15 anni)

Non ci posso credere, stavo per fare lo stesso errore due volte. Alle volte, mi sembra che sto ad aspettare un semaforo verde per attraversare, ma la vita mica è un incrocio. Io a questa festa ci devo andare. Senza pensarci. Io ho già la risposta dentro la pancia. Il rimpianto è una cosa brutta, ti resta dentro la mancanza di quello che non hai fatto. La paura? E’ normale. Ma se non ci vai, tra tre anni mi ritrovo a pensare: "E se ci fossi andato? E se ci avessi parlato?” A me Giorgia piace. E che faccio? Aspetto che passa la timidezza come fosse un raffreddore? La vita è adesso. Se mi ha invitato un motivo ci sarà. Non devo fare lo sciocco come in prima media. Adesso ho quindici anni, sono cresciuto. La paura passa, il rimpianto resta. Ci vado, ci parlo, ci rido insieme. Poi, come va, va. Almeno non mi sono fermato a guardare il semaforo. Ci ho provato. E questo è già una vittoria. (A: Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, Ale, 15 anni, 11/25) #memoriediunamore #memoriediuna...

LE STELLE SONO TANTE (Dialogo tra 2 fratellini, 9 e 6 anni)

Vedi, Giamma quella stella luminosa, proprio sopra la magnolia? Quella è la stella della nonna. Ci abita insieme a Mimì. Ma tu, Iaia, come fai a saperlo? Ci sono miliardi di stelle, ma noi ne vediamo solo un po’. E sulla Terra siamo otto miliardi! E ci sono pure quelli prima, che sono tantissimi. Come facciamo a stare tutti sulle stelline che si vedono? Forse, Giamma, le stelle girano, oppure, ecco, su ogni stella ci stanno tante persone insieme. Ah! Quindi, Iaia, nonna divide la stella con altri? Ma se poi litigano? Magari qualcuno vuole giocare a pallone proprio quando nonna vuole fare il dolce e lo sai che lei non sopporta confusione. Secondo me, Giamma, lassù non si litiga più. O forse sì, ma subito dopo fanno la pace. Perché quando guardi la Terra da lontano, capisci che i litigi sono una cosa stupida. Mmm…quindi, Iaia, forse a noi non ci danno una stella...forse siamo noi che scegliamo la nostra stella? Mi sa. La nonna ha scelto quella stella perché da lì si vede benissimo la nos...

MUCO

C'è una festa di compleanno. Bambini che strillano  e saltellano ovunque, palloncini, una torta che sembra un'esplosione di colori.  E poi ci sono gli adulti. Che alle feste dei bambini sono sempre un po' a disagio, con in mano un bicchiere di plastica a parlar di classi, metodi scolastici, l'educazione in casa te-come-fai-per-tenerli-a-bada-quando-piove.  In mezzo a tutto questo, c'è Lucia, raffreddatissima. Il naso gocciola, una cosa seria.  E il muco. Non è il solito muco schivo, quello che se ne sta per i fatti suoi. Questo è un muco prepotente, un muco da schifo che ha deciso di vivere la sua vita, di farsi notare. Un muco ambizioso. E arriva Marco. Marco, che è un tipo simpatico, ma ha una fissazione: racconta barzellette.  Allora Marco prende la parola e comincia: "Allora, un pomodoro entra in un bar...".  Lucia, in quel preciso istante, sente che il Muco Ribelle ha deciso di prendere una scorciatoia. Invece di uscire dal naso, fa retromarcia e gli ...

IL BOOMERANG DELLA CENSURA (E quello che volevi nascondere lo sanno pure i sassi)

Noi qui, in questa società occidentale, democratica, coi principi belli scritti sulla carta, parliamo sempre di libertà.  È come se avessimo paura di ammettere che la censura, quella vecchia, quella che dice “questo no, non si può dire”, qui da noi non funziona più. Anzi, fa il contrario di quello che vuole. Se tu metti un paletto, un divieto, un “questo è vietato”, la gente, che è fatta così, curiosa, che ci vuoi fare, quella gente lì non pensa “ah, allora è giusto che non lo sappia”. No. Pensa “e adesso cosa c’è? Perché non posso saperlo?”.  E allora moltiplichi l’uditorio. È come se da una conversazione in un vicolo, tu la spostassi in piazza. E fai un dibattito, un casino… che alla fine tutti ne parlano.  E quello che volevi nascondere lo sanno pure i sassi. E allora, a che serve? Non serve a niente. Anzi, è dannosa (per il potere censorio). Perché non è coerente con quei principi lì, con la Costituzione, con l’idea che siamo adulti e possiamo pensare con la nostra t...

NON BASTA SAPER CANTARE

Proprio all'angolo della finestra c'è un bel quarto di luna e stelle come se piovesse. Dal cielo una fontana, sarebbe da venirti a prendere e portarti a ballare. Dall'angolo della finestra la luna si è spostata, come la vita che passa, o che l'abbiamo passata, così, tanto per vivere, senza farci del male. Da quest'angolo di finestra si vede un pezzo di strada, un esercito ritorna a casa sotto la pioggia ghiacciata, in una terra spaccata e ferita; ci sono cani affamati che girano e gente nuda che scava. Ci vuole tempo e pazienza per imparare il dolore, lacrime e competenza per impastare l'amore. (Francesco De Gregori e Lucio Dalla) #francescodegregori    #luciodalla   #memoriediunacanzone  #memoriediunamore 

IL CUORE NON SEGUE LA RAGIONE (amore a lutto elaborato manco per niente)

C'è un canto navajo che gira in rete. Bellissimo. Leggendolo, quasi quasi ti viene da sorridere. Sembra tutto così leggero, così naturale. Come mille venti che soffiano, la pioggia gentile, le stelle sulla finestra. Magari fosse così. La verità, invece, è che quando una persona che ami se ne va -non muore, ma sparisce dalla tua vita- non è come un diamante nella neve.  È come un sasso in gola. Che non va né su né giù, e ti fa male ogni volta che respiri. Tu leggi "non avvicinarti alla mia tomba piangendo", ma il problema è che la tomba non c'è.  Loro sono vivi, da qualche parte, e tu non puoi nemmeno piangere su una pietra.  Devi piangere sul divano, per strada, quando passi dal pub irlandese dove andavate insieme a farvi una birretta e giocare a freccette. Sarebbe bello pensare che sia come la luce sul grano, o il canto degli uccelli.  Invece no. È il silenzio in casa la mattina. È il messaggio che non arriva più, il citofono che non suona più. È quella cosa lì che ...

SULL'EGUAGLIANZA DI TUTTE LE COSE (siamo già uguali, solo che non lo sappiamo. O non lo vogliamo sapere)

Ho letto il libro di Rovelli "Sull'eguaglianza di tutte le cose". Secondo lui tutto è connesso, non esistono cose separate, siamo tutti parte dello stesso movimento. E io, che ci avevo preso gusto in questi anni a sentirmi così solo, ho pensato: azz…ma allora non sono mai stato veramente solo. Epperò poi guardo la vita di tutti i giorni e sembriamo così diversi. Ci trattiamo come se fossimo fatti di materiali diversi. Invece Rovelli dice che siamo tutti della stessa pasta. Anzi, non siamo nemmeno pasta, siamo più come onde nello stesso mare. Quando ride uno, vibra un po' tutto il mare. Quando piange uno, trema un po' tutto il mare. Mi sa che però alcune persone non vengono ascoltate. E perché allora ci comportiamo come se non fosse vero?  Perché chiudiamo le porte, costruiamo muri, facciamo finta che il dolore degli altri non ci riguardi? Forse perché è più comodo. Se siamo tutti uguali, allora le ingiustizie pesano il doppio. Se siamo tutti connessi, allora non p...

CIAO, COME TI CHIAMI?

C’era un gatto, uno di quelli normali, col musetto simpatico e le fusa che sembrano un motorino.  Si chiamava…be’, qui nasce il problema. Per la famiglia Rossi era “Pallina”. Per i Bianchi “Ciccio”. Per i Verdi “Sgombro”. Per i Neri “Principessa”. Sì, anche se era maschio, ma vabbè. Il gatto, aveva capito tutto della vita. Mentre noi umani ci rompiamo la testa col mutuo e con la spesa, lui aveva risolto: sei case, sei cucce, sei ciotole. Un genio. La sua giornata tipo: colazione dai Rossi, pennichella dai Bianchi, spuntino dai Verdi, coccole dai Neri. Era un pendolare esistenziale, il pelo ben curato e un’aria da “io so cose che voi umani non potete capire”. Il problema è che è ingrassato. Arrivato a 8 chili, pareva un cuscino con le zampe. I Rossi, preoccupati, lo portano dal veterinario: “Dottore, Pallina è diventata una palla”.  Ma la verità viene fuori per caso.  Un pomeriggio, Marco, il figlio dei Rossi, incontra Luca dei Bianchi. “Hai un gatto nero con una macchia b...

LA VITTORIA VUOTA

Il maestro  internazionale girava tra i tavoli nel parco, fermandosi pochi secondi per ogni mossa. Io aspettavo il mio turno. Alla terza partita, tirai fuori il telefono. Inserii le sue mosse, il computer rispondeva. Lui tornava, io muovevo il pezzo che lo schermo indicava. A un certo punto, il maestro si grattò la tempia. Guardò la scacchiera più a lungo. Poi me, poi il telefono in grembo. Non disse nulla. Continuò a giocare, ma ora ci metteva il doppio del tempo. Sapeva. Alla fine, mi tese la mano. "Ben giocato," disse. Le sue dita erano fredde. Io andai al laghetto e buttai il telefono. L'acqua si richiuse in un istante. Lui, lontano, già insegnava a un bambino come muovere il cavallo. Ridevano. (A. Battantier,  Memorie di un adolescente, Mip Lab, 10/25) #memoriediunadolescente #MIPLab

NON ASPETTARE MAI PIÙ CHE LA VITA DECIDA PER TE (La fine di un rapporto non è sempre un fallimento. Il passato è passato. Adesso è così. E in questo "così", forse, inizia finalmente la vita)

C'è un momento, nella vita, in cui ti accorgi che per anni hai portato un peso che non era tuo. E non te ne sei accorto. Camminavi curvo, e pensavi: "È la fatica normale". Invece no. Lui si è accorto adesso, dopo tanto tempo, di aver amato una donna che non lo voleva. Le ha dato tutto, forse troppo. Si è preso cura di lei e della figlia di lei, come se fosse sua. Ha cambiato i pannolini, accompagnata a scuola, fatto i compiti. Ha sistemato la casa, portato la spesa, sopportato i silenzi. Eppure, c'era una cosa che non andava. Una cosa piccola, ma come un sassolino nella scarpa. Pimpa, la sua cagnolina. Lei non l'ha mai accettata. La guardava storto, la sopportava a malapena. Quel cane era lui. Era la sua parte più fragile, quella che chiedeva solo un po' di calore. E lei non lo dava, né alla cagnola, né a lui. Lui non si è sentito amato. Si sentiva come un inquilino nella sua stessa casa. Uno che paga l'affitto con le sue attenzioni, ma c...

TANTO AMORE FINCHÉ CI SIETE, ED ANCHE DOPO

A volte penso che l'amore sia come quei semi che il contadino butta per sbaglio fuori dal campo. Li vede volare via col vento e dice: "Mannaggia, sono sprecati". Invece no. Quei semi, chissà dove, magari in un posto dove non passa mai nessuno, crescono lo stesso. Fanno un fiore. E quel fiore lo vede solo il cielo. Noi siamo un po' così. Amiamo qualcuno, gli diamo tutto. E a volte questo amore non torna indietro. Ci sentiamo fessi, come quel contadino. Abbiamo sprecato semi preziosi. Ma la verità è che niente si spreca. Quel bene che hai dato, anche se non è stato capito, anche se ti ha fatto male, è come una pietra lanciata in uno stagno. Le onde vanno lontano, dove tu non le vedi più. Toccano rive che non conosci. L'importante è non smettere di lanciare pietre. Di buttare semi. Perché il mondo ha fame d'amore. E anche se oggi non vedi il frutto, domani qualcuno, chissà dove, raccoglierà un fiore che è nato da una tua carezza persa, da un grazie non detto, da ...

SE È DESTINO, TUTTO TORNA (o cambia forma)

Hanno scritto sul muro: "Se è destino, tutto torna". Una frase che ti dà un po' di pace, una coperta calda d'inverno, un alberello fresco d'estate. Io ci penso, a questa frase. E mi viene da dire: ma tutto cosa? Perché se tornano solo le cose brutte, allora siamo messi male. Se è destino che mi ritorni il mal di schiena, o che ritrovi quella persona che mi ha fatto soffrire, allora forse è meglio che il destino cambi programma. Epperò c'è un'idea che mi piace. Che forse il destino non è un treno che già sa dove andare. Forse è più come una bicicletta che guidiamo noi, ma con il fiatone, le gambe mezze stanche e le strade a volte sono sbagliate. Allora, "se è destino, tutto torna" vuol dire: se ci mettiamo impegno, se non molliamo, forse le cose belle le possiamo far tornare. O forse no. Ma intanto noi ci abbiamo provato. E forse quel ragazzo o ragazza che l'ha scritta sul muro, forse sta aspettando che qualcosa torni. Una persona, un momento,...

MACCHINA GIALLA!

Un uomo cammina per la città. Da solo. Non del tutto. Ogni volta che una macchina gialla passa, dentro di lui qualcuno grida: “Macchina gialla!”. A volte è la sua voce, nel silenzio dei suoi pensieri. Altre volte è la voce di suo figlio, che non c’è più da dieci anni. Non importa come sia successo. Importa che da allora lui continua il gioco. Quello che facevano quando il bambino era piccolo. Camminavano e il primo che vedeva una macchina gialla vinceva. Il piccolo strillava, saltava. Ridevano. Ora lui gioca da solo. Fa finta che il figlio sia lì. A volte lascia che sia il bambino a vedere per primo. Anzi, quasi sempre. Fa in modo che sia lui a vincere. “Gialla!” pensa, come se fosse il ragazzo a dirlo. E sorride, tra sé. La gente lo guarda a volte. Un uomo che fissa il vuoto con un mezzo sorriso. Loro non sanno. Loro vedono solo un uomo. Lui vede due persone. Forse il lutto non è una cosa che si supera. È una presenza che si impara a portare. Come un gioco che non finisce mai. C...

FRATELLI

Parole essenziali, la profondità sta nel lasciare spazio al non detto, a quel tremore che abbiamo dentro quando ci sentiamo fragili, eppure capaci di chiamare “fratello” chi incontriamo sul cammino.  Grazie ad una persona conosciuta da poco (una sorella) mi sono riletto "Fratelli" di Ungaretti.  È corta, cortissima. Ma dentro ci stanno tante nostre domande. C’è questa domanda iniziale: "Di che reggimento siete, fratelli?". Pensa te, in mezzo a quella follia della trincea, alla notte, alla paura che ti si appiccica alla pelle, la prima cosa che viene in mente a un uomo non è "Sei nemico?", ma "Fratelli".  Come a dire: prima di essere soldati, siamo uomini. Prima di appartenere a un esercito, apparteniamo alla stessa fragile condizione umana. E quella parola, "fratelli", lui la descrive come una "foglia appena nata". Mi fa pensare a quando da bambino cercavi di tenere in mano una foglia nuova, così tenera che quasi traspariva la...

COME IMPARARE A LEGGERE LE PERSONE LEGGENDO LIBRI (Leggere per diventare maghi dell'empatia. La rivincita di chi ha sempre il naso in un libro)

I libri sono corsi accelerati di vita. Keith Oatley è uno scrittore e professore di psicologia cognitiva all'Università di Toronto, noto per il suo lavoro sulla psicologia delle emozioni.  Praticamente dice che più leggi libri, più diventi una specie di mago. Insomma, impari a leggere nella testa delle persone.  Tu leggi un libro, ti immedesimi, diventi il personaggio. Che sia una brava persona o un fetente, tu provi a capire perché fa certe cose. E senza neanche accorgertene, fai una palestra della vita. Poi chiudi il libro, esci per strada e… ZAC! Cominci a capire pure la gente vera. Anticipi le mosse, capisci gli stati d'animo. Come se avessi una superpotenza. E qui viene il bello. Perché poi arrivano quelli che ti dicono (almeno a me): "Ma tu stai sempre con la testa fra le nuvole!". E tu invece, in realtà, stai imparando a capire la gente meglio di loro.  Epperò, attenzione. Mica funziona con tutti i libri. Secondo Oatley, non quelli dove già sai come finiscono, ...

LA CULTURA DEL PIRATA DELLA STRADA (L’Egoismo come disturbo sociale: La "Libertà di Uccidere" del Pirata della Strada di uccidere. Chi perde la vita sulla strada è il simbolo di un patto sociale violato. Ne dobbiamo onorare la Memoria con un cambiamento reale)

Troppi tragici casi di cronaca di morti annunciate, pirati della strada che uccidono impunemente cittadini innocenti. Io odio la “cultura” del pirata della strada, tanti incidenti che strappano vite non sono una semplice fatalità.  È il sintomo drammatico di una patologia sociale profonda, un fallimento collettivo che merita un'analisi che vada oltre la colpa penale del singolo. Una cultura 'della libertà' che annulla la realtà umana dell’altro da sé. La 'libertà' di comportarsi in modo socialmente pericoloso non è libertà, è disturbo mentale. Guidare sotto l'effetto di alcol e droghe o a velocità pericolose non è un atto di libertà, ma l'espressione di un egoismo patologico. È l'incarnazione di una mentalità che: 1) Minimizza il rischio ("A me non capiterà mai", "So controllare la situazione");  2) Annulla l'altro, poiché gli altri utenti della strada (pedoni, ciclisti, altri automobilisti) cessano di essere persone con vite, fam...