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L'AMORE DI COPPIA (Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. E se piove usciamo con l'ombrello)

Volevo parlare dell’amore di coppia, ma mi sono accorto che è come pulire la casa al buio: fai fatica, e dopo non sai nemmeno se hai fatto.

Le separazioni dilagano? L'altro giorno mi hai detto: E vabbè, se piove usciamo con l'ombrello.

Epperò l’ombrello a volte si rovescia, il vento ti scompiglia i capelli, e tu dici: Ma perché non sono rimasto a casa da solo?.

Forse l’amore è tenere l’ombrello per due mentre piove addosso anche dall’alto e pure di traverso a vento e dal basso.

Che vuoi che ti dica? Mica è tutto razionalità. A volte restiamo insieme perché ricominciare con un’altra persona è come dover imparare a memoria un nuovo vocabolario.

Forse è solo pigrizia, forse è saggezza. Chi lo sa?

Intanto, balli di coppia e burraco: tutti in cerchio, come i naufraghi che remano per non affondare, ma remano stando seduti.

Se l’amore è una lotta, io sono pronto sul ring! Ma servono le finte per non incassare. In amore prima fai finta di andare d’accordo, poi fai finta di litigare, poi fai finta di fare pace. Alla fine fai finta di essere ancora vivo.

Il silenzio è il vero reato. Due che non parlano, in un appartamento, sono come due spie nemiche: ognuno pensa che l’altro sappia troppo (o troppo poco).

Si chiama “amore”, ma è solo un accordo di mutuo soccorso per evitare di parlare con estranei.

“Troppa fatica ricominciare”? Certo! Perché dovresti? Hai già imparato a sopportare i rumori che fa questa persona quando mangia.

Con un’altra dovresti ricominciare da capo: nuovi rumori, nuove manie, nuove stupidaggini da ricordare o da fare. Non ne vale la pena. Meglio tenersi quelli vecchi, almeno sono già noiosi in modo familiare.

Ricordo una volta due umani che si unirono, promettendosi di non staccarsi mai,  legati con uno spago rosso. Poi, col tempo, lo spago si allentò, andarono alla deriva, e nessuno seppe più perché erano attaccati.

A volte si resta vicini per inerzia, a volte ci si allontana per sempre.

Qual è il segreto di un matrimonio lungo? C'è chi sostiene che serva solo una cattiva memoria.

Se ricordassi ogni stupida discussione, ogni promessa non mantenuta, ogni gesto egoista, sarei solo e sempre arrabbiato. Invece no: dimentichi, sorridi, e vai avanti. Finché non dimentichi anche perché stai insieme, e allora sei salvo.

Due creature  si studiano come cani e gatti. Uno pensa: “Forse domani cambierà”. L'altro pensa: “Forse domani si deciderà a cambiare”. Intanto, il tempo passa, e loro rimangono lì, seduti sul divano, a guardare la stessa TV, come due statue di sale con il telecomando in mano (a proposito, c'è da cambiare la batteria da un mese!).

È una trappola, sai? Se resti insieme, soffri. Se ti separi, soffri. Se ricominci, soffri. Se stai solo, soffri.

Una persona mi ha detto che aveva l'incubo di rovinarsi la fede matrimoniale al dito e quindi usava poco la mano sinistra, usava i guanti oppure se la toglieva quando doveva fare lavori pesanti. 

Un'erosione continua, come l’acido sull'anello. All’inizio brilli, poi opacizzi, poi ti bucherelli. E l’altro ti guarda e pensa: “Dov’è finito lo scintillio?”. Ma non era andato via: era solo stato consumato dalle piccole, insignificanti, quotidiane corrosioni della convivenza.

Ci si aggrappa anche per noia, per paura del vuoto, per abitudine. Ricominciare? Con chi? Con un’altra copia di te stesso, leggermente diversa, ma ugualmente insoddisfatta?

Meglio starsene da soli, almeno il disprezzo è diretto verso un solo soggetto: te.

“Mi ami?” “Credo di sì.” “Perché dici ‘credo’?” “Perché non sono sicuro di nulla, nemmeno di essere qui.” E intanto, fuori piove. Sempre. Ce l'hai l'ombrello?

Amore mio, legami fragili. Si costruisce su sabbia, con la paura dell’alta marea.

Tutto sembrava possibile, anche amare.  Poi arrivano le piccole e grandi miserie, le delusioni. L’amore diventa faticoso, a volte ingrato. Eppure, alcuni continuano, per una strana, ostinata speranza.

All’interno della coppia, chi decide? Chi parla? Chi tace? Il silenzio non è mai neutro: è un atto di forza, o di sottomissione. La conversazione mancata non è un incidente, è un sintomo di lontananza e distacco.

Aspettando che l’altro torni, che l’altro parli, che l’altro capisca. Le parole non dette bruciano. E il tempo passa, lasciando cicatrici bianche sull’anima. A volte, l’amore è solo una lunga, interminabile attesa.

Si impara a vivere insieme cancellando i desideri, le paure, finanche il passato.  I miei genitori negli anni sono diventati sempre più silenziosi. Poche parole essenziali. Forse quelle bastano. Forse no.
 
L’amore di coppia è accettare di non avere sempre quello che vuoi, ma di volere quello che hai. Con tutte le sue crepe, i suoi difetti, i suoi silenzi.

La coppia è una sfida all’Ego. Richiede cooperazione, mutuo coraggio, volontà di contribuire al bene comune. La rassegnazione è ritiro; la consapevolezza è un atto di coraggio orientato all’altro (prima di tutto però a noi stessi).

L’amore forse è solo un caso (come la vita). Due particelle che si incontrano nell’universo, per un attimo.  A volte accade. A volte no. La coppia è un luogo di incontro, due destini che si intrecciano.

Il problema è che, alle volte, cerchiamo nell’altro ciò che non abbiamo trovato in noi stessi. La relazione diventa allora un campo di battaglia, o una fuga.

Passa il tempo e gli aneddoti si accumulano. In cucina, uno guarda la pioggia sul vetro, l’altro i chicchi di caffè: uno, due, cento. Forse sta appena iniziando questa strana avventura di amare.

La relazione è uno specchio che ci mostra ciò che siamo. Lo specchio non mente: mostra la ruga della pazienza, l’ombra della paura, quella piega ironica delle labbra; lo sanno ormai che l’altro non è più un santuario,
ma un altro specchio,
appannato, in attesa del medesimo respiro. L'hai preso l'ombrello?

(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, laboratorio con le coppie di fine anno, Rm3, 12/25. Art by Stephen Stadif)

#MIPLab
#memoriediunamore
#stephenstadif




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