La collanina era sul tavolo dello studio, accanto a un cacciavite e a un vecchio barattolo di viti. Un groviglio di filo e un'ala d'angelo, un nodo impenetrabile.
Suo padre la guardò. Gliel’aveva promesso un anno fa, forse due. Il tempo vola e le promesse restano, finché un giorno non ti cadono addosso tutte insieme.
Si sedette vicino alla finestra, luce grigia di dicembre. Prese due cacciaviti piccini, due aghi, tanta pazienza.
Iniziò dal primo nodo, piccolo, testardo. Le dita, abituate a scrivere sui tasti, sembravano goffe con quel filo sottile. Ma insistevano.
Pensò alla sua testa da bambina, quando le pettinava i nodi al mattino. Lei si lamentava, “Papà, fai male, ahia!”, ma restava ferma. Quei nodi erano facili, si scioglievano sempre.
L’ago trovava una via, scivolava, tornava indietro. Un lavoro certosino, utile e necessario a rassicurare più il padre che la figlia.
Dall’altra stanza arrivò il rumore della porta. “Ciao papà! Esco, c’è nonno sotto!” La sua voce, già in corridoio.
“Aspetta un attimo.”
Lei comparve sulla soglia, con i compiti di matematica e la sciarpa al collo.
“Ecco,” disse lui, tendendo la collana sciolta, libera, un filo rinato.
“Oh,” fece lei, sorpresa. Un sorriso veloce, dolce. “Grazie, papà! Che bello!”
Lo baciò sulla guancia. Prese la collana, la guardò un secondo. Poi, “La metto dopo, promesso!” E sparì giù per le scale, il rumore dei passi che si allontanavano veloci.
Lui rimase con il filo invisibile dell’ago tra le dita. Andò in camera sua. La collana era già lì, sul comodino, accanto alla borsetta. L’avrebbe messa domani. O forse mai.
Lui la sistemò bene, in modo che la luce la colpisse. Non importa. Lui quei nodi li aveva sciolti. Per sé. Per quel tempo che non torna, che ti sfugge tra le dita come filo sottile.
Rimase lì, nella stanza che ancora ne custodiva l’odore. Un presente fragile e perfetto, da tenersi stretto, prima che anche quello volasse via.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 12/25. Art by Stephen Stadif)
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"Si chiama nostalgia e ci ricorda che, per fortuna, siamo anche fragili." (Cesare Pavese)
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