Passa ai contenuti principali

RIFLESSIONE PER UN AMICO SPECISTA (e per chi ancora crede che la bontà sia un privilegio. Un mondo più etico è possibile)

Allora, Mirko, parliamo di evoluzione. No, non quella che ti hanno insegnato alla scuola elementare con i disegnini degli ominidi che si raddrizzano piano piano.

Quella vera. Quella che fa male alle papille gustative ma fiorisce nella coscienza. Tu mi dici che vogliamo plagiare il mondo con un wurstel di soia?

Caro mio, si chiama rivoluzione in una forma familiare. Perché l’unico modo per far capire a un cieco cos’è la luce è accendergliela davanti, non descrivergli il buio.

Tu, Mirko, con il tuo Muci che ti sente arrivare e ti fa la festa -perché, diciamocelo, i gatti la fanno, solo che è una festa silenziosa e piena di dignità- tu quell’empatia la conosci. La vivi.

E allora permettimi di dirtelo, con tutto l’affetto possibile ma con l'ostinazione di chi ha smesso di scendere a patti:

quell’empatia è selettiva. Perché se fosse davvero universale, se davvero sentissi quel cuore che batte nel petto di Muci come identico a quello che batte nel petto atterrito di un vitello in un trasporto per il macello, non parleremmo più di “consumo oculato”. Parleremmo di giustizia.

Ma no, qui si preferisce la comoda retorica del “perfetto ambientalista deve vivere di bacche”.

Che argomento sublime! Così, mentre ci perdiamo in discussioni capziose su quanto sia processato un burger vegetale, l’allevamento intensivo -il VERO mostro, il cancro ambientale ed etico- continua a sfornare morte e sofferenza su scala industriale.

E tu, con la tua “via di mezzo”, sei il suo miglior cliente. Il consumatore “consapevole” che tiene in piedi l’inferno, perché si paga il biglietto dell’ingresso solo una volta a settimana, non sette. Complimenti. La tua coscienza è a posto, il maiale no.

E mi viene da ridere, Mirko, ma è una risata amara, quando tiri in ballo la Natura. Quella natura edulcorata e fantasy dove "come il leone che caccia”.

Ma per favore! Il leone non ha supermercati, non ha macelli nascosti, non riempie di antibiotici migliaia di esseri ammassati in un bunker di cemento.

Quella che tu chiami “naturale” è la più innaturale, disumana e distopica delle fabbriche: la fabbrica della carne.

Agganciarsi a quel mito è solo un comodo tappeto sotto cui spazzare la polvere del proprio disagio.

La vera natura umana, se mai ne esiste una, è la capacità di scegliere di non fare male quando non è necessario. Tutto il resto è barbarie con la scusa della tradizione.

E allora sì, usiamo la loro tattica. Copiamo l’efficienza. Mettiamo il senza crudeltà sugli scaffali dove c’è la crudeltà.

Perché le battaglie non si vincono stando puri e isolati in una radura, mentre il mondo va avanti a sfruttamento.

Si vincono invadendo il mercato, prendendo il linguaggio del nemico e stravolgendone il significato.

È strategia, non ipocrisia. E chi la critica, spesso, è in malafede o terrorizzato di dover abbandonare la sua zona comoda, dove il gusto giustifica tutto, anche l’annientamento di un essere senziente.

Tu, Mirko, sei sulla strada. Lo vedo. La tua frase su Muci è bellissima. È la prova che il cuore c’è. Ma ora estendila.

Perché quell’amore incondizionato, quella comunicazione senza parole, quel senso di famiglia…è esattamente ciò che un maiale prova per i suoi simili, che una mucca prova per il suo vitello. Sono loro, gli animali che mangi “con parsimonia”, ad avere lo stesso desiderio di casa, di affetto, di pace che ha Muci.

Smettiamola con la dissonanza cognitiva. Smettiamola di costruire santuari in salotto e campi di sterminio in tavola.

L’obiettivo non è essere santi irraggiungibili. È fare, oggi, una scelta migliore. Una scelta che tolga consenso alla tortura.

Il wurstel vegetale non è il male minore, è il primo passo verso un mondo in cui non ci sia più bisogno di chiamare “prodotti” gli esseri viventi.

Unisciti a noi, Mirko. Non fermarti al gattino. L’empatia è un muscolo: va allenata, allargata, fatta scoppiare fino a comprendere ogni cuore che batte.

Siamo gocce, sì. Ma insieme, siamo l’oceano che travolge ogni gabbia.

Con affetto e una passione che non conosce mezze misure, un antispecista qualsiasi, che non chiede la perfezione, ma solo il coraggio di guardare in faccia la verità e agire.

(A. Battantier, Memorie di un amore, Memorie di un animale, Mip Lab, Lab RM3, 12/25)

***
"Il conformismo della maggioranza lo combatte la tenacia della minoranza.
Rappresentiamo l'avanguardia del cambiamento.
Siamo solo gocce nel mare.
E quindi?
Unite miliardi di gocce ed esse saranno il mare.
Per cambiare il mondo serve operare insieme, per un obiettivo comune.
E l'impossibile sarà possibile".

(M. Thompson Nati, Leadership for a sheep and other animals, 2005)

#MIPLab
#memoriediunamore
#memoriediunanimale 
#mthompsonnati
#mariothompsonnati



Post popolari in questo blog

IL SIGNIFICATO

"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

SPESSO IL PUNTO DEBOLE DI UNA PERSONA È SEMPLICEMENTE UN'ALTRA PERSONA

"Ci piaccia o non ci piaccia, l'Altro ha un altro Altro. Talvolta giungiamo a vederlo, ma ci vogliamo illudere che sia sempre lo stesso.  E invece è l'Altro dello Stesso.  Ma lo Stesso non è più lo stesso.  È anche qualcos'altro: l'Altro.  Questo vale anche per noi, ci piaccia o non ci piaccia". (M. Thompson Nati, Paradoxes of ego,1995) "Tu hai ciò che sei.  L'essere si può modificare.  Non farti portare dai tuoi sogni.  Conduci i tuoi sogni alla realtà del tuo essere" (Lao Bu Shem)

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e ...