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PUBBLICITA' REGRESSO: COCAINA E ZUCCHERO A VELO

Le campagne pubblicitarie possono essere un buon strumento di comunicazione. Possono, poiché, alle volte, quando escono una chiavica, rischiano di ottenere l'effetto contrario. E' il caso di quella promossa dall’ Agenzia Capitolina per le Tossicodipendenze, istituzione creata dal Comune di Roma sotto l’amministrazione Alemanno e, per fortuna, ora in via di chiusura. Un ragazzo con espressione mentecatta, appare concentrato a leccare lo zucchero a velo (piuttosto che sniffare coca ah ah, che ideona!). Lo slogan? "Cocaina? ma de che! #moltomeglio lo zucchero a velo”. Felici i pusher che senza fare nulla vedranno aumentare il fatturato natalizio del +31% (fonte Act Doxa Frigida). Il manifesto affisso in tutta la Capitale aveva l’intenzione di suscitare commenti sui maggiori social network al fine di poter parlare, con un sorriso, delle droghe. Ma dopo una rapida occhiata al manifesto, quel sorriso presto si trasforma in paresi. Porelli i pubblicitari: pensavano che bastasse accostare cocaina + zucchero a velo. Et voilà, magicamente, le persone, messe di fronte a un elemento di ambiguità, sarebbero state inclini a spostarsi emotivamente verso i caldi ed avvolgenti valori della tradizione natalizia. Perché, si sa, a natale siamo tutti più buoni e stiamo in famiglia e mangiamo il pandoro e via via via cattiva droga, vade retro! Sarebbe stato meglio spiegare -magari puntando ai ragazzini, potenzialmente più fragili ai richiami del Terminillo- 3 chiarissimi punti: 1) Cosa è la cocaina, 2) quali danni crea 3) Quale mercato criminale alimenta. Andrea Battantier

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