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PLEASE TRY LATER


PLEASE TRY LATER. "Io sono stato a lungo il diavolo per te. Guarda che non voglio mangiarti. Io di te non ho bisogno, ma ti amo. Solo una combinazione, il caso, ha fatto incontrare due anime. Io non voglio misurarti perché, lo sai che sei più grande di ogni mio pensiero. Sei la mia sola idea, che cambia ogni giorno idea, ti odio, ti amo, addio. Ogni tua molecola è mia. PLEASE TRY LATER. C'è un ponte di cristallo tra te e me. Lo senti sta per cedere. C'è chi dice <<È la fine!>>, noi diciamo <>. Togli quelle lacrime dal viso, tanto non esistiamo più del paradiso. Sei la mia sola idea, che cambia ogni giorno idea, ti odio, ti amo, addio. Ogni tua molecola è mia. PLEASE TRY LATER". (Testo e musica, A. Battantier, 2004). "I have been for a longtime Satan for you. Honestly I don't want to eat you. I don't need you but I love you. Between combination of events, matching our souls. I don't want to measure you because you are greater than my parameter. You are just my mobile idea, changing day after day, minutes, seconds, goodbye. Any chemistry is over, please try later. There is a special bridge between you and me, about to be shattered. Some say <>, we say <>. No such desperation in your eyes, frankly we don't exist more than paradise. (Text and music, A. Battantier, 8/2004). 





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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).