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LO ZIO ROSARIO E L'ANTROPOCENE

"Nella mia famiglia gira una voce, una di quelle voci che non si deve sapere o quanto meno non dire. Lo zio Rosario, 30 anni fa o giù di lì, si ammazzò nel garage dentro alla sua macchina. Con i gas di scarico. Una morte orrenda, porello. Si dice l'abbia fatto per amore. In questi giorni mi è tornato alla mente zio Rosario, perché a scuola stiamo studiando il surriscaldamento della terra. Voi direte: ma che c'entra lo zio Rosario? Il fatto è che secondo me, tutti noi stiamo andando a finire come lo zio Rosario. La terra è finita, crepata, ci sono  1 miliardo e 200 milioni di macchine in circolazione, e il surriscaldamento globale aumenta giorno per giorno, dal momento che nessuno si ferma a pensare, e lo sviluppo capitalistico avanza. Grazie alla prof di scienze abbiamo scoperto che sia entrati nell'ANTROPOCENE, una specie di era geologica che ha il suo clima interno e la sue caratteristiche di base governate, manipolate dall'uomo. Cioè in quest'era qua, non ce la possiamo prendere con Dio, con le stelle, con le glaciazioni, ma SOLO CON LE AZIONI DI NOI UOMINI. In questa nuova era non c'è più spazio per gli alibi e le scuse. È colpa nostra. E se non vogliamo finire come lo zio Rosario, dobbiamo aprire il garage, spegnere le macchine, uscire all'aria aperta, toccare le piante (occhio alle ortiche), amare gli animali (e non mangiarli) e quindi, forse, torneremo ad amarci anche un po' tra noi". (Millo Peg e le memorie della terra, A. Battantier, 2016).


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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).