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LA RICERCA DELL'ARIA


LA RICERCA DELL'ARIA. "Qualche giorno fa abbiamo fatto una ricerca sull'aria con un ricercatore ambientale che fa il giro delle scuole. Siccome io abito a Roma, è importante ricercare l'aria perché ce ne sta davvero poca in giro. Infatti i miei genitori ci portano ogni settimana in un parco a ricercare l'aria buona. Io penso che lo Stato deve ricercare l'aria per i suoi abitanti. Epperó se il governo vuole costruire otto nuovi inceneritori mi sa che ci sarà sempre meno aria per noi bambini. Il ricercatore di aria di chiama Millo Peg e ci ha detto che è strano accendere inceneritori, specialmente quando questi sono di qualche privato che ha avuto pure i suoi guai con la giustizia, come a Roma. E allora questo vuol dire che ci sta qualcuno che ci guadagna togliendo aria a noi bambini. Perché Millo ci ha spiegato che gli inceneritori producono rifiuti inutili, e poi perché non fanno recuperare materiali che possono essere riciclati. Perché mica tutti i rifiuti indifferenziati vanno inceneriti, ma ai grandi, che pensano solo alla ricerca dei soldi, non gliene frega niente dell'aria, del recupero del materiale, e di ridurre i rifiuti inutili. Forse perché sono grandi e già mezzi vecchi quindi loro ci sono già stati da piccoli al mare pulito e in montagna pulita, quindi ora che gli frega. Tanto le vacanze belle se le sono fatte lasciando a noi lo schifo e una terra malata. Ma sono egoisti e prepotenti e si approfittano che siamo piccoli. Siamo piccoli ma cresceremo. Solo che vorremmo crescere senza la maschera antigas". (MILLO PEG E LE MEMORIE DELLA TERRA, A. Battantier, 2016).


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LETTERA ALL'AMICO IMMAGINARIO. "Caro amico speciale, è da tanto tempo che ci conosciamo, e anche se ora ho quasi 30 anni, io di te continuo a fidarmi come quando avevo 4 anni. Ricordi? Avevo paura la notte, temevo il mostro Pallone, e allora, per farmi forza t'invocai, e tu arrivasti con la spada del manga mio preferito. I miei erano contenti, finalmente non dovevano più alzarsi di notte, perché tanto c'eri tu. Oddio, a dire la verità, i miei non si scomodavano nemmeno prima, ecco forse perché poi sei arrivato tu. Ti ho chiamato Ted, ma il tuo secondo nome era Guardiano. Poi alle medie diventasti Guardian e Warrior, sai, stavo imparando le lingue. Quello che mi ricordo è che io non volevo proprio che ti scoprissero, e non ne parlavo con nessuno. Sono stato bravo vero? Quando parlavo tra me e me, e mi dicevano: "Con chi parli Alfredo?". Io li fregavo sempre, rispondendo: "Parlo tra me e me", ma mica ti tradivo. Poi per fortuna ho scoperto alle elem

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CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in

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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti) Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti. Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc. Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e