Passa ai contenuti principali

NON ERA UNA FABBRICA DI CIOCCOLATO: LA CAFFARO VISTA DA UN BAMBINO

 NON ERA UNA UNA FABBRICA DI CIOCCOLATO. "Da piccoli giocavamo dalle parti di una fabbrica, la Caffaro, ma noi pensavamo che fosse una fabbrica di cioccolato, la Caffarel, ed era sempre un'avventura entrare di nascosto da una rete. Mio fratello nascondeva nelle fratte, o dentro un camion in disuso, delle tavolette di cioccolata dolce e noi dovevamo trovarle. Ora invece vengo a scoprire che dentro la Caffaro ci sono tante tavolette, ma molto amare e noi abbiamo giocato per anni su terreni contaminati. E adesso raccogliamo una tavoletta amara, amara come può essere una bonifica non fatta di veleni. Da quello che ho capito la bonifica non la pagano i capi della fabbrica e nemmeno i politici che hanno investito per anni in questo disastro ambientale. Oltre il danno la beffa, perché la pagheranno i cittadini bresciani (e italiani) sia coi soldi sia, soprattutto, con la salute (valori di 100 e 500 volte i limiti di legge, 500 kg di diossine, 25 mila persone esposte direttamente all'inquinamento). Non è una cosa bella morire senza colpa e, soprattutto, chi ha colpe in Italia non paga mai (se è potente)". (Italien Néandertalien, Memorie di un bambino, A. Battantier, 2015).

Post popolari in questo blog

Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).