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FARSI DEL MALE PER FARLA PAGARE: LA SINDROME DI TARPEIA

FARSI DEL MALE PER FARLA PAGARE: LA SINDROME DI TARPEIA. "L'amore è quella cosa che a pensarci non mi ha fatto mica tanto bene. Mio padre era un militare, di quelli di una volta, stronzo e maschilista. Mi aveva sempre controllato e tolto il respiro. Figurarsi quando io, per ribellarmi, mi innamorai di Germano, un tipo bullo e violento, un mezzo criminale, ma tanto tanto bello. Mi regalò un anello stupendo (rubato), ed io persi la testa, del tutto. Mio padre non voleva, ci ostacolava, ma io, più ce lo impediva e più mi lasciavo andare al cuore. A dirla tutta, per tigna, per far dispetto a quel presuntuoso capiscione di mio padre. Un giorno, era d'estate, mi lasciai convincere da Germano, e feci entrare lui e la sua banda di teppisti ributtati in una villa accanto alla nostra. Noi in famiglia avevamo le chiavi per innaffiare. Rubarono tutto, ma ubriachi, si misero a far baldoria, vandalizzando la casa. Io allora cercai di fermarli, dissi no, piansi, ma Germano mi picchiò e mi spinse contro un pianoforte a coda, spezzandomi quasi l'osso del collo. Perché Germano volle far vedere ai suoi amici che non era entrato nella villa grazie a me, ma solo per sua astuzia (capirai, lui era un coglione ma dagli amici si faceva chiamare Ulisse, e ho detto tutto!). La polizia mi trovò buttata in mezzo al pianoforte massacrato. Passai 40 giorni all'ospedale, mio padre, per un'assurda serie di coincidenze, venne accusato di complicità nel furto. Io quando uscii, tentai il suicidio. Ora sto meglio ma è incredibile quanto ci si possa fare male, pensando di fare male a chi ci ha fatto del male". (Memorie di un amore, A. Battantier, 2007).



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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).