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LA GIRAFFA IN METRO


LA GIRAFFA IN METRO. "Entrata in metro ho chiesto al mio vicino -poteva essere mio padre- che ci facesse una giraffa in carrozza. Il tizio giocherellava con il tablet, nessuno sembrava accorgersi della giraffa. Ho  inviato una domanda a Mike, l'amico mio nerd, ma lui mi scrive: 'Non so niente, ora preparo cannetta numero 5. Cmq amoruccio, le giraffe non possono entrare in metro, sbattono la testa...a meno che...Nadia ma che è una giraffa nana come te ah ah?'. Niente affatto, non è nana, è alta, ma sembra a suo agio. Chissà, forse devo smetterla di farmi assegnare le linee guida del mondo da queste 5 o 10 droghe che assumo come fossero caffè o bicchieri d'acqua. Il fatto è che sono sempre stata una bimba tranquilla e ubbidiente, e per andare fuori di testa ho dovuto aiutarmi, perché da noi bisogna sempre frenarsi e controllarsi e trattenersi compitamente e doviziosamente aspettare in un angolino assegnato e vaffanculo a questa ipocrisia del mondo, sono stanca e mi sono andata a sedere accanto alla giraffa. Non sono pazza, sono solo insopportabilmente stanca di questa situazione assurda e imbarazzante di morte civile dentro. Ho sempre amato le giraffe perché sembrano buone ma, quando gli girano le palle tiranno certi calci che spaccano in due pure i leoni. Però a pensarci le giraffe mangiano acacie e mica c'hanno bisogno di droga per invocare lo spirito giraffa di Bruce Lee a donare loro forza. Comunque, prima di scendere a Termini, ho preso coraggio e ho detto alla giraffa: Ciao amica mia, ti ringrazio per avermi cercata, sai che c'è? 'Da oggi tiro calci e inizio a prendere solo infusi d'acacia'. E me ne sono uscita e mi è sembrato, per un attimo, di avere il collo più lungo". (Memorie di un adolescente, Leggende degli animali, A. Battantier, 2014. Nadia Lee 17a).



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