20.2.17

IL GIORNO IN CUI TORNAI A COMBATTERE

IL GIORNO IN CUI TORNAI A COMBATTERE. "20 anni fa, all'età di 50 anni, mi dissero che avevo un cancro. Io, ch'ero già incazzato di mio con il mondo, alla notizia replicai fottendomene di tutto e tutti. In contrasto con i medici e gli amici e le persone care, presi a fumare il doppio, iniziai a bere, a guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere come è facile morire. Con mio padre avevo sempre avuto un pessimo rapporto. Se n'era andato con un'altra ch'io avevo 14 anni. A stento lo salutavo. Quando seppe del mio male da mamma, prese a chiamarmi, ed a passare a trovarmi nel mio studio. Mi dava il culo che si faceva vivo solo adesso: 'a papà ma che ti faccio pena? Mantanavai!???'. Ma lui era capoccione, e mi portava i fritti, qualche libro suo, foto ricordi di quando eravamo piccoli io e soreta. Io non me lo filavo. Di nascosto lo osservavo, ma dentro covava tutta la mia rabbia. Un pomeriggio di febbraio, ricordo che iniziò a piovere di brutto, tuoni da far spavento, proprio mentre lui mi dispensava saggi consigli sull'affrontare il male. Io godevo della pioggia che sbatteva ignorantemente sulle finestre e sul tetto, confondendo quegli assurdi discorsi del cazzo. Proprio lui che non mi aveva mai inculato di pezza. Ad un certo punto, così, senza dir niente, mi prese una voglia irrefrenabile e me ne uscii sotto alla pioggia. Volevo prendermela tutta, in maglietta, felpa e scarpe-ciabattose da casa. Iniziai a camminare di gran passo lungo viale delle milizie. Zuppo, zuppo. Lampi, tuoni da far spavento, pozzanghere di 1 metro d'acqua. Ad un tratto sentii suonare il clacson, mio padre mi aveva raggiunto, costeggiando il marciapiede in macchina. Avete presente quelle scene con il protagonista inseguito da qualche disperato che vuole aiutarlo? Io non gli prestavo attenzione, concentrato sull'ebbrezza d'esser l'unico coglione a Roma sotto a quell'assurdo diluvio. Mio padre abbassò il vetro e mi urlò: 'Sali in macchina!!!'. Ed io: 'Perché se mi bagno, poi che succede, mi rovino?". E lui di rimando, serio: 'Certamente, ti ammali, ti prendi la febbre e ti indebolisci. Dobbiamo essere fortissimi per vincere!! Forza, sali su!!'. Io, dal canto mio, non so che mi prese. Senza pensarci, aprii la portiera, solo dissi: 'Ma ti bagno il sedile!'. E mio padre: 'Perché se lo bagni, poi che succede, si rovina?'. Da quel giorno mi scattò una molla, e tornai a combattere". (Memorie di un amore, A. Battantier, 2007). "Un perché forte può superare qualsiasi come! E la forza arriva quando non c'è soluzione". (lib. Nietzsche).