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LA CORAZZA DELL'ANSIA

LA CORAZZA DELL'ANSIA. Anche io una volta sono stato male. Avevo la corazza, la corazza dell'ansia. Pensavo che bastasse parlare con amici fidati, ma poi ero arrivato a parlare con sconosciuti incontrati per strada, alla fermata della metro. Ho capito tardi (ma non troppo tardi) che è meglio parlare liberamente con uno sconosciuto, ma che questo sconosciuto sia il tuo psicologo. Non sto facendo sviolinate, infatti con il mio psicologo io ci litigo, lo odio e lo maledico, poi dopo, capisci l'utilità dell'odio...e dell'amore. L'autostima era il mio problema, la superficie. Scava scava chi ti carica di stima nei primi anni di vita? Il padre e la madre. Ecco il problema. Sentirsi capito, compreso, creduto, a me è successo esattamente il contrario e di questo mi sentivo pure in colpa. Resta il fatto che all'inizio pensavo "non c'è niente da fare". Mi ero rassegnato a rimanere sempre in perenne ansia da vita, anzi, ansia da viltà, scusate il gioco di parole. Ho capito che serve un lavoro difficile, non bisogna lasciarsi andare subito, ma prima o poi serve lasciarsi andare, bisogna spogliarsi della corazza...è la corazza che indossiamo a farci sudare e che ci appesantisce e paralizza. Se ripenso alla fortissima angoscia di quel 6 novembre, temevo di essere rimasto chiuso nella mia macchina, ma la macchina era aperta, un signore mi aprì vedendomi sfinito nel parcheggio di Porta di Roma. Come se dovessi morire da un momento all’altro…eppure non morivo mai. Da quel giorno, tutte le mattine mi svegliavo con la testa bollente, sciolta di febbre finta, la schiena appesantita da questa maledetta corazza. I medici mi dicono: niente di fisico, può essere un po’ di stanchezza, e intanto la mattina è sempre peggio, al lavoro, prima di entrare, fatico a respirare, aspetto che mi passi, convivo con l'ansia, evito tutto ciò che possa mettermi in imbarazzo, quindi, esco sempre meno e sempre per meno tempo. Ogni giorno arriva puntuale il mio incubo personale, ho dolori ovunque, al petto e alla schiena, il cuore impazza spossato, come se avessi una bomba a orologeria tra i polmoni e nella testa un'esplosione nucleare. Mi viene da piangere al solo pensare che solo 1 anno prima non era così, perché tutto ora? Perché? Nessuno lo sa, nessuno può sentire quello che sento io, intrappolato dalla mia stessa corazza, una corazza fatta di sorrisi falsi e ipocrisia, dire sì quando vorresti dire no, e non quando vorresti dire sì. Forse era giunto il momento di cominciare a togliersi quella corazza, e di buttare nel cesso i miei stupidi sorrisi. Piacere ad ogni costo? A che costo? Piacere solo perché pensavo di non piacere ai miei? Il cammino è lungo ma ormai non sudo più. E scusate se alle volte sono serio e non rido più come prima. Ma dentro rido, rido come un pazzo finalmente contento della mia nuova leggerezza e libertà. (Memorie di una dipendenza, Andrea Battantier, 2011).


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