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POSSIAMO ESSERE AMICI DEI NUMERI?

POSSIAMO ESSERE AMICI DEI NUMERI? "A me la matematica non  piace perché non la capisco. Punto. È difficile. Quando me la spiegano mi si fa una nebbia dentro. I grandi si arrabbiano, ma non è colpa mia. La matematica dovrebbe essere un gioco, come ho visto in un museo l'altro giorno. Giocavamo tutto  il tempo con un signore paziente che non si arrabbiava, e abbiamo imparato tante cose. Mi sentivo amico dei numeri, c'erano degli spazi dove capivi un po' alla volta. Dovete sapere che a me, quando non capisco qualcosa e gli altri si arrabbiano, mi si fermano le rotelle nel cervello. Invece, se mi prendi per mano, e si riparte da indietro, io riparto meglio ancora, con la rincorsa. Secondo me bisogna fare, giocare, capire, ancora fare e giocare e sarai amico dei numeri. Perché i numeri non sono una minaccia, ma amici che vivono con noi nella vita di tutti i giorni". (Memorie di un bambino, A. Battantier, 2007, contributo di Vittorino Acacia 8 anni e 1/2 ;) ).



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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).