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I cosiddetti bambini iperattivi

Non riuscivo mai a finire i compiti, perché io ero bravo a perdere tempo e mi distraevo sempre: bastava la matita da temperare, una vespa in volo, la voglia di nutella. All'inizio pensavano tutti che io avevo qualche problema al cervello, e pure a me faceva comodo, mi sembrava una bella scusa. Poi, col tempo ho capito che era un problema anche di regole e di metodo, cose che non avevo. Diciamo che ero un viziato, facevo quello che volevo e un ragazzino, se può, fa sempre quello che gli va. Ma mica è detto che alla fine ci guadagna facendo quello che gli va. Comunque, non ci prendiamo in giro: a me non piace ancora adesso la scuola. Ancora adesso vorrei stare sempre fuori, coi maialetti, le papere, a prendere funghi e asparagi (l'altro giorno ho trovato un'asparagina con 30 asparagi intorno!). Ma ho capito che tanto la scuola va fatta e allora tanto vale farla bene, inutile fare le cose di fretta perché tanto poi vengono uno schifo e le devi rifare. Spesso mi facevo mandare fuori dalla classe, ma chi ci rimetteva ero io. Ho capito nel tempo che se studio posso fare più cose nella vita. Ma se devo dare un consiglio ad un ragazzino come me un giorno posso dirgli che non basta la volontà, per mantenere l'attenzione devi fidarti di qualcuno che ti vuole bene, e pure se ti sembra uno cattivo che se la comanda, devi fidarti che lo fa per te. I successi a scuola sono arrivati un poco alla volta, sia chiaro, sono arrivato a prendere tutti 6, mica sono un genio, ma prima avevo tutti 4, quindi mi sento un piccolo genio. (Dal documentario di Andrea Battantier, Memorie di un adolescente, 2007).

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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).