14.3.14

I cosiddetti bambini iperattivi

Non riuscivo mai a finire i compiti, perché io ero bravo a perdere tempo e mi distraevo sempre: bastava la matita da temperare, una vespa in volo, la voglia di nutella. All'inizio pensavano tutti che io avevo qualche problema al cervello, e pure a me faceva comodo, mi sembrava una bella scusa. Poi, col tempo ho capito che era un problema anche di regole e di metodo, cose che non avevo. Diciamo che ero un viziato, facevo quello che volevo e un ragazzino, se può, fa sempre quello che gli va. Ma mica è detto che alla fine ci guadagna facendo quello che gli va. Comunque, non ci prendiamo in giro: a me non piace ancora adesso la scuola. Ancora adesso vorrei stare sempre fuori, coi maialetti, le papere, a prendere funghi e asparagi (l'altro giorno ho trovato un'asparagina con 30 asparagi intorno!). Ma ho capito che tanto la scuola va fatta e allora tanto vale farla bene, inutile fare le cose di fretta perché tanto poi vengono uno schifo e le devi rifare. Spesso mi facevo mandare fuori dalla classe, ma chi ci rimetteva ero io. Ho capito nel tempo che se studio posso fare più cose nella vita. Ma se devo dare un consiglio ad un ragazzino come me un giorno posso dirgli che non basta la volontà, per mantenere l'attenzione devi fidarti di qualcuno che ti vuole bene, e pure se ti sembra uno cattivo che se la comanda, devi fidarti che lo fa per te. I successi a scuola sono arrivati un poco alla volta, sia chiaro, sono arrivato a prendere tutti 6, mica sono un genio, ma prima avevo tutti 4, quindi mi sento un piccolo genio. (Dal documentario di Andrea Battantier, Memorie di un adolescente, 2007).