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LA SOCIETÀ LIQUIDA

LA SOCIETÀ LIQUIDA. "Ma la domanda è: che liquido è? Perché io un'idea ce l'avrei. A scuola abbiamo parlato dei problemi di oggi, la prof ha detto che viviamo in una società liquida,  e noi siamo rimasti tutti di me...raviglia. Dice che i valori e i rapporti con le persone non sono più fissi, certi, inamovibili, ma è tutto un movimento, una massa di me...rluzzi caotici, impazziti, precari (come mio padre, mio fratello e mia madre anzi no lei è disoccupata proprio), scivolosi, sfuggenti, senza senso. Tutto va e viene come la marea, pure noi ragazzi che ci sbomballiamo di canne per cercare di fermare almeno l'attimo di un sogno. Poi ci risvegliamo (per poco), in questo liquame sporco che ti affoga se non schiacci qualcun altro, e chi sta in alto sulla barca ha la peggior bandiera sporca dell'ipocrisia. E noi sotto ad un mondo sommerso in decomposizione. Io vorrei avere ancora speranza nel futuro, ma il futuro a noi ce l'hanno tolto. Ce lo potremmo riprendere. Ma come? Siamo controllati e rincoglioniti e il nemico è astuto e non si vede. Non è una persona in carne e ossa che puoi prendere a bastonate. È liquida, ai liquidi non fanno niente le bastonate. Magari. Il potere è la merda più liquida che c'è, e intanto ci perdiamo la vita a divagare in un centro commerciale. Scusatemi, oggi sono cupo, la vedova bianca m'ha preso male, ma un giorno, la faremo la nostra rivoluzione. Ps: prima d'invecchiare magari".(Memorie di un adolescente. A. Battantier, 2015).

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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).