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AMORE, COM'È CAPIRE

AMORE, CAPIRE COM'È VIVERE. "Gocce. È imponente l'acqua che cade su noi, non ce ne accorgiamo perché presi a rimirar goccia a goccia. Abbiamo scelto di vivere giorno dopo giorno, e di morire giorno dopo giorno. È stato il peggior errore della nostra vita. Tu mi hai salvato e di questo te ne sono grato. Eppure, quando ci siamo spenti non ce ne siamo accorti, serviva una vita piena, e noi ci siamo accontentati delle briciole, di tanto in tanto, qualche cosa, quando arriva. La vita va mangiata subito, tutta, insieme, ma pure chi c'è c'è, ma solo se sei te. Ma non c'eri te, non c'ero io. A sprazzi. Gocce. Ed ora, ti sfioro i capelli mentre dormi, e quando ti svegli mi dici che hai fatto un brutto sogno. E allora adesso che siamo svegli cos'è? Ci siamo ancora, come nel tempo antico, per anni abbiamo creduto che avremmo conquistato il mondo volta a volta, e adesso la notte mi sveglio pensando alla storia del negretto Jones, che nel bosco camminava camminava e scorgeva un lumicino lontano e camminava camminava e il lumicino mai arrivava. La storia la raccontava mio nonno e mi sforzavo di restare sveglio eppure, alla fine crollavo esausto e non ho mai capito se il negretto Jones, alfine giunse a quella casa col lumicino fuori. Oggi sono di nuovo con l'anima indosso, pensavo solo a te, al nostro amore che ormai sembra di cartone ma è stato per anni garanzia unica di vita. Non è la paura di perderci, non è il coraggio di cambiare. Cerco di capire com'è vivere. Ci siamo solo guardati negli occhi cercando di capire cos'è vivere". (15 storie d'amore e la fiaba di Hélène, Andrea Battantier, 2003).

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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

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"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

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"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).