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LA REALTÀ E L'ILLUSIONE (Psychology and fairy tales)

"O dell'idealizzazione di personaggi fantasmi, che non esistono se non nella nostra orgogliosa e saccente volontà di vincere. O terrore di perdere. E così si finisce, giorno dopo giorno, nella trappola della passione ossessiva. L'idea fissa che cristallizza il desiderio nell'illusione malata. Quasi era meglio, quando, assorbita dagli astratti concetti, discettavi con filosofia della vita. Ora, avvinghiata ad un grande, pesantissimo totem, rischi di affondare nei gorghi della tua follia. Io ti sarò vicino, sperando di esser degno bagnino dell'anima. Tu, mi obietterai, che sai nuotar benissimo, eppure, perché ti ostini a regalare qualità a chi non le merita? Quand'è che hai iniziato ad inventare così bene qualcuno che non esisteva, se non come controfigura di se stesso? Quand'è che hai perso la tua dignità, cercando di aggiustare la realtà incollando emozioni inesistenti? Io lo so, tu eri in buona fede quando ti prodigasti al salvataggio di quell'Essere-Bambino, ferito dalle ataviche rinunce, da carenza di attenzione e tradimento di fiducia. Cerchiamo e aspettiamo dagli altri le lusinghe, e vorremmo sempre più, e se non basta, piuttosto inventiamo. Inventiamo allora la realtà a nostro uso e consumo, forgiando attori, burattini, teatri e circhi, ai voleri di un desìo troppo a lungo bramato. E lentamente si allontana la barchetta, nel mare delle pie illusioni, e tutti recitano una parte in questo film chiamato 'Assurda-vita-che-si-aveva-in-mente', al costo di una lucida follia". (Andrea Battantier, Nika Vázquez Seguí. Psychology and fairy tales, 2015).



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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).