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IL SOLDATO E IL CAVALLINO AZZURRO

IL SOLDATO E IL CAVALLINO AZZURRO. "Doveva urgentemente raggiungere il suo reggimento. Un soldato se ne andava ed incontrò un cavallo immerso in un prato. Si guardarono con intensità. Allora il soldato gettò in terra l'artiglieria, ed imbracciò una matita. Iniziò a disegnare -su di un malconcio taccuino- un cavallino azzurro. Nel mentre, il cavallo incuriosito si avvicinò. Al soldato si riempì il cuore, come d'un amore lontano per il mondo. Gli offrì una mela, e non voleva finisse quell'incanto. Volgeva il tramonto e quegli esseri speciali giocarono alla tribù dei piedi verdi. Lui, indiano coraggioso, ed il cavallo libero in quella prateria che solo il silenzio doma. Se ne andarono, divenne freccia la matita, l'elmo si riempì di penne colorate. Volando danzarono intorno ai fuochi della fantasia. E cantarono: Scriverò nel vento, col rosa del tramonto, voglio bene al mondo e al mondo il vento so, queste parole porterà". (A. Battantier, IL SOLDATO E IL CAVALLINO AZZURRO, Memorie di un animale, 2016. Dedicato a Clara Schilirò).

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Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio

(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).