14.2.16

UN SAN VALENTINO DI MERDA

UN SAN VALENTINO DI MERDA. "Finalmente San Valentino era arrivato. Ci tenevo troppo, non stavo nella pelle ormai da un mese buono. La mattina del 14 sono andato in pasticceria. Ho guardato la vetrina, c'erano le confezioni a cuore, quelle coi peluche, e ci stavano i gusti fondente, bianco e al latte. E poi piccoli, medi e grandi. E pure la confezione con la rosa. Io ho fatto le cose in grande, la scatola più grossa che c'era. Ed il peluche gigante ripieno di 48 baci l'ho preso a parte. Lo faccio confezionare, senza badare a spese, torno a casa tutto contento, mi siedo sul divano e inizio a guardare l'orologio: erano le 10 del mattino, l'appuntamento con lei era alle h 18:30, per l'aperitivo al Graziani. Reggo fino alle 14, ma dopo pranzo l'ansia s'impossessa della mente. Troppo agitato, accendo la tele, ed uno sguardo malvagio mi cade sul peluche. Penso, in fondo ho uno scatolone pieno e il peluche. Se manca un cioccolatino, non se ne accorgerà mai. È così, poco alla volta, cedo al desiderio, che si trasforma ben presto in raptus di follia: squarto il peluche, ed inizio ad assaporare il mio primo cioccolatino, e leggo la frase: 'In amore vince chi ama!'. Ahm!! Poi che fai, ti fermi? E giù il secondo a placar l'ansia del tempo. 'Ogni grande amore comincia con un bacio'. Ecco, a farla breve mi scrofanai 48 baci, e vi risparmio le altre frasi. Poi mi addormentai. Alle 19 mi svegliai. Feci una corsa fino a casa sua, ma già qualcosa si alimentava dentro me, una mente in subbuglio, un cuore in subbuglio, ma soprattutto, un corpo in subbuglio. Lei mi aprì tutta elegante e sexy, fasciata in vestitino nero a paillettes rosse. Le spinsi in faccia lesto lo scatolone di baci, lei dolcemente si avvicinò a me, carezzandomi il viso contrito e rosso. Un rosso poco d'amor, e molto di sforzo. Chiesi un bagno, prima con le buone, poi con la forza della disperazione mi trascinai stingendo le chiappe, correndo come se facessi una marcetta. Entrai nel bagno, c'era la madre, placidamente intenta a mettersi i bigodini. Le dissi, sapendo che la mia autonomia sarebbe stata di circa 12 secondi: 'Signora, la prego, lasci bigodini e ceretta, lo dico per il suo bene'. La signora non capì, peggio per lei. Mi sedetti sulla tazza, penso, ma a quel punto non ricordo più molto bene. In amor non sempre vince chi fugge. Io me ne fuggii per la vergogna, e mai più rividi Sara. Consiglio agli innamorati: baci perugina, usare con cautela!". (A. Battantier, Memorie di un amore, 2007).