20.1.16

QUANDO L'ARTE (MEDIOCRE) INCONTRA IL NARCISISMO (ECCELLENTE)

MIMMO ROTELLA. "Parliamoci chiaro, non ho mai saputo bene cosa dire, però, fin da ragazzo amavo Napoleone e pure prendere per il culo me stesso prima ancora che il mondo. Di me che posso dire? Ho provato a disegnare, mi sembrava non ci fosse più molt'altro da dire, ho provato per carità, sapete, i quadri neo-geometrici. Poi però ho scoperto che potevo fare qualcosa di ancor più insensato e mi sono inventato la poesia fonetica; ma io la chiamavo epistaltica, che sembrava più importante ma non voleva dire un cazzo che un cazzo. La critica non mi ha capito, bastardi, un genio come me!!! Fortuna che a Parigi seppero apprezzarmi. E poi pure gli americani, ma in America mi sono confrontato con veri artisti: Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg, Cy Twombly, Jackson Pollock e Yves Klein. E allora mi sono guardato allo specchio e mi son detto 'Mimmo non vali un cazzo!". E fu subito crisi, ed interruppi la cosiddetta produzione pittorica. Ma mi buttai in pubblicità, copiando un po' qua un po' là: cubisti, dadaisti, ready made, e soprattutto molto narcisismo mimico rotelliano. La critica prese a chiamarmi strappamanifesti o pittore della carta incollata. Eh già, di notte soffrivo d'insonnia, non avevo idee, non sapevo che fare, e allora me ne andavo a strappare manifesti, pezzi di lamiera. Avevo molta rabbia repressa allora. Volevo essere riconosciuto, ma il mondo stentava ad inginocchiarsi dinanzi al suo Napoleon d'arte. Ma poi pensate, un giorno arriva un francese, gli piace come strappo le lamiere e inizia a farlo con me, e poi nasce un'amicizia, andavamo a strappare manifesti insieme, la notte, io e lui, che divertimento ragazzi. Non potete immaginarvi che bello quando le tue stravaganze e fancazzismo vengono scambiate per arte e nuove tendenze. Finalmente c'ero riuscito. Ma sia chiaro, ho fatto di meglio: compravo per pochi spicci oggetti da rigattieri, che so, tappi di bottiglia, corde, ciarpame vario, e poi li riattaccavo, et voilà, l'artista aveva partorito ancora. Ero sempre in cinta d'idee bislacche. Peccato che ci fosse sempre qualcuno avanti a me, tipo quei maledetti di Lucio Fontana e Alberto Burri. Però, stavo dimenticando, ho inciso pure un disco, incomprensibile pure a me, di poesia sonora. Accroccavo parole a caso, registravo mentre cacavo. Ma ero bravo pure ad accartocciare i manifesti e chiuderli in cubi di plexiglas. Questo mi va riconosciuto. Eh l'arte. Qualcuno dovrà pur farla. Sempre meglio di lavorare alle poste o d'insegnare. Comunque non si può dire ch'io non sia modesto. Mi sono scritto e dedicato un libro dal titolo 'Autorotella', mi sono dedicato una fondazione dal titolo 'Fondazione Mimmo Rotella' con l'obiettivo di omaggiarmi per sempre. Ed infine, chi meglio di Mimmo Calopresti, regista autoriale di grandi pretese, poteva dedicarmi un documentario tutto mio?". (Mimmo Rotella, biografia non autorizzata di A. Battantier, 2010).