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I PORCITICI

I PORCITICI. "Sono un ragazzino ma di questo paese ho capito che mio padre per mandarmi a scuola calcio deve rinunciare a rifarsi i denti, mentre i porcitici (in famiglia li chiamiamo così) hanno tutte le garanzie mediche per tutto, dalla dentiera ai calli dei piedi. E mica solo loro, anche quelli ex, e i loro parenti. Hanno tutto rimborsato. Si chiamano privilegi, lo abbiamo studiato a scuola ai tempi della rivoluzione francese: i ricchi avevano tutti, il popolo moriva di fame. Non è cambiato molto, pare. Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Abbiamo letto in classe che il governo ha tagliato tanti miliardi al servizio sanitario ma i politici non si sono tagliati niente (anche se una cosetta da tagliare ce l'avrei in mente ma non si può scrivere in un tema). Ogni povero ha un caso in famiglia, tipo mio zio col cancro che doveva aspettare 6 mesi per degli esami all'ospedale pubblico e, casualmente, con 600 euro ha fatto tutto dopo una settimana. C'è del marcio in Italia, e 3 sono le possibilità: o si scappa all'estero come mio fratello cameriere, o si fa la rivoluzione, o si resta tanti pecoroni a lamentarsi mentre i lupi ci mangiano partendo dalle chiappe. Scusatemi, scusatemi tanto per il linguaggio, ma è brutto quando in famiglia devi scegliere tra la scuola calcio e i denti del padre". (Memorie di un adolescente, A. Battantier, 2015).



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(Dedicato a mio padre e al papà di Antonio Leotti)

Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
Io un bel giorno lo trovai sulla panca del mio Consultorio, con la barba e quel suo essere ormai sperso e l…

Quanto spreco di parole

"Uno psicopatico, un'illusionista, la mediocrità incarnata, un evaporato, un sottone ubbidiente...e tra l'altro pure un cornuto". "Ehhh quanto spreco di parole, quanti neuroni in moto!!! Ne basta una: UN COGLIONE!!". (T. Bergen, Era lei, 2009).

UN ANGELO CADUTO IN VOLO

UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).

OGNUNO DI NOI È UN'OPERA D'ARTE MA...

"Ognuno di noi è un'opera d'arte. Non sarà mai amata da tutti, ma per chi ne coglierà il senso avrà un valore inestimabile. Certo però figlio mio, se te la tiri troppo, st'opera d'arte te la guardi da solo allo specchio".  (A. Battantier).