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LA SOLITUDINE E L'AMORE CHE TENDE A INFINITO

LA SOLITUDINE E L'AMORE CHE TENDE A INFINITO. "Attraversare una strada per scappare di casa. Non lo fa solo un ragazzo, ma un uomo che gira di giorno le strade. D'estate le piazze son vuote distese, sotto il sole che cala. Val la pena star solo, per star sempre più solo? Son vuote le piazze e le strade, bisogna fermare una donna, parlarle e andarci a vivere insieme. Altrimenti uno parla da solo. È per questo che a volte l'ubriaco in paese attacca i discorsi e racconta i progetti di tutta una vita. Nella notte la piazza ritorna deserta e l'uomo che passa non vuole restare da solo. Ci sarà quella donna per strada? Con me tu metteresti su casa? Nel paese da me ci sta un uomo che gira da solo, intorno alla piazza e nei bar. Lui so che avrebbe una casa, ma scappa cercando qualcosa e mi parla e lo ascolto e lui è solo, e lo sento vicino perché, anch'io temo tanto di restare un giorno da solo. Il prof. di italiano ci dice che 1 fa 1 ma, 1+1 in amore non fa 2, fa un 1 molto più grande che tende a infinito.


Io da piccolo stavo a volte da solo, quando mi arrabbiavo, quando pensavo così di scappare da quel che non mi piaceva. Quando stai solo c'è sempre un motivo, anche l'ubriaco che gira di notte ha un motivo. Da quando ho scoperto l'amore (è bastato un bacio immenso), ho capito che in due si passeggia meglio per strada. È strano: Siamo un punto fermo in movimento. Io un giorno con il mio amore voglio metter su casa". (Memorie di un adolescente, A. Battantier. 1987. Leggendo Cesare Pavese).


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