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IMPARARE L'INGLESE CON LE CANZONI: THE WINNER TAKES IT ALL/CHI PERDE LO PIJA IN CULO

IMPARARE  L'INGLESE CON LE CANZONI: THE WINNER TAKES IT ALL/CHI PERDE LO PIJA IN CULO. "Non ne parliamo più, ci siamo detti tutto, mi fa un pochetto male, ma ormai, è acqua passata. Ho giocato le mie carte, lo hai fatto pure tu, de che stamo a parlà, ho finito de giocà. Chi vince prende tutto, chi perde lo pija in culo. Tu accanto alla vittoria, io in culo e non è un vanto. Tra le braccia tue quanto stavo bene, pensavo avesse senso questo stare insieme. Una casa nostra per essere al sicuro, che scemo sono stato, l'ho preso ancora ar culo. Gli Dei giocano a dadi, di me si son scordati. Lo sai quanto ti amavo, e adesso con chi chiavo. Chi vince prende tutto, chi perde resta qua, a fottersi in città, questa è la verità. Ma dimmi lui ti bacia come baciavo io, ti senti il fuoco dento quando ti chiama 'Amore'. Oddio quanto mi manchi, mi manchi nel profondo. Sò regole de gioco de questo zozzo monno. Chi vince prende tutto, chi perde resta qua, a guardare dagli spalti con gli altri rosicanti. Il gioco gia finito da amante a solo amico. Chi vince prende tutto, chi perde veste a lutto". Era il 1987. Il mio amico Tommy mi stava insegnando l'inglese con le canzoni. Allora io gli chiesi di tradurmi 'The winner takes it all', la mia preferita. https://m.youtube.com/watch?v=e3l8Y1LfgXc

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Me ne sono andato pensando all'errore di lasciare solo mio padre, Antonio Gennaro Battantier, nato a San Casciano dei Bagni, agricoltore, uomo retto e gran lavoratore. Ho cercato per anni la perfezione, seminando errori, che poi ho coltivato, cucinato e mangiato. Mio padre da me si aspettava ben altri raccolti.
Mi chiamo Andrea Giovanni Battantier, psicologo in un Consultorio, e sono ossessionato da mio padre, che un bel giorno lascia tutto in campagna e si mette a cercarmi, finendo barbone. E' stata mia la colpa? Io me ne partii per rinascere uomo. Lui per morire da bambino che non fu. Mio padre che non mi parlava, e mi scriveva belle lettere con la sua penna antica. Io leggevo quei pesanti fogli e sì, mi commuovevo, ma mai una volta poi trovai il coraggio di rispondere. Io parlavo bla bla bla, e lui scriveva ccccccccccc.
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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).