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Te piace lamentatte e il palcoscenico è petté


TE PIACE LAMENTATTE E IL PALCOSCENICO È PETTÉ. "Te piace lamentatte e...OLÉ... er palcoscenico è petté. Godi de sti pianti e, d'ubriacatte de ste lacrime pare quasi che te vanti. Temi da sto monno la scomparsa e nun accetti il ruolo de comparsa. Ma lo voi capì che tanto noi oscillamo tra infinito e nulla, e presto addà finì sta farsa, cominciata dentro a na culla e svaporita ar cielo come na bolla de sapone? E qui se pone la questione: Sitte piace lamentatte fallo, e tiette pure er palcoscenico petté. Ma nun ce rompe li cojoni che la vita è un pizzico e noi cemo da fà -cor beato commido- a falla passà. Rompite sto bozzolo de noia e vola su pell'aria come na farfalla. Respìrate sto giorno dar principio, che già dar pomeriggio sentirai che l'ali so pesanti e fanno male. Vìvete ogni giorno co passione come fosse carnevale. Ma ce devi stà: colla vita ogni scherzo vale". (A. Battantier, Er Manovella, 1987).



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UN ANGELO CADUTO IN VOLO. "Ahimè quando mi cimenterò con i mortali? Quando varcherò l'arena della vita? Ho paura di non essere accettato e, paradossalmente, questo mio disagio mi protegge dalle perigliose critiche esterne. Quel mio studiar da solo con la mente, solo contro il mondo, scardinare i binari, ricollocarli in una landa mia, sempre più desolata. L'isolamento nacque come autodifesa, ma divenne il mio peggior nemico, stringendo le idee fino a soffocarle, una ad una. Volavo alto nei cieli, continuando a scorgere errori oggettivi, quando invece meglio sarebbe stato assaporare le piccole gioie del cammin facendo, tuffandosi nella sublime imperfezione dell'essere finito". (A. Battantier, Piccoli Dei caduti in volo sulla terraferma, 2007).