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LA FIGLIA CHE NON DÀ PROBLEMI (La bambina dimenticata aveva appreso l'Equazione del Dolore e la Menzogna Necessaria)

La Bambina di Vetro era trasparente, la figlia che non dava problemi. 
La guardavano attraverso, come se fosse aria.  
I suoi bisogni erano ombre sul muro, e quando piangeva, lo faceva in silenzio.  

"Che brava," dicevano, "che matura." 

Ma la maturità è una prigione senza sbarre, sai quelle cose tipo è scrupolosa, affidabile, coscienziosa, tanto diligente da aver appreso presto l’Equazione del Dolore.

Imparò presto la matematica della sopravvivenza:  

Silenzio = Pace  
Bisogni espressi = Colpa  

Se tieni la bocca chiusa, nessuno ti punisce.  
Se non chiedi, non ti rifiutano.  
Ma il corpo non dimentica. Il corpo fa le somme e l'inconscio alla fine ti porta sempre il conto (M. Thompson Nati, 1970).

Eccolo il conto. All’inizio fu un mal di testa. Poi l’intestino che si contorceva. Poi la pelle che si ribellava, macchie rosse come grida soffocate.  

Il medico diceva: 
"Stress."  
Lei sorrideva: 
"Sto bene."  

Ma la verità era che il suo corpo aveva iniziato a divorarsi, perché nessuno l’aveva mai nutrita davvero.  

Ed ecco la Menzogna Necessaria. 
La chiamavano "forte".  
Ma la forza è un’invenzione di chi non vuole sostenere.  
Le avevano insegnato a mentire:  
"Grazie, non ho bisogno di niente."  
"Non preoccuparti per me."  
E così, mentre tutti si appoggiavano a lei,  
lei affondava.  

Fu la prima figlia, o la seconda, o l’unica. Non importa.  
Ciò che conta è il ruolo: il pilastro, la mediatrice, l’adulta in miniatura.  
Le diedero una maschera di ceramica -Perfetta!- e lei la indossò così a lungo che la pelle sotto marcì.  

E poi un giorno, all’improvviso, la rabbia.  
Una furia cieca, senza indirizzo.  
Perché nessuno l’aveva mai protetta.  
Perché le avevano rubato l’infanzia e ora le chiedevano  
di regalare anche la vecchiaia.  
"Basta," disse.  
Ma la parola le uscì come un rantolo.  

Forse era tardi.  
Forse no.  
Ma finalmente si sedette e scrisse: 
 
"Io esisto.  
Non sono un sostegno.  
Non sono un muro.  
Sono una persona  
e mi fa male."

Il corpo non è una macchina.  
È una storia.  
E la sua storia era piena di capitoli strappati.  
Ma ora, finalmente, li stava recuperando:  
la bambina che piangeva, l’adolescente che tremava,  
la donna che imparava a dire "No".  

E quando i genitori dissero: 
"Come sei egoista,"  
lei non rispose.  
Perché capì che quelle parole  
erano solo l’ultimo tentativo  
di rimetterla in gabbia.  
Ma io non ci sto più!

Allora guardò quella bambina dentro di sé  
e le disse:  

"Non devi più portare il mondo sulle spalle.  
Non devi più comprimere il tuo cuore per fare spazio agli altri.  
Sei libera.  
Sei stata libera da sempre.  
Apri gli occhi  
e cammina." 


Post-scriptum
Siamo in tante, sorella.  
Ma ora sappiamo.  
E non siamo più sole.

(A. Battantier, Memorie di un amore, Giada, Mip Lab, 9/24. Art by Stephen Stadif)

#memoriediunamore 
#stephenstadif 
#MIPLab 


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