11.9.16

EPPERÒ IL JAZZ ABITA QUA. LA BOMBA

LA BOMBA. "La fine. Quando arriva la bomba essa è partita da lontano, da prima. È che uno spera non scoppi, o che scoppi un poco più in là dall'anima troppo infranta ferocemente, già dilaniata di suo. Il dolore della bomba parte da lontano, da prima. Potevamo capire? Anticipare, prevedere? La fine non è quando qualcuno sta andando via. La fine è quando si capisce. Amore, amore, amore. Le proiezioni di caricature, le aspettative disattese semplicemente perché diverse. Alle volte si aspetta un autobus alla stessa fermata. Ma se uno prende il 32 e l'altro il 23 (bucio de culo), cosa abbiamo condiviso? La stessa fermata, per qualche tempo, magari riparandoci dalla pioggia, scambiandoci un panino o una musichetta là-là-là. Alle volte serve solo un pizzico di forza in più per dire basta. La bomba è esplosa e quindi? E quindi raccogliamo i frammenti, e se manca qualcosa è perché dobbiamo cercarla, ancora, nel mondo. Polvere, polvere e macerie. Quando manca l’aria io lo so che passerà. Piove fuori e dentro me, un altro sogno se ne va, la pioggia se lo porta via. Ma qualcosa resterà. La paura, certo, ma anche il vuoto da riempire, ancora, con la vita. Alle volte si rinuncia alla vita, proprio quando ci si aggrappa disperatamente. Ad esempio se io mi aggrappo ad una bomba, essa mi fa volare, per un po'. Ma non è la vita. Non sempre ci si aggrappa alla vita giusta". (Epperò il jazz vive qui, 2016, ABSDPH).