8.6.16

QUANDO TI FRACASSEREI IL CRANIO A FUCILATE

"Quando ti fracasserei il cranio a fucilate, e di già penso alle mie granate in volo, temo la mia ira e penso a ciò che potrei ancora donarti. E resto muto perché, fiumi d'amore porto nel cuore. Quando ti fracasserei il cranio a fucilate, imputo alla mia fragilità, alle mie debolezze, alle mie imperfezioni, all'impeto mio, e tutto rompo e distruggo e mi si mette sotto sopra il cervello. Donami tempo, e un metro nuovo per non giudicare il mondo. Tremo al pensiero della morte senza amore, come ho potuto rovinare tutto? Potremmo morire tra due ore, meglio non sarebbe abbracciarci e guardare fotografie dei vivi a casa? In questo angolo remoto penso a coloro che inutilmente perirono, potremmo permutare fucili con parole e strette di mano, potremmo rompere incantesimi con carne di mulo. Non temere, il ritmo del cannone è per ballare, potremmo imitare il meglio di noi, in omaggio a coloro che inutilmente perirono prima di noi. Si alza il fumo in trincea, sia l'ultimo spirito a volare via in cielo". (Torre Toblim, Toblinger Knoten, estate 1916. A. Battantier, 1987).