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LA MIA CONVERSIONE AL VEGANESIMO

"Avevo 26 anni. Ricordo la mia conversione al veganesimo, quando compresi che la carne è il corpo morto di qualcuno che avrebbe desiderato continuare a vivere. Mi ero persa nel bosco, sul Monte Amiata, con il mio ragazzo. Camminammo 3 ore, forse più, cercando more e bevendo acqua a una fontana. In serata giungemmo in un insperato chioschetto, al limitar del bosco. C'era un cartello giallo, con una scritta nera, diceva: FERRAGOSTO, OGGI LASAGNE E ABBACCHIO. Io esclamai affamata: "Dai Mirko, entriamo, anche se il chiosco è misero, ci voleva". Un anziano dalla folta barba, che anni dopo ho riprovato a disegnare, se ne stava appoggiato ad una staccionata ed esclamò, senza guardarci: "È sempre misero un posto in cui si serve un abbacchio. Ovvero, un agnellino giovane, un lattante, destinato fin dalla nascita al macello". Poi si allontanò. Entrai, mangiai del cocomero, solo cocomero. E da quel giorno qualcosa cambio per sempre in me". (A. Battantier, Memorie di un amore, 2018, Anima Lisa, 44 anni).

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LEGGEREZZA

LEGGEREZZA. "Lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. Sabbie mobili cercano di risucchiarti nella paura. Cammina nella leggerezza, tesoro mio".

IL SIGNIFICATO

"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE

CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...

GLI UOMINI A MOTORE

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...