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E POI DISSE IL MAGO

Eccolo lì, Gianni il Mago, appoggiato alla ringhiera della banchina Ichnusa.   Lo chiamavano così gli amici perché si era iscritto a un corso online di magia e si allenava con loro in attesa di grandi trionfi in teatri rinomati.   Ora era un romantico in attesa. Guardava l'orizzonte, Luna Rossa là dietro, con i suoi scafi milionari. Top secret, non si poteva entrare nei cantieri: tanta tecnologia iper-sofisticata per vincere una coppa che, alla fine, è solo un calice d'argento per miliardari annoiati. Gianni spera. Spera che lei, l'amica Sarah, inciampi nel suo stesso identico sentimento. Gianni è stanco. Stanco di sopravviversi a Quartu Sant'Elena. La sua è una stanchezza passiva, capite? Una resa in attesa di un miracolo: che la sua amica si svegli una mattina e pensi: "Ma sì, e se mi accoppiassi con quel bel soprammobile parlante che mi racconta le sue poesie mentre sorseggio uno Spritz?" Gianni non agisce, non ancora. Lui attende. Ha trasformato la speranz...
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NUMERI AL LOTTO (a volte, quando non vinci, vinci)

Avevo sette anni quando nonno se ne andò su qualche stella. Mi annusavo la sua giacca, quella con l’odore di tabacco e mentine. Nella tasca interna trovai un foglietto a quadretti, piegato in quattro. C’erano diciotto numeri, scritti a matita, uno dopo l’altro: 47 21 19 17 15 16 20 13 11 10 9 8 7 6 5 4 1 2 3. Non erano numeri per il lotto, almeno non solo. Erano una scala che scendeva a salti. La ricostruii con nonna e un po' mamma. Quarantasette fu facile, nonna disse che nonno lo giocava sempre da quando i medici gli dissero del grande male. Ventuno l’età del militare, diciannove il primo bacio, diciassette la moto, quindici la fuga. Poi il salto strano: sedici e venti, gli anni dei figli nati storti e poi raddrizzati. Tredici la guerra, undici il pane nero. E giù, giù fino a 1 2 3. Per lui non era l’inizio ma la fine del respiro: uno, due, tre, si ricomincia. Mancavano il 12, il 14, il 18: i gradini che non aveva mai voluto calpestare, i buchi neri della sua vita. Zia Elvira,...

QUANTUM NON DATUR (L'amore e la meccanica quantistica)

Lanci una palla contro il muro, la palla torna indietro. Logico.  La meccanica quantistica ti dice che una particella, a volte, non torna indietro. Non scavalca, non sfonda, semplicemente, appare dall’altra parte. Un passaggio segreto nella materia, un’eccezione alla regola del rimbalzo. L’amore di coppia, per come lo immagino, è spesso una questione di palle e di muri.  Io lancio una parola, un gesto, un’esigenza. Tu sei il mio muro: la respingi, la fai tornare indietro, a volte con violenza, a volte dolcemente.  Impariamo la fisica del rimbalzo fin da bambini: a ogni azione, una reazione. Se ti amo, mi ami. Se ti ferisco, mi ferisci. Se parlo, rispondi.  Costruiamo la nostra vita insieme su questa meccanica rassicurante, prevedibile, a volte estenuante. E poi c’è l’altro fenomeno, quello che non torna. Succede quando in una coppia, all’improvviso, qualcosa di mio appare in te, senza che io l’abbia lanciato.  Un pensiero che avevo formulato a metà, una paura ch...

NUOVA FORMA

Non ricomporremo il vaso com’era.   I cocci non si baciano più.   Ma con le dita lente come il mare dentro di noi, proviamo e riproviamo un mosaico storto: la crepa d’oro, il vuoto che lascia respirare, l'edera nata dal punto in cui tremolava  la vecchia porcellana. La terra si spacca per fare spazio a un seme che farà fiorire il cielo. Non dobbiamo trovare i pezzi giusti: che nasca nuova geometria.   Tu porta un braccio, io una radice. Tanto non ridiventeremo interi ma saremo quel ramo che si innesta su un tronco che non c’è. Utile è il gesto,  la mano che non cerca di chiudere.   Non si torna come prima,  amare non è un incastro,  è rarissima pioggia che dà forma alle pietre. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 8/26) #memoriediunamore #miplab

LA SERA DEI FUOCHI

Mirko, tredici anni, scarpe da ginnastica con la suola che si apre come una bocca affamata. Suo padre non c'è, sua madre lavora in una mensa e torna a casa la sera con le caviglie gonfie e un odore di sugo e disinfettante attaccato ai vestiti. La sera dei fuochi, Mirko è sul balcone, il ferro arrugginito che gli segna i palmi. In lontananza, il cielo si squarcia in un cespuglio di scintille rosse e verdi. Rumore di botti, secco. Sua madre alza gli occhi dal divano, senza alzare la testa. “Sara' il bar sotto i portici, quello delle feste di compleanno. Gente che paga per far bum. Meglio che pensare al resto.” Mirko annuisce. Sa tutto del resto. Il resto è piazza Bengasi, a due passi, dove gli spacciatori non hanno bisogno di fuochi per avvisare che la roba è arrivata. La roba è sempre arrivata, è lì da prima che lui nascesse, posata sulle panchine. Il resto sono le sirene dei carabinieri alle due di notte, le retate, i cittadini di Borgo San Pietro. Mirko ha imparato a legge...

NAUFRAGI D'AMORE (L'amore è un incidente dove a volte nessuno si fa troppo male. Ma è pur vero che chi getta semi al vento farà fiorire il cielo)

Pensavo di portare dentro abissi che nessuno vedeva. Poi ho scoperto che la maggior parte di questi abissi erano pozzanghere. Si vocifera che’anima trova sempre il modo di tornare calma. Fortuna esiste la reincarnazione, poiché non bastano 7 vite per tornare calmi. Alle volte il tempo non guarisce un bel niente, semplicemente cicatrizza. E si confonde il callo con la saggezza.  Qualcuno parla di amore come fosse un puzzle, affermando che i pezzi si possono ricomporre.  Qualcuno afferma che il gorgo non ci appartiene. Ma il gorgo forse è l'unica cosa che ci appartiene. Noi siamo il gorgo. Un risucchio di cliché, di aspettative deluse e di "e se fosse andata diversamente".  C'è chi ritiene di essere il mare calmo dopo la tempesta. Magari è la pozzanghera che riflette un cielo finto. L'amore non ricompone niente. L'amore è un incidente dove a volte nessuno si fa troppo male.  Tempo fa mi sono guardato allo specchio. Non ho trovato abissi. Ho trovato una persona s...

L'ODORE E IL SAPORE (all'improvviso, senza alcuno sforzo di volontà, non siamo più noi a ricordare, ma è il ricordo a possederci)

Un dettaglio nella memoria, le fotografie sbiadiscono ma l'olfatto e il gusto restano primordiali àncore alla vita passata. Per Proust l'edificio immenso del ricordo non poggia su fondamenta di pietra, ma su una briciola di madeleine sciolta nel tè. Arriva come un refolo di vento dalle scale, da una finestra dimenticata aperta. E all'improvviso, senza alcuno sforzo di volontà, non siamo più noi a ricordare, ma è il ricordo a possederci.  Siamo i testimoni inerti di un passato che torna, non come un album da sfogliare ma come un'atmosfera in cui siamo immersi fino al collo. Quale idea astratta può competere con la fedeltà caparbia di un odore?  L'odore della pioggia sull'erba d'estate in campagna, l’elicriso sulle rocce dell'isola amata, il sapore metallico dell'acqua dalla fontanella del parco, l’odore di pane da zio Vigliano e zia Teresa, il sentore di polvere e cera nella casa dei nonni.  L' archivio dell'esistenza non cataloga eventi ma st...