“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” (F. Nietzsche)
A volte penso che la paura più grande non sia quella di morire. È quella di non aver capito niente, mentre sei qua. Di aver guardato tutto, ma senza vedere. Cent’anni fa Erwin Schrödinger, in una baita, con una donna misteriosa (chissà com’era), scrive un’equazione. Schrödinger ci ha fatto capire che le cose più piccole dell’universo, gli elettroni, non stanno mai davvero in un posto preciso. Sono come una canzone. Una vibrazione. Una possibilità spalmata dappertutto, come un’emozione che senti arrivare ma non sai da dove. È solo quando tu decidi di guardare, di “misurare”, che questa canzone, -puf- diventa una nota precisa. Un puntino. Prima di lui, pensavano che l’elettrone fosse una pallina che girava, tipo pianetino. Zum zum zum, precisa. Bohr aveva messo dei “gradini” fissi all’energia, come una scala. Ma erano regole messe lì un po’ a caso, per far tornare i conti. Schrödinger, invece, ha trovato la musica che fa suonare quella scala. Ha scoperto che i numeri interi, i “gra...