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IL GIORNO DELLA FELICITA’

Lo Yellow Day,  il giorno ufficialmente brevettato come il più felice dell’anno. Si celebra il 20 giugno, è contrapposto al Blue Monday, coincide con l'aumento delle ore di luce, il clima favorevole e l'avvicinarsi delle vacanze estive. Dite la verità: Ne sentivate il bisogno?  Deve sembrare tutto spontaneo, leggero, felice, anche se per raggiungere quell’effetto ci sono voluti quarantasette scatti e un esaurimento nervoso….lo scatto finale della vena. Una paziente mi ha detto: “per fare una foto che sembravo felice ci ho messo quasi un’ora, sono incazzata nera! Se qualcuno oggi mi dice A…lo sbrano”. Forse sarebbe stato meglio non fare la foto. Una story, un sorriso al momento giusto. Come se la felicità avesse bisogno di un notaio che timbri “approvato” altrimenti non vale. C’è chi cerca la felicità perfetta: sempre luminosa, sempre in tiro, pronta per essere mostrata.  Ma la felicità non è una gara del sorriso alle Olimpiadi del buonumore. La confusione è proprio questa...
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I FALSI MITI DELLE DIETE (e un poco di buon senso)

L’importante è consumare calorie nella giornata. Un chilo di grasso è circa 7.700 calorie: surplus per accumularlo, deficit per perderlo. Poi c’è chi promette miracoli, ma di solito ingrassa il suo conto. Il metabolismo varia di poche centinaia di calorie, non di migliaia, a parità di condizioni. A fare la differenza è il NEAT: l’energia spesa in gesti quotidiani (camminare, scale, stare in piedi). Levine dimostrò che può valere fino a 2.000 calorie in più al giorno. È il termostato nascosto. Preferiamo l’ora di corsa da esibire, ma salire scale o lavare i pavimenti incide più di quanto crediamo. Il corpo guarda il bilancio, e non le intenzioni. Costruiamo alibi: «Mangio poco ma ingrasso». Spesso è scarsa consapevolezza: ci muoviamo poco, sottostimiamo l’introito e sovrastimiamo l’attività. Il NEAT si assottiglia. Mangiar bene non è solo calcolo: il cibo è piacere. Privarsene scatena abbuffate. Equilibrio: concedersi uno strappo e compensare con più movimento, perché il bilancio si val...

LASCIAR VIVERE IL CACTUS E L’AMORE (Quando la premura soffoca e il controllo non è romanticismo: appunti per smettere di indagare e iniziare a fidarsi)

Alle volte l’ansia si traveste da crocerossina: ti controllavo il telefono come un detective della Omicidi, interpretavo ogni “ok” come una dichiarazione di guerra o qualche tuo sotterfugio, ogni abbraccio come un possibile addio.  Credevo fosse amore, mi aveva preso la mano fino ad autonominarmi amministratore del nostro protettorato emotivo.  Ero convinta che la premura fosse l’anticamera dell’amore. Più ti tenevo stretto, più scappavi; più scappavi, più stringevo e, insomma, il resto l'avete capito. La gelosia è la versione romantica del diritto di proprietà. Io ti facevo visitare la mia insicurezza ammobiliata e pretendevo che firmassi un contratto a vita.  La mia premura era così soffocante che anche le piante grasse mi schiattavano. Ho iniziato proprio dalle piante grasse, ho iniziato a dare meno acqua e a farle respirare, smettendo di rinfacciare.  Prima o poi bisogna capirlo che non sei il centro del mondo, e si può sempre imparare a offrire un bicchiere d’ac...

IO SONO FATTO COSI’ (Il senso della vita non è solo trovarsi, è costruirsi)

“Non si cresce mai abbastanza. Ho dedicato la mia vita al perfezionamento, che non vuol dire che poi diventi uno perfetto. Ma almeno a tagliarne i difetti che poi, se li riconosci e dici ‘io sono fatto così’ alla fine mi viene da dire ‘Sei uno stronzo’. Cosa vuol dire ‘io sono fatto così’? Nulla. Devi sempre cercare di migliorare te stesso. Devi cominciare a studiare il perché sei così. Ho dedicato tutta la mia vita a questo; più che alla musica devo dire.” (Franco Battiato) “Io sono fatto così” è la versione educata di “vaffanculo, sono cazzi miei, fatti i cazzi tuoi”. E’ il mantra di chi ha trasformato un difetto in un diritto.  Hai il dovere di tagliarti i difetti, non di esibirli come trofeo.  Il perfezionamento non è diventare perfetti -il perfezionismo è un incubo per nevrotici-  ma smettere di credere che la tua pigrizia sia un dato geologico.  La personalità non è un monolite, è un bucio de culo, impegno, sudore, fatica: allenamento.  “Sono fatto così” è...

NON SEMPRE LA SORPRESA È RIUSCITA (la manipolazione è un’arte che richiede solo vittime disposte a scusarsi. Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro)

Una torta con le candeline portata al buio, gli occhi che si spalancano, la risata di un bambino. C’è chi guarda la scena e invece di unirsi al coro si sente escluso dalla gioia, come se la torta fosse un rimprovero. Allora accusa: la crema è troppo dolce, le candeline colano la cera, e tu hai esagerato a farne troppa. Il giorno dopo ti spiegherà che eri tu a voler metterlo in imbarazzo. La manipolazione è un’arte che non richiede tele, solo vittime disposte a scusarsi. Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro: non attecchiscono. Non si tratta di ingratitudine, ma di un’allergia alla bellezza altrui. Perché un atto gentile, se non lo si sa ricevere, diventa uno specchio dove il sabotatore vede solo la propria polvere. Così, per non specchiarsi, rompe lo specchio. La famiglia felice che ride intorno al tavolo è un giardino: chi continua a calpestare le aiuole, alla fine, va accompagnato con delicatezza al cancello. Nessuna scena, solo il silenzio di un ...

QUANDO CHIUDE IL MONDO? (Amori al bar)

Ultimo bicchiere sul banco, sarà quello giusto? Si spengono le luci, restano quelle del retrobottega. Carlotta mi saluta, riesco a sentire il rumore delle sedie rovesciate sui tavoli. Carlotta conta le mance, ha già dimenticato il mio nome. Le chiedo: «Quando chiude il mondo?» Sorride: «Il mondo non chiude mai. Siamo noi che ce ne andiamo, sempre un minuto prima di quello che vorremmo.» La cassa suona una canzone, un vecchio pianoforte e due che si amavano senza sapere perché. Ora è solo un mobile. Il silenzio è pieno di parole che abbiamo dimenticato di dirci. L’orologio ha smesso di contarle. Sotto ad un lampione tento di abbracciare la mia ombra, un’altra forma d’amore. L’addio sembrava una porta socchiusa. Ma fu un addio coi fiocchi. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2015) #memoriediunamore #MIPLab #mthompsonnati

CARO PAPÀ TI AVEVO DATO PER CERTO

Ci sono parole che non ho detto, papà, rimaste sospese tra un giorno qualunque e un “poi” che credevo infinito.  Il “poi” non ha fondo, lo riempi di rimandi come una valigia, e quando la valigia si chiude il treno se n'è andato. Ho incontrato la malinconia su di una panchina, è arrivata in punta di piedi, educata. Poi ha iniziato a svuotarmi i cassetti, uno alla volta, e mi chiede scusa mentre mi smonta la casa.  Ti ho dato per certo, avevo scambiato la tua presenza per una legge di natura, come il cielo sopra la testa. Anche il cielo spegne la luce, ho alzato gli occhi e ho trovato il buio. Ho incontrato il dolore. Non urla. Si siede sul bordo del letto, sfoglia i vecchi biglietti dell’autobus  e liste della spesa che conservavi. Ho incontrato la depressione, è una parentesi che qualcuno ha dimenticato di chiudere: dentro, il mondo si rimpicciolisce, resta un dettaglio.  Ho con me il tuo ultimo regalo dai cinesi: un portachiavi, quel pesciolino di plastica che finge...