Aveva gli occhi bendati e il cappio al collo. La folla aveva il suo posto, la legge il suo orologio. Mancavano pochi istanti. In Iran, nel 2014, la morte aveva una procedura: si poteva assistere, si poteva perfino spingere lo sgabello. La chiamavano giustizia: un figlio tolto, un altro figlio da togliere. Il conto non torna mai, ma si continua a sommare. Samereh, per sette anni, aveva voluto la morte di Balal. A volte, chi perdona troppo presto teme di aver amato poco. Poi, pochi giorni prima, suo figlio Abdollah le apparve in sogno. Il ragazzo le chiedeva di non vendicarsi. Si trovava nel cortile esterno di un tribunale; i morti giocavano a calcio. Balal implorava. Aveva diciannove anni quando uccise. Samereh salì sul rialzo. Lo schiaffo fu breve, quasi domestico, ma scaricò sette anni. Poi la madre disse: «Perdono». Suo marito tolse la corda. La madre di Balal arrivò; le due donne piansero insieme. Le fotografie fecero il giro del mondo. Ma il perdono non è un’amnesia. Balal restò in...
Oggi parliamo di falsi amici che ti fanno la morale e ti consegnano l’esame di coscienza con porta sbattuta. Mia nonna diceva: accogli un rimprovero giusto per giustizia, uno sbagliato per umiltà. Ma il moralista non cerca giustizia: cerca un pulpito. Si crede specchio e, chi si presenta come specchio, nasconde un peccato in vetrina. Il mondo umano somiglia ai funghi: ottimi, commestibili, tossici, velenosi. Basta riconoscerli: meglio se il funghetto si dichiara. L’amico falso ti ama finché lo applaudi; la coda di paglia basta sfiorarla. Rispettare i credi altrui è civiltà; pretendere l’esame di coscienza è maleducazione con ambizioni da tribunale. L’ipocrita non mente: recita con sincerità. Hai provato, ascoltato, fatto abbastanza? Ora basta: lascia che si esaminino tra loro. (A. Battantier, Mip Lab, 10/26, Emanuela) #memoriediunamore #MIPLab