Tutti abbiamo un ruolo, il mondo è un palcoscenico dove la maschera aderisce al volto così bene che poi non si stacca più. C’è chi fa l’avvoltoio - e lo fa con dolo, con intenzione- o la jena, ridendo della carcassa altrui. Io no. Io ho scelto il camaleonte. Non per viltà, ma per un’intuizione chimica: l’identità è un precipitato instabile. Cambio colore, aderisco allo sfondo, divento il ramo, la foglia, la corteccia di chi mi sta accanto. Sparisco. E in questo sparire scopro la libertà di non esserci del tutto. Proprio il camaleonte, quello che sembra non avere un centro, forse è l’unico che di centri ne ha mille, e li attraversa con la leggerezza di chi sa che ogni ruolo è un prestito. Prendere sul serio una sola maschera è la via più rapida per l’infelicità. Qual è il nostro ruolo nel mondo? Utile è imparare l’arte di cambiare pelle senza strapparsi. Sapersi adattare è comprensione profonda che il sé è un’ipotesi, mai una tesi. Qualcuno lo chiama opportunismo. Il camaleonte ma...
SE L'È CERCATA (un caso di bullismo adolescenziale. L'importanza di parlare. Il silenzio è il terreno di coltura del bullismo, la paura è un seme annaffiato dall’omertà)
Roma, un pomeriggio qualunque, Edoardo, un ragazzino di dodici anni, capelli lunghi e ricci castano chiaro. Poco prima, un gruppetto di sei o sette coetanei l’ha preso di mira, non lontano da un circolo con i tappeti elastici. I bulli arrivano in autobus da zone limitrofe, portano il branco come un accessorio, e scelgono corpi su cui esercitare sopraffazione. Edoardo ora ha ecchimosi sulla schiena, e dentro qualcosa di più silenzioso: la vergogna di essere stato scelto, il terrore di raccontare, quella ragnatela che dice «se l’è cercata» mentre lui non ha cercato niente, se non tornare a casa. Il bullismo non potrebbe esistere senza un gruppo che si costruisce un «noi» per annientare qualcun altro. È un’ebbrezza da branco che dura poco e poi si sgonfia, lasciando gli aggressori vuoti, perché hanno assaggiato l’illusione del potere e ne resteranno dipendenti. Edoardo però, con la sua innocenza, compie un gesto, parla. Si confida con un adulto che ascolta. Più tardi i genitori lo portera...