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E IN QUEL MOMENTO SCOPRIREMO CHE IL DOLORE, SIMILE A QUELLO DI MILIONI DI ALTRI ESSERI VIVENTI, SARÀ STATO TRASFORMATO IN UNA PROFONDA COMPRENSIONE E COMPASSIONE

Caro Millo, amico mio, sarebbe bello se la competizione non fosse con le altre persone.  Non possiamo misurare il nostro valore in base ai successi o fallimenti altrui, poiché ciò alimenta un orgoglio asfittico. Come si raccontava nei cartoni animati dei nostri tempi, il nostro avversario si stabilisce nelle cattive abitudini, nelle distrazioni incessanti, nelle insicurezze che ci bloccano e nella mancanza di allenamento alla disciplina. L'educazione gioca un ruolo cruciale.  Non si tratta solo di acquisire conoscenze, ma di imparare a collegare la mente al cuore.  Possiamo abbandonare quelle convinzioni di cui ci hanno farcito il cervello, quegli schemi di pensiero che ci impediscono di esplorare il nostro potenziale. Mi ero nascosto dietro l'illusione di essere in competizione con gli altri, Millo.  Ma la lotta è interna.  È una battaglia contro la paura e la stanchezza, contro l'inerzia che mi impedisce di agire.  Il tempo è breve, eppure c'è ancora qualcosa da fare.
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LA SOCIETÀ MALATA, IL RESPIRO, LA CAMPAGNA (meglio se in un'isola)

Osservo una società malata, intrappolata nelle sue ossessioni di omologazione e conformismo. La società si nutre di apparenze e pro forma, costringendo l'individuo in un perpetuo stato di alienazione.  La maggioranza silenziosa assai, quella massa indistinta che accetta passivamente le norme imposte, è un monito costante della difficoltà di fuggire da questa gabbia dorata.  Non si riesce facilmente a fuggire da questo labirinto di convenzioni e aspettative, dove ogni tentativo di ribellione è rapidamente soffocato dalla forza dell'abitudine e del conformismo. Solo se necessario, il manganello. C'è chi sente il bisogno di andare via lontano, di cercare un altrove che prometta silenzio e quiete.  La campagna, con i suoi ritmi lenti e il suo respiro profondo, rappresenta una via di fuga, un ritorno alla vita semplice.  In questo scenario, si percepisce il nulla come uno spazio di rigenerazione, dove si può riscoprire se stesso lontano dalle pressioni dalla società e dai rappor

IL NAUFRAGO E LA BOA

Galleggiavo sul mare in un silenzio infinito.  Il cielo, un vasto deserto azzurro punteggiato da una nuvola scura che si allontanava lentamente, portata via dal vento.  Non avrei voluto essere lì, aggrappato alla boa, eppure lì c'era, al momento, la salvezza. La notte sarebbe arrivata presto, avvolgendo tutto in un manto di mistero.  Le ombre sotto l'acqua, così visibili alla luce del giorno, sarebbero scomparse, sostituite da nuove ombre, più minacciose, invisibili.  Il faro troppo lontano lanciava i suoi deboli segnali. Non avrei potuto raggiungerlo, ne ero certo.  Ma c'era una cordicella, una sottile linea di speranza, che mi teneva legato alla boa. Il vento portava con sé l'odore della salsedine, un richiamo primordiale che mi faceva sentire parte di qualcosa di più grande, l'amore e la morte abbracciati. Non era il mare a farmi paura, ma ciò che rappresentava: l'immensità dell'esistenza, il mistero dell'essere, il continuo flusso della vita.  Toccav

CLELIA (Coraggiosa e ribelle)

C'era una volta, tanto tempo fa, a Roma, una ragazza coraggiosa e ribelle, Clelia. Un giorno, i Romani si trovarono in difficoltà contro un re potente, Porsenna.  Per cercare di fare pace, i Romani decisero di inviare alcuni ostaggi a Porsenna, e tra questi c'era anche Clelia. Clelia, nonostante fosse molto giovane, aveva un cuore pieno di coraggio e un grande senso della giustizia.  Non poteva sopportare l'idea di essere prigioniera e, soprattutto, voleva salvare le altre ragazze romane che erano ostaggi come lei.  Una notte Clelia riuscì a sfuggire alla sorveglianza dei soldati e, con un gruppo di altre ragazze, si gettò nel fiume Tevere. Il Tevere era un fiume largo e con correnti forti, ma Clelia non si lasciò scoraggiare.  Nuotò con tutta la sua forza, guidando le altre ragazze verso la libertà.  Dopo una traversata faticosa e pericolosa, Clelia e le sue compagne riuscirono a raggiungere la riva romana del fiume.  La loro fuga fu un atto di straordinario coraggio e det

IL DEPRESSO (La depressione)

"Il depresso è un’anima instabile, luttuosa, morta.  Non ci vuole molto ad essere depressi.  Basta un po’ di luna storta, un vento che non è gradevole, una persona non sincera, qualche colpo di sfortuna.  Il depresso può avere anche un amico, un poveraccio incolpevole, che si dà un gran da fare per vederlo sorridere.  Ma il depresso no, non ride, e l’amico volenteroso finisce per morire sconfitto. Si comincia da bimbi ad essere depressi. Da grandi si diventa perfidi.  E intorno a lui muoiono persone che tentano di salvarlo e finalmente, dopo aver distrutto un intero mondo di eroi, il depresso rimane felice: è finalmente libero.  Il depresso ti annienta, ti uccide, ma finalmente ride". (Alda Merini) *** Alda Merini, con la sua capacità di esplorare l'animo umano (e la sua esperienza "sul campo") descrive il depresso come "un’anima instabile, luttuosa, morta."  Queste parole, pur essendo in parte iperboliche, toccano un aspetto cruciale della depressione

RICORDI CON PAPÀ: QUANDO GIOCAVO CON LE MACCHINETTE SULLE STRADE DELLA FANTASIA

Ricordo ancora quei pomeriggi d'estate, quando il sole era alto e il calore sembrava sciogliere ogni cosa.  Io e i miei fratelli aspettavamo che nostro padre finisse di lavorare.  Appena varcava la soglia di casa, con un sorriso che gli illuminava il viso, ci portava nel cortile.  Lì, armato di gessetti colorati, iniziava il nostro gioco preferito. Nostro padre tracciava linee, rotonde, frecce e attraversamenti pedonali su quel pavimento di cemento e piastrelle. Creava città in miniatura, strade intricate che attraversavano il nostro piccolo mondo.  Era un vero divertimento, passavamo le ore per le strade della nostra fantasia, rincorrendo il suono delle ruote delle nostre macchinine.  Ogni curva, ogni incrocio era una nuova avventura.  Seguivamo il codice della strada che papà ci spiegava con pazienza e, se sgaravamo, ci faceva la multa.  Ma quelle multe erano solo un pretesto per farci sorridere, per insegnarci senza mai farci sentire in colpa. La vera poliziotta, però, era nostr

CAICILIO E TERENTIANO (Ritornare in terra)

Avete presente quei momenti in cui si rispolverano testi antichi, sperando di trovare una qualche saggezza dimenticata?  Mi è venuto in mente Terentiano e probabilmente oggi avrebbe scrollato le spalle e avrebbe detto qualcosa tipo: "Non vale la pena di preoccuparsi troppo. I tempi cambiano e con essi le nostre preoccupazioni".  Gli antichi maestri avevano questa ossessione per l'elevatezza, il valore, la nobiltà d'animo morale, intellettuale, spirituale. E oggi che direbbero di noi moderni, siamo cambiati o forse non siamo davvero così diversi?  Magari abbiamo solo cambiato gli oggetti delle nostre ossessioni. Oggi, forse, parliamo meno di elevatezza e più di altre misure: successo, produttività, follower su Instagram e pollici in su. In fondo, non è sempre la stessa cosa? Un po' scherzo epperò ci si affanna tanto per inseguire questi ideali, per scalare queste montagne immaginarie, solo per scoprire che, una volta in cima, la vista non è poi così diversa da quel