Nel Bosco dei Pini Argentati, dove la luna sembra un cucchiaio d'argento e le stelle sono briciole di pane gettate lassù per i piccoli orsi affamati, viveva il lupo Astolfo. Gli altri lupi del branco amavano ululare forte e rotolarsi insieme nel fango . Ma Astolfo amava il silenzio. Quel silenzio profumato di muschio e foglie bagnate, che sembra una coperta di piume quando la notte ti avvolge. Si sedeva su una roccia, con le zampe incrociate, e ascoltava il silenzio. Che poi non era poi così silenzioso. C'erano i fruscii dei ricci che si giravano nel letto di foglie, il respiro del vento tra i rami, e ogni tanto il battito del cuore di una farfalla che sognava di volare. Un giorno arrivarono uomini con fucili lunghi e il cuore corto. Per loro il bosco era una cosa da comandare. Astolfo scappò tra i cespugli di more, scappò tra i lamponi che sembravano piccole gocce di sangue, scappò più veloce del vento. Senza fare rumore. Perché il silenzio ti fa diventare invis...
L’odore dei pennarelli e della pioggia sulle giacche appese. Fuori, il cortile della scuola è un rettangolo grigio. Lei è seduta alla cattedra, le mani ferme sulla superficie liscia del legno. Il telefono vibra. Numero sconosciuto. Lo sa, però. È sempre lei. Risponde. La voce dell’altra è calda, professionale, la voce di una collega che chiede del programma di scienze. Poi, a metà frase, scivola. “L’altra sera, in pista. Sono passata lì vicino apposta. Per farmi notare. E per vederti.” Silenzio. L’eco lontano di un pallone che batte contro il muro. Una chiamata come tante, pensa. Le loro chiamate. Fatte di stuzzichi, di domande che non aspettano risposta, di un filo che si tende fino a diventare tagliente. Poi, il clic. L’altra la blocca. Di nuovo. Ora l’aula è immobile. Lei guarda lo schermo nero. “Perché devi fare sempre così?” lo scrive nel blocco note del telefono, perché non c’è altro posto. “Mi chiami, scombussoli tutto. Per te è una semplice chiamata. Parlare ‘normalmente’, ...