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NON SEMPRE LA SORPRESA È RIUSCITA (la manipolazione è un’arte che richiede solo vittime disposte a scusarsi. Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro)

Una torta con le candeline portata al buio, gli occhi che si spalancano, la risata di un bambino. C’è chi guarda la scena e invece di unirsi al coro si sente escluso dalla gioia, come se la torta fosse un rimprovero. Allora accusa: la crema è troppo dolce, le candeline colano la cera, e tu hai esagerato a farne troppa. Il giorno dopo ti spiegherà che eri tu a voler metterlo in imbarazzo. La manipolazione è un’arte che non richiede tele, solo vittime disposte a scusarsi. Ho imparato che certi gesti belli sono come semi lanciati su un vetro: non attecchiscono. Non si tratta di ingratitudine, ma di un’allergia alla bellezza altrui. Perché un atto gentile, se non lo si sa ricevere, diventa uno specchio dove il sabotatore vede solo la propria polvere. Così, per non specchiarsi, rompe lo specchio. La famiglia felice che ride intorno al tavolo è un giardino: chi continua a calpestare le aiuole, alla fine, va accompagnato con delicatezza al cancello. Nessuna scena, solo il silenzio di un ...
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QUANDO CHIUDE IL MONDO? (Amori al bar)

Ultimo bicchiere sul banco, sarà quello giusto? Si spengono le luci, restano quelle del retrobottega. Carlotta mi saluta, riesco a sentire il rumore delle sedie rovesciate sui tavoli. Carlotta conta le mance, ha già dimenticato il mio nome. Le chiedo: «Quando chiude il mondo?» Sorride: «Il mondo non chiude mai. Siamo noi che ce ne andiamo, sempre un minuto prima di quello che vorremmo.» La cassa suona una canzone, un vecchio pianoforte e due che si amavano senza sapere perché. Ora è solo un mobile. Il silenzio è pieno di parole che abbiamo dimenticato di dirci. L’orologio ha smesso di contarle. Sotto ad un lampione tento di abbracciare la mia ombra, un’altra forma d’amore. L’addio sembrava una porta socchiusa. Ma fu un addio coi fiocchi. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2015) #memoriediunamore #MIPLab #mthompsonnati

CARO PAPÀ TI AVEVO DATO PER CERTO

Ci sono parole che non ho detto, papà, rimaste sospese tra un giorno qualunque e un “poi” che credevo infinito.  Il “poi” non ha fondo, lo riempi di rimandi come una valigia, e quando la valigia si chiude il treno se n'è andato. Ho incontrato la malinconia su di una panchina, è arrivata in punta di piedi, educata. Poi ha iniziato a svuotarmi i cassetti, uno alla volta, e mi chiede scusa mentre mi smonta la casa.  Ti ho dato per certo, avevo scambiato la tua presenza per una legge di natura, come il cielo sopra la testa. Anche il cielo spegne la luce, ho alzato gli occhi e ho trovato il buio. Ho incontrato il dolore. Non urla. Si siede sul bordo del letto, sfoglia i vecchi biglietti dell’autobus  e liste della spesa che conservavi. Ho incontrato la depressione, è una parentesi che qualcuno ha dimenticato di chiudere: dentro, il mondo si rimpicciolisce, resta un dettaglio.  Ho con me il tuo ultimo regalo dai cinesi: un portachiavi, quel pesciolino di plastica che finge...

UN RIFLESSO ALLO SPECCHIO

Il bar non esiste più. Inseparabili, dicevamo, come le nostre ombre sul marciapiede. Mi illumina ancora, a tratti, quel sorriso così lontano.  Non dimenticherò mai il colore del buio. Ho soffiato polvere tra le labbra e il vetro. Un riflesso, era necessario? La mano cercava l’altra mano. Dal bancone vuoto mi risponde Lloyd, non mi serve bourbon on the rocks ma un bicchiere d’acqua offerto a chi non tornerà, unica eredità del temporale, il resto di un naufragio -limpido- la trasparenza non consola, non toglie la sete.  Fu un silenzio da riempire con cura, una pausa tra due dimenticanze, un modesto addio a portata di mano, un rituale senza fede.  Cinque lettere, non ha radici ma trattiene il cielo. Sto per piangere. Poi io posai il bicchiere e il rumore mi svegliò. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2024) #memoriediunamore  #MIPLab 

LA MOTIVAZIONE: LA PIÙ GRANDE TRUFFA DEL MARKETING ESISTENZIALE? (Memorie di un adolescente inquieto e breve omaggio alle Arti Marziali)

L'inizio sta sempre nel conoscere e valutare le proprie capacità, in base ai propri limiti e poi evolversi. Bella frase, da scrivere nel biscotto della fortuna.  Ho toppato molto in questi ultimi anni, la vita mi sembrava finita ma lo psicologo mi ha detto:  “E che cazzo figliolo!!! Hai solo 21 anni!”.  E’ vero, non ci avevo pensato. Forse, in previsione della mia ripresa di studi, questo atteggiamento non me lo posso permettere.  E’ che non credo molto alla motivazione, non lo so, che vi devo dire, non mi convince.  Ti dicono: “Trova la tua passione!”.  Ma quale passione, se sei precario anche nei sogni?  La Gioventù: l’età dell’oro in cui puoi tutto, purché tu sia flessibile, disposto a stage gratuiti e a sentirti dire che “il posto fisso è una gabbia”.  Mi arrivano in continuazione video motivazionali, eppure metto “NON MI INTERESSA!” Intanto ho scelto le arti marziali. Ma mica per diventare un guerriero, giusto per tirare calci al nulla. ...

E’ SOLO UN PASSERO (mica possono fare tutto loro!)

Mi chiamo Gian Maria e ho quasi sette anni. Oggi ho letto un racconto e ho capito che la Terra sta male. Continua a girare ma sta tanto male. Le maestre ci hanno detto che dobbiamo salvare il pianeta. Io ho guardato un passero. Ma il passero è un uccellino, salta, cerca semi, fa cose da passero. E’ piccolo, è solo un passero. In campagna da papà ho visto una volpe. Anche lei faceva la volpe. E che deve fare? Mica possono fare tutto loro! Nessun animale può salvare il mondo. Ma, aspetta, noi anche siamo animali, anzi, siamo scimmie. Ce l’ha detto il signor Millo Peg, che viene in classe a parlarci della natura. Chi dovrebbe salvare la Terra? Noi. Gli esseri umani dicono sempre di essere superiori. Più intelligenti e più importanti. Epperò se siamo così bravi, perché aspettiamo gli uccellini per aggiustare quello che abbiamo rotto? Io se rovescio il latte di riso sul tavolo, mica aspetto che il gatto passa con uno straccio! Momò è un gatto molto simpatico ma mica è il suo lavoro. La...

GLI ANNI CRESCONO O DIMINUISCONO? (Invecchiare è un lusso che non tutti possono permettersi)

Tra poco compio 56 anni. Sul tavolo c’è un barattolo di olive. Le conto: sette. Poi guardo la data sul calendario, e le dita fanno il conto alla rovescia senza che nessuno le abbia chiamate. Gli anni crescono o diminuiscono? Bella domanda. Aggiungo candeline sulla torta e sottraggo respiri nel mio diario a quadretti: da un lato la colonna dei “già stati”, che si allunga ingombrante; dall’altro quella dei “forse ancora”, che si accorcia con educazione discreta (ma come m'ha detto il mio amico Matteo, sento dentro una farfalla che s’è rotta il cazzo!). Epperò se inverto il foglio, i numeri non litigano: sono la stessa cifra, solo letta da due sponde diverse. Ecco perché il conto torna sempre, ma non dà mai resto. Mio padre diceva che invecchiare è un lusso che non tutti possono permettersi. Lo ripetevo a memoria, come una poesia di cui non capisci il peso. Finché le olive stanno nel barattolo, sei ricco. Poi le conti, e scopri che la ricchezza è solo un modo più raffinato per tener l...