Ci sono parole che non ho detto, papà, rimaste sospese tra un giorno qualunque e un “poi” che credevo infinito. Il “poi” non ha fondo, lo riempi di rimandi come una valigia, e quando la valigia si chiude il treno se n'è andato. Ho incontrato la malinconia su di una panchina, è arrivata in punta di piedi, educata. Poi ha iniziato a svuotarmi i cassetti, uno alla volta, e mi chiede scusa mentre mi smonta la casa. Ti ho dato per certo, avevo scambiato la tua presenza per una legge di natura, come il cielo sopra la testa. Anche il cielo spegne la luce, ho alzato gli occhi e ho trovato il buio. Ho incontrato il dolore. Non urla. Si siede sul bordo del letto, sfoglia i vecchi biglietti dell’autobus e liste della spesa che conservavi. Ho incontrato la depressione, è una parentesi che qualcuno ha dimenticato di chiudere: dentro, il mondo si rimpicciolisce, resta un dettaglio. Ho con me il tuo ultimo regalo dai cinesi: un portachiavi, quel pesciolino di plastica che finge...
Il bar non esiste più. Inseparabili, dicevamo, come le nostre ombre sul marciapiede. Mi illumina ancora, a tratti, quel sorriso così lontano. Non dimenticherò mai il colore del buio. Ho soffiato polvere tra le labbra e il vetro. Un riflesso, era necessario? La mano cercava l’altra mano. Dal bancone vuoto mi risponde Lloyd, non mi serve bourbon on the rocks ma un bicchiere d’acqua offerto a chi non tornerà, unica eredità del temporale, il resto di un naufragio -limpido- la trasparenza non consola, non toglie la sete. Fu un silenzio da riempire con cura, una pausa tra due dimenticanze, un modesto addio a portata di mano, un rituale senza fede. Cinque lettere, non ha radici ma trattiene il cielo. Sto per piangere. Poi io posai il bicchiere e il rumore mi svegliò. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 2024) #memoriediunamore #MIPLab