Il padre compra una granita alla fragola, la posa sul tavolino senza dire niente. Lei conta i cucchiaini: due. La madre ha già cominciato a parlare del traffico, degli asciugamani, di come il sale fa bene alla pelle, e intanto le accarezza la nuca con il palmo. Nessuno ha detto aborto. Hanno detto interruzione, un blackout, un tram che salta la fermata. Lei, diciassette anni, ha pensato alle interruzioni pubblicitarie e al filo del film che si perdeva. Adesso il filo era lei, e il film era un altro. Sua madre ha pianto una volta sola, di nascosto, nel bagno dell’autogrill, tra il rumore della piadina scaldata e la macchinetta del caffè. Suo padre ha comprato un portachiavi con la Trinacria. A cena gliel’ha messo davanti, sul tovagliolo: «Tieni, per le chiavi di casa che avevi perso.» Lei ha capito: qualsiasi casa sarà ancora sua. Un padre è questo: un pilastro che parla poco ma fa ombra nei pomeriggi siciliani. Sul balcone, di notte, il silenzio di là dalla porta sembrava un...
I BAMBINI NON DISCRIMINANO, A MENO CHE NON ABBIANO GENITORI CHE GLIELO INSEGNINO (sapevano già tutto: che l’altro esiste, ed è sufficiente)
Ho visto al parco due bambini che non si conoscevano. Uno aveva una pallina, l’altro un sasso che per lui era una rana. Non parlavano la stessa lingua, ma ridevano insieme. Poi si sono scambiati i giochi: il sasso diventava pallina, la pallina sasso. Nessuno ha detto “non vale”, nessuno ha chiesto “da dove vieni?”. Da dove nasce questa trasparenza? Non dall’innocenza, ma da un’attenzione che gli adulti perdono, distratti dal catasto delle differenze. Il bambino vede il colore della pelle come una variante della luce, la voce, l’accento come dati di un paesaggio senza mappe. La mappa la disegnano i grandi. I bambini discriminano: distinguono il dolce dal salato, ma senza valore morale. (Ricordo un educatore che, non riuscendo a leggere un nome indiano, disse: “Ma che sò sti nomi complicati… perché nun lo chiami Mario che stàmo in Italia!?”). Lo impariamo ascoltando: un genitore che arriccia la bocca, ed ecco il virus. È apprendimento sociale, polvere sullo specchio. Se non la togli, div...