Comincia il giorno e hai già mal di testa. Scopri che le parole gentili esitano, si fermano, quando il bisogno di te finisce. Ci si alza, ci si prepara, senza fretta, con calma, come chi non deve più affrettarsi: non c’è più bisogno di te. E in quello sguardo non vedi nulla, nessun segno d’amore dietro le lacrime, lacrime per nessuno, un amore che doveva durare anni. Vuoi quella presenza, ne hai bisogno, e ancora non credi alle parole quando dicono che quell’amore è finito. Pensi che ci sia ancora bisogno di te. Tu resti a casa, qualcuno esce. Dice che tempo fa conosceva qualcuno, ma ora quel qualcuno non c’è più. Non c’è più bisogno. Comincia il giorno, e hai già mal di testa. Ci saranno momenti in cui tutte le cose dette ti riempiranno la testa. E tu non potrai dimenticare. (Memorie di una canzone, Memorie di un amore, MIp Lab, 2007, For no one, The Beatles) #thebeatles #memoriediunacanzone #memoriediunamore #MIPLab
La spiaggia era tutta infilzata di ombrelloni, e sotto gli ombrelloni c’erano pance, braccia, cosce, costumi che chiedevano pietà, bambini che urlavano e radio che si sfidavano a colpi di decibel: un cantante straziato da un altoparlante, un jingle che prometteva salsicce e salvagenti, una voce gridava “Wanda!” sopra un reggaeton, un tizio in tanga spalmava crema solare e sentenze sul meteo africano. Potevi chiuderti in te stesso, ma quel frastuono era un muro che entrava nei denti: non era un dettaglio, era il programma della giornata. Astolfo, detto Astò, si era presentato a Giulia come Astro: diciassette anni e una certa fiducia nelle metafore. Le parlò della luna, della poesia di Leopardi, del fatto che forse il cielo è solo un modo elegante per non guardarsi i piedi. Giulia ascoltava come si ascolta un ventilatore: utile, ma non decisivo. Poi Giulia, forse per toglierselo di torno, nominò Alex, ex più grande, studente di Fisica a Uppsala, futuro astrofisico; lui sì che ci capiva. ...