Un dettaglio nella memoria, le fotografie sbiadiscono ma l'olfatto e il gusto restano primordiali àncore alla vita passata. Per Proust l'edificio immenso del ricordo non poggia su fondamenta di pietra, ma su una briciola di madeleine sciolta nel tè. Arriva come un refolo di vento dalle scale, da una finestra dimenticata aperta. E all'improvviso, senza alcuno sforzo di volontà, non siamo più noi a ricordare, ma è il ricordo a possederci. Siamo i testimoni inerti di un passato che torna, non come un album da sfogliare ma come un'atmosfera in cui siamo immersi fino al collo. Quale idea astratta può competere con la fedeltà caparbia di un odore? L'odore della pioggia sull'erba d'estate in campagna, l’elicriso sulle rocce dell'isola amata, il sapore metallico dell'acqua dalla fontanella del parco, l’odore di pane da zio Vigliano e zia Teresa, il sentore di polvere e cera nella casa dei nonni. L' archivio dell'esistenza non cataloga eventi ma st...
Ti fissano con occhi storditi, pollice che scorre su uno schermo che vale come niente mille o duemila euro. Hanno smesso di parlare, emettono grugniti e monosillabi, come se il vocabolario fosse un'app a pagamento che si rifiutano di scaricare. Guai a staccargli la spina. Letteralmente. Perché il giorno in cui gli togli il caricabatterie, il caro pargolo che hai cresciuto a suon di "tutto per lui" si trasforma in uno psicopatico da film di serie B. Sono risucchiati dal digitale. O meglio, siamo stati noi a parcheggiarli davanti a un tablet all'età di due anni per poter guardare una serie in santa pace. E adesso piangiamo perché il mostro ci morde la mano. La società ha creato dei piccoli imperatori analfabeti emotivi, convinti che la realtà sia un videogioco con il tasto "reset". Se la maestra gli dà un brutto voto, è colpa della maestra. Se il padre alza la voce, è violenza domestica. Ma se loro sfasciano una porta a calci perché la connessione lagga, è ...