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CAMMINARE: IL LOGORIO DELLA VITA MODERNA

CAMMINARE: IL LOGORIO DELLA VITA MODERNA (Camminare è una metafora della vita. Ti muovi, ti stanchi, arrivi. E poi scopri che il tuo ginocchio ha la cartilagine consumata. Ma non è la camminata che ti ha consumato. Il Sole 24 Ore non lo scriverà mai, perché non vende.) Il “Sole 24 Ore” ha scoperto che camminare fa male. Sì, avete capito: mettere un piede davanti all’altro consuma le ginocchia. Meglio vegetare sul divano con una birra in mano. L’ingegneria sociale prevede che, se convinci il popolo che il movimento è pericoloso, ottieni due risultati: una popolazione obesa, quindi dipendente dal sistema sanitario privato, e consumatori immobili, perfetti per l’e-commerce e la pubblicità targettizzata. Camminare “consuma”. Anche respirare consuma ossigeno, ma il vero problema è che c’è molto bisogno di cittadini seduti, muti e possibilmente obesi. Se non cammini, muori. E non per l’artrosi. Muori di noia, di solitudine, di diabete. Ti dicono che camminare fa male, ma poi ti vendono l’int...
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QUEL DETTAGLIO CHIAMATO AMORE (quando denunciare non basta)

Qualcuno, da qualche parte, ha dormito per mesi con uno spruzzino di candeggina e un martello sotto il letto. L'amore dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo. E invece, a volte, è una donna che controlla se il coltello è ancora nel cassetto. A volte è un uomo che scrive "sarò tuo anche se non posso più esserlo" e crede di aver detto una cosa bella. A volte è un bambino che ripete le parole del padre e nessuno sa da dove vengano. Perché non è andata via prima? Perché non ha denunciato? Ma forse la domanda è un'altra: perché lui non si è fermato? Perché nessuno gli ha insegnato che l'amore non è possesso? Perché chiamiamo ancora "raptus" quello che è un piano? Lorena aveva denunciato. È morta lo stesso. Il dettaglio è che denunciare non basta. Che le leggi arrivano dopo. Che il braccialetto non ferma chi ha già deciso. Che il narcisista non si ferma davanti al rifiuto, perché il rifiuto non ferisce il suo cuore, ferisce la sua immagine. E l'i...

IL SOLLETICO E L’ADDIO RINVIATO

Quando ci siamo infilate sotto la scalinata, dopo ore di chiacchiere oziose, dopo un addio rinviato fino a diventare assurdo, è scattato l’istante del solletico. C’era odore di polvere, di pietra umida, di nascondiglio. Lei si è avvicinata. Anch’io, perché un momento così non ricapita. «Non ti bacio mica», ha detto, ma intanto si avvicinava e io sentivo il suo odore. Dio, che stuzzicate nel cervello. Ci siamo ritrovate a piangere nei silenzi degli sguardi perduti. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 9/26) #memoriediunamore #MIPLab

L’IDEALIZZAZIONE E LA LUCCIOLA (Ci innamoriamo di un’idea, di un riflesso, di un progetto di persona)

Era infine giunto quel momento del rapporto in cui la tappezzeria inizia a scollarsi. Come quando, in una stanza a lungo illuminata da una lampada calda, qualcuno apre d’un tratto le persiane. La luce del giorno, quella vera, è bianca, impietosa. Mostra la polvere sul comò. Mostra che il divano, visto nell’oscurità complice, è in realtà di un color senape ormai sbiadito. Ecco il principio di realtà. Noi abbiamo un talento speciale per l’illuminazione d’atmosfera. Ci innamoriamo di un’idea, di un riflesso, di un progetto di persona. Il sé grandioso è un regista di interni. Non gli interessano i muri portanti, gli interessano gli effetti luce. “Guarda come brilla”, ci dice. E noi, beati, crediamo che una lucciola possa essere un faro. È un errore di valutazione della scala. La lucciola fa il suo mestiere, è il nostro occhio che la trasforma in una lanterna per non dover ammettere che fuori è buio pesto. Poi la realtà bussa alla porta. “Si tratta delle fondamenta”, dice. Il brusco ri...

E POI DISSE IL MAGO

Eccolo lì, Gianni il Mago, appoggiato alla ringhiera della banchina Ichnusa.   Lo chiamavano così gli amici perché si era iscritto a un corso online di magia e si allenava con loro in attesa di grandi trionfi in teatri rinomati.   Ora era un romantico in attesa. Guardava l'orizzonte, Luna Rossa là dietro, con i suoi scafi milionari. Top secret, non si poteva entrare nei cantieri: tanta tecnologia iper-sofisticata per vincere una coppa che, alla fine, è solo un calice d'argento per miliardari annoiati. Gianni spera. Spera che lei, l'amica Sarah, inciampi nel suo stesso identico sentimento. Gianni è stanco. Stanco di sopravviversi a Quartu Sant'Elena. La sua è una stanchezza passiva, capite? Una resa in attesa di un miracolo: che la sua amica si svegli una mattina e pensi: "Ma sì, e se mi accoppiassi con quel bel soprammobile parlante che mi racconta le sue poesie mentre sorseggio uno Spritz?" Gianni non agisce, non ancora. Lui attende. Ha trasformato la speranz...

NUMERI AL LOTTO (a volte, quando non vinci, vinci)

Avevo sette anni quando nonno se ne andò su qualche stella. Mi annusavo la sua giacca, quella con l’odore di tabacco e mentine. Nella tasca interna trovai un foglietto a quadretti, piegato in quattro. C’erano diciotto numeri, scritti a matita, uno dopo l’altro: 47 21 19 17 15 16 20 13 11 10 9 8 7 6 5 4 1 2 3. Non erano numeri per il lotto, almeno non solo. Erano una scala che scendeva a salti. La ricostruii con nonna e un po' mamma. Quarantasette fu facile, nonna disse che nonno lo giocava sempre da quando i medici gli dissero del grande male. Ventuno l’età del militare, diciannove il primo bacio, diciassette la moto, quindici la fuga. Poi il salto strano: sedici e venti, gli anni dei figli nati storti e poi raddrizzati. Tredici la guerra, undici il pane nero. E giù, giù fino a 1 2 3. Per lui non era l’inizio ma la fine del respiro: uno, due, tre, si ricomincia. Mancavano il 12, il 14, il 18: i gradini che non aveva mai voluto calpestare, i buchi neri della sua vita. Zia Elvira,...

QUANTUM NON DATUR (L'amore e la meccanica quantistica)

Lanci una palla contro il muro, la palla torna indietro. Logico.  La meccanica quantistica ti dice che una particella, a volte, non torna indietro. Non scavalca, non sfonda, semplicemente, appare dall’altra parte. Un passaggio segreto nella materia, un’eccezione alla regola del rimbalzo. L’amore di coppia, per come lo immagino, è spesso una questione di palle e di muri.  Io lancio una parola, un gesto, un’esigenza. Tu sei il mio muro: la respingi, la fai tornare indietro, a volte con violenza, a volte dolcemente.  Impariamo la fisica del rimbalzo fin da bambini: a ogni azione, una reazione. Se ti amo, mi ami. Se ti ferisco, mi ferisci. Se parlo, rispondi.  Costruiamo la nostra vita insieme su questa meccanica rassicurante, prevedibile, a volte estenuante. E poi c’è l’altro fenomeno, quello che non torna. Succede quando in una coppia, all’improvviso, qualcosa di mio appare in te, senza che io l’abbia lanciato.  Un pensiero che avevo formulato a metà, una paura ch...