All’inizio credi di essere all’ingresso. Scegli una parete, ci appoggi la mano. È la regola, l’algoritmo. Vai avanti, e il mondo diventa un susseguirsi di svolte a destra. Ma non sempre si parte dall’ingresso, spesso ti ci trovi dentro senza saperlo. È quello che è successo a me. Credevo di iniziare un viaggio, invece ero già prigioniero. Procedo. Mano sul muro. È un amore, questo? Questo camminare obbediente toccando il confine, convinto che porti all’uscita? Forse sì. Allora l’amore è una promessa di salvezza, una parete rassicurante da non lasciare mai. Poi il muro finisce. Il vuoto. Una fossa. Se a un certo punto, tenendo la mano sulla parete, ti ritrovi davanti a una fossa, devi necessariamente staccare la mano. La regola infranta. La certezza tradisce. Ci sono labirinti semplici, quelli senza isole, senza vuoti. Quelli in cui ami e basta, e trovi pace. Ma noi siamo labirinti complessi, pieni di loop. Arrivi a un bivio già visto, a una scelta già fatta. Quando si torna ...
Il mondo che ci circonda è un mosaico di innumerevoli credenze, un panorama sterminato di fedi e di divinità. Si contano a migliaia, forse di più. Ognuno possiede la sua verità, il suo dio, il suo testo sacro. E in questo possesso, c'è la radice del conflitto. Ognuno è convinto che la propria credenza sia superiore, l'unica via, l'unica luce, mentre tutte le altre sono tenebre o, peggio, eresie. Questa è la follia dell'uomo. Migliaia di voci che gridano in cori diversi, ognuna proclamando di possedere la melodia assoluta. Immaginiamo un mondo in cui queste fedi, così profonde e personali, rimangano un fatto privato. Come l'amore per un colore, come il piacere per un certo sapore. Qualcosa che vive nel cuore dell'individuo, che lo ispira, che lo conforta, ma che non si riversa nelle piazze per dettare legge, per imporre costumi, per limitare la mente altrui. Che spazio, che libertà respirerebbe la società! Le decisioni collettive sarebbero prese non in nome di ...