Tra poco compio 56 anni. Sul tavolo c’è un barattolo di olive. Le conto: sette. Poi guardo la data sul calendario, e le dita fanno il conto alla rovescia senza che nessuno le abbia chiamate. Gli anni crescono o diminuiscono? Bella domanda. Aggiungo candeline sulla torta e sottraggo respiri nel mio diario a quadretti: da un lato la colonna dei “già stati”, che si allunga ingombrante; dall’altro quella dei “forse ancora”, che si accorcia con educazione discreta (ma come m'ha detto il mio amico Matteo, sento dentro una farfalla che s’è rotta il cazzo!). Epperò se inverto il foglio, i numeri non litigano: sono la stessa cifra, solo letta da due sponde diverse. Ecco perché il conto torna sempre, ma non dà mai resto. Mio padre diceva che invecchiare è un lusso che non tutti possono permettersi. Lo ripetevo a memoria, come una poesia di cui non capisci il peso. Finché le olive stanno nel barattolo, sei ricco. Poi le conti, e scopri che la ricchezza è solo un modo più raffinato per tener l...
La sveglia suona. Il sogno arretra come una marea, depositando sulla battigia della coscienza un volto che non vedevi da tempo. Un ex. Un ricordo, ma non è nostalgia. È un appuntamento con una parte di te che hai chiuso in una stanza sul retro, senza finestre. Quella figura non è una persona, ma un’immagine dell’anima che torna ad interrogarti. Sognare un trauma non è solo rivivere il dolore; è la mente che cuce di notte ciò che il giorno ha strappato. Senza anestesia. La mente non butta niente. Accumula fotogrammi, frasi, silenzi. E quando dormi, li mette in ordine, un archivista paziente senza scadenze. Forse perché il passato non esiste finché non lo si è guardato davvero. I sogni ripetuti tornano soprattutto per ricordarti che un accordo è rimasto sospeso, una parola non detta. Siediti accanto a quel sogno come fai con un ospite inatteso. Non cacciarlo. Non aggrappartici. Offrigli una tazza di tè. La via d’uscita è attraverso. Ogni ferita vuole diventar...