Caro papà, ho cercato di capire il tuo pensiero. Che ti devo dire, sembra il verbale dell'autopsia di un concerto. Tu vai a cercare l'imperialismo tra gli accendini dei cellulari, il neoliberismo tra i cori, il genocidio dentro un bis. Io, invece, ero semplicemente lì. A cantare. Poi su molte cose la penso come te, e lo sai. Voi avete avuto il Sessantotto (che poi nonno, nemmeno te!). Noi abbiamo TicketOne. Ci chiedi perché Ultimo non parla delle guerre, del capitalismo, degli algoritmi, delle oligarchie. Io ti rispondo con una domanda: e dopo cinquant'anni di editoriali, manifestazioni, rivoluzioni annunciate, libri, dibattiti, festival dell'impegno, conferenze sulla pace e cortei contro tutto, come siamo arrivati fin qui? Con più guerre, più disuguaglianze, più precarietà, più sorveglianza e perfino un pianeta che sembra avviato all'Apocalisse. Forse non siamo noi quelli che devono rendere conto. Ogni generazione racconta ai figli di aver combattuto il Sistema. St...
Il padre compra una granita alla fragola, la posa sul tavolino senza dire niente. Lei conta i cucchiaini: due. La madre ha già cominciato a parlare del traffico, degli asciugamani, di come il sale fa bene alla pelle, e intanto le accarezza la nuca con il palmo. Nessuno ha detto aborto. Hanno detto interruzione, un blackout, un tram che salta la fermata. Lei, diciassette anni, ha pensato alle interruzioni pubblicitarie e al filo del film che si perdeva. Adesso il filo era lei, e il film era un altro. Sua madre ha pianto una volta sola, di nascosto, nel bagno dell’autogrill, tra il rumore della piadina scaldata e la macchinetta del caffè. Suo padre ha comprato un portachiavi con la Trinacria. A cena gliel’ha messo davanti, sul tovagliolo: «Tieni, per le chiavi di casa che avevi perso.» Lei ha capito: qualsiasi casa sarà ancora sua. Un padre è questo: un pilastro che parla poco ma fa ombra nei pomeriggi siciliani. Sul balcone, di notte, il silenzio di là dalla porta sembrava un...