Ti fissano con occhi storditi, pollice che scorre su uno schermo che vale come niente mille o duemila euro. Hanno smesso di parlare, emettono grugniti e monosillabi, come se il vocabolario fosse un'app a pagamento che si rifiutano di scaricare. Guai a staccargli la spina. Letteralmente. Perché il giorno in cui gli togli il caricabatterie, il caro pargolo che hai cresciuto a suon di "tutto per lui" si trasforma in uno psicopatico da film di serie B. Sono risucchiati dal digitale. O meglio, siamo stati noi a parcheggiarli davanti a un tablet all'età di due anni per poter guardare una serie in santa pace. E adesso piangiamo perché il mostro ci morde la mano. La società ha creato dei piccoli imperatori analfabeti emotivi, convinti che la realtà sia un videogioco con il tasto "reset". Se la maestra gli dà un brutto voto, è colpa della maestra. Se il padre alza la voce, è violenza domestica. Ma se loro sfasciano una porta a calci perché la connessione lagga, è ...
C'era una volta, e c'è ancora, un esemplare mascolino con il testosterone al posto del lobo frontale. Uno che quando dice "ti amo" intende "firmami la ricevuta di proprietà". Lei l'ha capito, ha fatto un passo laterale e l'ha lasciato lì, con la sua erezione dell'ego in mano. Passano mesi. Lei pubblica una foto con un bebè in braccio. Apriti cielo. Il Nostro risorge dal letamaio dell'orgoglio ferito: "Lo sapevo brutta trota! Ti sei rifatta una vita con un altro!" Peccato che il piccolo sia figlio di un'amica. Peccato per lui, che non concepisce una donna senza un uomo che la definisca. Peccato per lui, che misura il valore di una donna dalle ombre maschili che la coprono. La gelosia è il sentimento dei proprietari, non certo di chi è innamorato. È il rancore del padrone che scopre la casa vuota. La fabbrica del maschio medio produce questo: un individuo che non sa amare, sa solo sorvegliare. Quando la sorvegliata se ne va...