Il gesto del tredicenne non nasce nel vuoto. È un cortocircuito preparato nel tempo, la violenza nasce dall’incapacità di reggere la frustrazione. Adolescenti iperstimolati e fragili, pieni di diritti dichiarati e poveri di strumenti per sostenerli (a parte i social e lo smartphone per filmare in diretta l’attacco). “Tutto e subito” è diventato un orizzonte. Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale (il ragazzo aveva preso una nota). L’ingiustizia non elaborata si trasforma in aggressività. Gli adulti, spesso incapaci di incarnare un’autorità credibile, negoziano tutto (“10 diritti in cambio di mezzo dovere”, insegnanti delegittimati, adulti che cercano consenso più che rispetto. E il rispetto, quando non è costruito, non si impone. Dentro questo vuoto si infilano il bullismo, la competizione sociale, l’ansia da prestazione. Un sistema che ha smesso di insegnare la fatica...
Giovanni ha imparato a parlare con il silenzio attraverso il frastuono più assordante. Mani nodose, abituate a stringere. Da dieci anni stringe la stessa cosa: martello pneumatico. Oggi è un Bosch gsh 27. Un gioiello di tecnologia, dicono i cataloghi; per lui è solo un prolungamento del braccio che vibra fino a scuotergli i denti. Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lui lascia una pila di calcinacci. È un lavoro pulito nella sua spietatezza. Alle otto del mattino, indossa le cuffie, e il mondo finisce. Il ronzio del martello pneumatico è un muro di cemento che lo separa dagli altri. Vede i colleghi muoversi come pesci in un acquario di polvere bianca. Sergej sposta i detriti, Oleg manovra la carrucola. Si guardano, ogni tanto. Uno sguardo breve serve a dire: "Sono ancora qui". Non serve altro. Le parole, in quel cantiere, sono diventate un lusso inutile, un rumore bianco che nessuno può permettersi di ascoltare. ...