Ci può essere tanta violenza nei silenzi, negli sguardi. Noi lo chiamavamo “un attimo di stanchezza”. Ma se la stanchezza lasciasse ematomi, gli psicologi avrebbero liste d’attesa da Pronto Soccorso. Abbiamo imparato l’arte sottile di ferire senza lasciare traccia. Un silenzio è una bomba a orologeria che esplode senza rumore, lasciando crateri nella fiducia. Ti ho guardato, e in un secondo ho vissuto tutte le tue partenze. Il silenzio è un paese straniero dove si parla una lingua che conosci, ma nessuno risponde. Ciò che lo rende violento è una domanda mai posta, il peso di uno sguardo che sa tutto e tace. Il silenzio non è un’assenza, è un gesto, può accarezzare o schiaffeggiare, senza mai toccare. Ci può essere tanta violenza nei silenzi, negli sguardi. Ho imparato che certi sguardi sono interruttori che spengono il mondo. E adesso navigo in un universo di spine, con le tasche piene di ‘mi dispiace’ mai detti. ...
Qualche volta mi siedo a guardare mia nonna e mi sembra che viva in un altro tempo, un posto tutto suo dove io non riesco ad entrare. È strano vederla confusa, fa male quando non ricorda il mio nome o ripete la stessa cosa dieci volte di fila. Ho imparato che per avvicinarmi a lei serve bussare al suo cuore. Quando entro nella sua stanza, invece di chiederle se sa chi sono, le dico semplicemente: "Sono io, ci sono". Se lei pensa che mio nonno -che non c’è più- stia per tornare a casa, io annuisco e glielo lascio credere. Non serve smontare il suo mondo; la verità non è importante quanto la sua serenità. A volte basta stringerle la mano in silenzio o far partire quella canzone che amava tanto, la canzone dei vecchi amanti. Essere lì con lei, senza aspettarmi che sia la persona di prima, mi ha fatto capire una cosa grande: l'amore non chiede nulla in cambio, non cerca di aggiustare le persone. L'amore resta accanto, a fare spazio alla fragilità e a dire, senza pa...