Passa ai contenuti principali

Post

GRIGIO, POI FUORI (Un amore tossico. Pennarelli, pioggia, la stanza delle maestre)

L’odore dei pennarelli e della pioggia sulle giacche appese. Fuori, il cortile della scuola è un rettangolo grigio. Lei è seduta alla cattedra, le mani ferme sulla superficie liscia del legno. Il telefono vibra. Numero sconosciuto. Lo sa, però. È sempre lei. Risponde. La voce dell’altra è calda, professionale, la voce di una collega che chiede del programma di scienze. Poi, a metà frase, scivola. “L’altra sera, in pista. Sono passata lì vicino apposta. Per farmi notare. E per vederti.” Silenzio. L’eco lontano di un pallone che batte contro il muro. Una chiamata come tante, pensa. Le loro chiamate. Fatte di stuzzichi, di domande che non aspettano risposta, di un filo che si tende fino a diventare tagliente. Poi, il clic. L’altra la blocca. Di nuovo. Ora l’aula è immobile. Lei guarda lo schermo nero. “Perché devi fare sempre così?” lo scrive nel blocco note del telefono, perché non c’è altro posto. “Mi chiami, scombussoli tutto. Per te è una semplice chiamata. Parlare ‘normalmente’, ...
Post recenti

UN COLTELLO PER RISOLVERE TUTTO (Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale)

Il gesto del tredicenne non nasce nel vuoto. È un cortocircuito preparato nel tempo, la violenza nasce dall’incapacità di reggere la frustrazione. Adolescenti iperstimolati e fragili, pieni di diritti dichiarati e poveri di strumenti per sostenerli (a parte i social e lo smartphone per filmare in diretta l’attacco).  “Tutto e subito” è diventato un orizzonte. Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale (il ragazzo aveva preso una nota).  L’ingiustizia non elaborata si trasforma in aggressività. Gli adulti, spesso incapaci di incarnare un’autorità credibile, negoziano tutto (“10 diritti in cambio di mezzo dovere”, insegnanti delegittimati, adulti che cercano consenso più che rispetto. E il rispetto, quando non è costruito, non si impone.  Dentro questo vuoto si infilano il bullismo, la competizione sociale, l’ansia da prestazione. Un sistema che ha smesso di insegnare la fatica...

IL DEMOLITORE DI CASE

Giovanni ha imparato a parlare con il silenzio attraverso il frastuono più assordante. Mani nodose, abituate a stringere. Da dieci anni stringe la stessa cosa: martello pneumatico. Oggi è un Bosch  gsh 27. Un gioiello di tecnologia, dicono i cataloghi; per lui è solo un prolungamento del braccio che vibra fino a scuotergli i denti. Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lui lascia una pila di calcinacci. È un lavoro pulito nella sua spietatezza. Alle otto del mattino, indossa le cuffie, e il mondo finisce. Il ronzio del martello pneumatico è un muro di cemento che lo separa dagli altri. Vede i colleghi muoversi come pesci in un acquario di polvere bianca. Sergej sposta i detriti, Oleg manovra la carrucola. Si guardano, ogni tanto. Uno sguardo breve serve a dire: "Sono ancora qui". Non serve altro. Le parole, in quel cantiere, sono diventate un lusso inutile, un rumore bianco che nessuno può permettersi di ascoltare. ...

ALCUNI AMORI SONO CONTRATTI FIRMATI CON LE NOSTRE FERITE (Il ciclo infernale: idealizzazione, svalutazione. Marta si sentiva potente nel ritirare l’affetto. Giulia impazziva, confermando a Marta che era davvero “instabile”)

E già, sembrava la storia perfetta. Quella che racconti agli amici e ti senti invidiare. Marta, amava la luce riflessa di Giulia. Giulia aveva trovato il suo porto: una donna forte, decisa. Un Incastro, appunto. Alcuni amori sono contratti firmati con le nostre ferite La richiesta di Giulia,“stringimi, non andare” divenne per Marta un assedio. Il distacco di Marta, “non soffocarmi” fu per Giulia un abisso. Il ciclo infernale: idealizzazione, svalutazione. Scatti, silenzi. Marta si sentiva potente nel ritirare l’affetto. Giulia impazziva, confermando a Marta che era davvero “instabile”. Anche questo è amore? Restare, non per tenerezza, ma per la dipendenza dalla droga del “forse”. Una cerca lo specchio; l’altra cerca la madre che non l’ha mai trattenuta. Il “ti amo” significa “ho bisogno di te per non crollare”. Uscirne? Imparare a stare sole. Quando smetti di cercare nell’altro il pezzo che ti manca, scopri di essere già intera. Ma loro, stasera, sono ancora lì. Sul filo del...

QUANDO TUTTO CIÒ CHE CREDEVI SOLIDO DIVENTA SABBIA: LA SOFFERENZA TOGLIE L'INCANTESIMO (il fatto che tu abbia dato tanto a chi poi ti ha voltato le spalle non è una fessaggine)

Esisterà mai una mappa precisa delle persone intorno? Sai qual è il problema delle mappe? Che le guardi solo quando ti sei perso. Finché tutto va bene, la mappa sta lì, nel cassetto, e tu pensi “tanto so dove andare”. Poi arriva la tempesta, e tiri fuori quel foglio sgualcito e scopri che alcune strade che credevi sicure, in realtà portavano dritte al burrone.  E ti viene una rabbia epperò, passata la rabbia, ti accorgi di una cosa: quelle persone che “non ti hanno dato niente” e ora ti stanno accanto, le vedi come piccole luci in mezzo al deserto. E non te le aspettavi. La vita ti toglie i gioielli di famiglia, ma poi te li fa ritrovare sotto forma di persone che ti fanno venire “i lucciconi allo stomaco”. Ricambierai con la tua presenza e disponibilità. Il fatto che tu abbia dato tanto a chi poi ti ha voltato le spalle non è una fessaggine. È una testimonianza di come sei fatta tu. E se loro non l’hanno capito, il problema è loro, non il tuo gesto. Non è solo tracciare una ma...

DUE SPECCHI VUOTI

Tu non ti fidi di me. Lo vedo dal modo   in cui scagli le parole,   dai comportamenti spietati,   senza spiegazioni. Ma non sarà mai   quanto io non mi fido di te   (lo so, pensi lo stesso). La mia sfiducia è nuova,   senza cicatrice ancora. È un pozzo che ho ereditato   senza saperlo   (se solo avessi saputo). È un muro che ho costruito   con le tue stesse pietre. La tua sfiducia è antica,   pieno di crepe è il pozzo arido   (quando sapesti). E il muro crollò   con le mie stesse pietre. Così stiamo. Due sentinelle   che si guardano   dalla parte sbagliata   della stessa porta. Ogni gesto è un negoziato.   Ogni silenzio, un’arma.   Ogni “come stai”,   un campo minato. L’eroismo è solo un’altra trappola: “Guarda, mi fido”,   e intanto si conta   quanto l’altro esiti. Forse l’equilibrio ...

DUE SPECCHI VUOTI

Tu non ti fidi di me. Lo vedo dal modo in cui scagli le parole, dai comportamenti spietati, senza spiegazioni. Ma non sarà mai quanto io non mi fido di te (lo so, pensi lo stesso). La mia sfiducia è nuova, senza cicatrice ancora. È un pozzo che ho ereditato senza saperlo (se solo avessi saputo). È un muro che ho costruito con le tue stesse pietre. La tua sfiducia è antica, pieno di crepe è il pozzo arido (quando sapesti). E il muro crollò con le mie stesse pietre. Così stiamo. Due sentinelle che si guardano dalla parte sbagliata della stessa porta. Ogni gesto è un negoziato. Ogni silenzio, un’arma. Ogni “come stai”, un campo minato. L’eroismo è solo un’altra trappola: “Guarda, mi fido”, e intanto si conta quanto l’altro esiti. Forse l’equilibrio sta nel movimento. Andando via da soli si impara la pace. Insieme, si ha la possibilità di non scappare quando la pace trema. Chi dei due smetterà per primo i panni della diffidenza che indossa per paura? C’è un istan...