Non ricomporremo il vaso com’era. I cocci non si baciano più. Ma con le dita lente come il mare dentro di noi, proviamo e riproviamo un mosaico storto: la crepa d’oro, il vuoto che lascia respirare, l'edera nata dal punto in cui tremolava la vecchia porcellana. La terra si spacca per fare spazio a un seme che farà fiorire il cielo. Non dobbiamo trovare i pezzi giusti: che nasca nuova geometria. Tu porta un braccio, io una radice. Tanto non ridiventeremo interi ma saremo quel ramo che si innesta su un tronco che non c’è. Utile è il gesto, la mano che non cerca di chiudere. Non si torna come prima, amare non è un incastro, è rarissima pioggia che dà forma alle pietre. (A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 8/26) #memoriediunamore #miplab
Mirko, tredici anni, scarpe da ginnastica con la suola che si apre come una bocca affamata. Suo padre non c'è, sua madre lavora in una mensa e torna a casa la sera con le caviglie gonfie e un odore di sugo e disinfettante attaccato ai vestiti. La sera dei fuochi, Mirko è sul balcone, il ferro arrugginito che gli segna i palmi. In lontananza, il cielo si squarcia in un cespuglio di scintille rosse e verdi. Rumore di botti, secco. Sua madre alza gli occhi dal divano, senza alzare la testa. “Sara' il bar sotto i portici, quello delle feste di compleanno. Gente che paga per far bum. Meglio che pensare al resto.” Mirko annuisce. Sa tutto del resto. Il resto è piazza Bengasi, a due passi, dove gli spacciatori non hanno bisogno di fuochi per avvisare che la roba è arrivata. La roba è sempre arrivata, è lì da prima che lui nascesse, posata sulle panchine. Il resto sono le sirene dei carabinieri alle due di notte, le retate, i cittadini di Borgo San Pietro. Mirko ha imparato a legge...