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Visualizzazione dei post con l'etichetta disturbi dell'alimentazione

PUOI STAR MALE E NON CAMBIARE, O...

 "Così come puoi stare male e non cambiare -sospiro profondo- così puoi cambiare e provare a star bene" [...] Non è disponibile la felicità senza far niente. Per cercarla premi INVIO da qualche parte nella mente. Ulteriori informazioni: lungo la via, camminando nonostante sudore e fatica". "E va be' cazzo, ma che è una caccia al tesoro? E alora dammi un altro indizio". "Trasforma i sogni in realtà, oppure smetti di sognare". (Era lei, 2009, T. Bergen, A. Battantier).

Sono sempre stato ingordo

"Sono sempre stato ingordo. Il cibo non era solo una distrazione, era l'affetto che mi era mancato. Ma tutto il mangiare non ha mai riempito quel vuoto che avevo dentro. La soluzione non sta nel cibo, non può stare nella dipendenza da qualcosa che poi ti fa star male. È che io pensavo fosse il male minore. E invece era sempre la stessa cosa". (Memorie di una dipendenza, A. Battantier, 2007).

QUANTO CIBO SERVE PER COMPENSARE L'AFFETTO?

Quante volte sono fuggito. Mi sentivo in trappola, e non avevo la forza di lottare. Come la canzone, ho bisogno d'amore, abbracci, affetti, carezze, la retorica del sentimento e chissenefrega, vorrei essere smielato e bacio perugina, per una volta. Perché è tutto complicato? Ho mangiato troppo poco affetto. Quanto cibo serve a compensare l'affetto? Vorrei abituarmi ad essere felice, ma prima devo capacitarmi che il rancore non serve più a molto ormai, e che deve iniziare il secondo tempo della mia vita. La fonte della felicità magari sta nel mondo, e non si esaurirà mai...quando smetterò di pensare che l'ho persa per sempre. In fondo, il bisogno di essere amato, parte dall'amore che io posso dare per primo a me stesso, e poi agli altri. Suvvia, rimbocchiamoci le maniche, e allontaniamoci dal muro del pianto. (Memorie di un adolescente,  Andrea Battantier, 2007).

INFELICITÀ (FELICITÀ)

INFELICITÀ (FELICITÀ). "In alcuni casi l'infelicità sopraggiunge quando il desiderio è lanciato al di là delle nostre possibilità. E un desiderio incompatibile con la nostra realtà -se non risolto o arginato- può generare conflitto da senso di fallimento. Serve una buona  conoscenza di sé, in grado di regolare l'ampiezza dei desideri. Ansia, depressione, dipendenze, sono alimentate da un senso malato del desiderio. Ma occorre precisare che l'infelicità non è inevitabile. E che l'auto commiserazione,  il piangersi addosso (e addosso agli altri) non è un sistema molto valido per prenderci cura di noi stessi. L'infelicità non è un nemico, ma solo una scelta". (Mario Thompson Nati, Ricerche sulla Felicità: Kaufman a cena, 2014).

Biscotti (Amerigo, 46A)

Un ricordo. Mia madre mi diceva: "Non fare colazione con troppi biscotti". Riempivo la tazza di biscotti. Cosa intendeva per "Troppi"? Non lo diceva. Ed io, che ne frantumavo con pollice ed indice una trentina (troppi?) scendevo il giorno dopo a 25. E lei diceva: "Non fare colazione con troppi biscotti". Ed io, malvolentieri, passavo a 23, 21, 20, 19 e via scendendo di numero. Per lei erano sempre troppi, ma non diceva mai il numero. Alla fine delle medie, dopo l'esame (portai la scoperta dell'acqua su Marte), smisi di mangiare biscotti, ma anche tutto il resto, ad eccezione di ananas e gelato allo champagne. Un anno dopo ripresi a mangiare 1 biscotto, poi 2, 3, 5, 7, 10, in quell'unico modo che avevo per farla franca: in silenzio, lentamente. E infatti non se ne accorse. Arrivai a 20 biscotti al giorno. Verso i 18 anni tornai a 30. Quando mia madre scomparve, decisi per sempre di smettere di mangiare biscotti. Anche perché era lei che me li...

Anoressia. (Lettera del papà di Mara)

Ho visto donne preservare in TV la bellezza. Pillole magiche preservano la pelle dall'invecchiamento. Le donne si chiamavano Lucy e Kate, rispettivamente 16 e 17 anni.