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PUBBLICITA' REGRESSO: COCAINA E ZUCCHERO A VELO

Le campagne pubblicitarie possono essere un buon strumento di comunicazione. Possono, poiché, alle volte, quando escono una chiavica, rischiano di ottenere l'effetto contrario. E' il caso di quella promossa dall’ Agenzia Capitolina per le Tossicodipendenze, istituzione creata dal Comune di Roma sotto l’amministrazione Alemanno e, per fortuna, ora in via di chiusura. Un ragazzo con espressione mentecatta, appare concentrato a leccare lo zucchero a velo (piuttosto che sniffare coca ah ah, che ideona!). Lo slogan? "Cocaina? ma de che! #moltomeglio lo zucchero a velo”. Felici i pusher che senza fare nulla vedranno aumentare il fatturato natalizio del +31% (fonte Act Doxa Frigida). Il manifesto affisso in tutta la Capitale aveva l’intenzione di suscitare commenti sui maggiori social network al fine di poter parlare, con un sorriso, delle droghe. Ma dopo una rapida occhiata al manifesto, quel sorriso presto si trasforma in paresi. Porelli i pubblicitari: pensavano che bastasse accostare cocaina + zucchero a velo. Et voilà, magicamente, le persone, messe di fronte a un elemento di ambiguità, sarebbero state inclini a spostarsi emotivamente verso i caldi ed avvolgenti valori della tradizione natalizia. Perché, si sa, a natale siamo tutti più buoni e stiamo in famiglia e mangiamo il pandoro e via via via cattiva droga, vade retro! Sarebbe stato meglio spiegare -magari puntando ai ragazzini, potenzialmente più fragili ai richiami del Terminillo- 3 chiarissimi punti: 1) Cosa è la cocaina, 2) quali danni crea 3) Quale mercato criminale alimenta. Andrea Battantier

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"Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati di vite diverse e tu devi decidere quale vuoi che sia il tuo". (J. Campbell)

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Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...

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