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PRETENDEVA (SU CHI TI SUCCHIA L'ANIMA CON STILE)

PRETENDEVA. "C'era una compagna di classe. Pretendeva, e sempre lei si protendeva volta ad ottenere ciò che riteneva -già- suo di pertinenza naturale, avvantaggiata sol dall'essere una principessa in casa, coccolata, vezzeggiata dai suoi genitori servi. E lei dolce tiranna. Pretendeva fotocopie, libri, un pezzo di merenda o lo strappo in motorino. Pretendeva con il dito teso e un mezzo sorriso presto svanito, perso dentro a uno sbadiglio. Il bambino che pretende, diventa grande pretendente se -negli anni- trova chi, lungo il suo cammino, tutto gli concede. Similemente ella pretendeva, poiché, trovava morbidi lacchè, o più semplicemente buoni che, poco a poco, entravano nella sua rete proverbiale di esigente dominanza. La pretendente sparava nel mucchio, sapendo già dove puntare al dunque: su chiunque le avesse offerto un pur minimo appiglio. "Chi mi presta il motorino?". Ad ella non bastava il primo fesso che provava a dire: "Dove devi andare? Posso accompagnarti...". No, affatto, poiché lesta rispondeva: "Mi serve per dei giri, mi serve per un po', ti accompagno a casa e poi te lo ripassi a prendere quando ho fatto ok?". Qualora il tapino esitasse, lei sapeva essere convincente, con quell'infimo sensuale che toccava corde assai lontane da ogni logica. E non era  amore perché lei era sempre pronta a scaricarti qualora fosse uscita fuori un'altra offerta di passaggio, migliore, magari in moto con prono accompagnatore incorporato o in golf gti di quel fighetto della V C. Io non ho mai voluto darle la soddisfazione di sentirsi una celebrità. E almeno una volta volli vedere quel vermiciattolo strisciare. Ma il fatto è che l'amavo e la ragione sai quanto ci mette a stare al passo con il cuore? Quanto al cuore, al passo con la ragione, ve lo potete scordare". (A. Battantier, Memorie di un adolescente, 1997). 

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Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore: capitò nel paese degli uomini a motore. Al posto del cuore avevano un motorino che si spegne la sera e si accende il mattino. Al posto dei piedi avevano rotelle, le cinghie di trasmissione erano bretelle. Al posto del naso una trombetta, per chiedere la strada e correre più in fretta. Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi: non avevano neanche il tempo di salutarsi.  Non scambiando mai parole né saluti, pian piano i poveretti diventarono muti. Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”. E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”. (Gianni Rodari) *** È una storia su un paese strano, dove gli uomini hanno motori al posto del cuore e rotelle al posto dei piedi. Vivono correndo tutto il giorno senza mai fermarsi, senza nemmeno il tempo di salutarsi o parlare. Mi ha fatto pensare a quanto la nostra vita somiglia a quella degli uomini a motore. Viviamo in una società che corre sempre, che ci spinge a muoverci velocemente, a...

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CHI TROPPO MOLTO NULLA NIENTE. "Che poi è il problema mio. Io voglio tanto troppo e alla fine non ottengo nulla. Forse dovrei accontentarmi, ma non nel senso del rassegnato. Bu, non so. Forse quello che ho mi dovrebbe bastare per darmi la carica per andare avanti senza soffrire per quello che non ho. Insomma me sò incartato. Voglio dire, dovrei usare quello che ho per andare avanti, altrimenti resto sempre a mani vuote, con questo senso di lamentela e di tristezza che mi assale perché non ho le cose, perché non ho raggiunto me stesso. Ma me stesso eccolo, son io, son qua. Ho  problemi con il concetto di fallimento, perché tante volte mi sono trovato ad intraprendere dei percorsi. Per poi finire nei burroni del fancazzismo, nelle selve delle indecisioni perenni. Non mi ero mai chiesto però quanto dipendesse da me, e dalle mie posizioni iniziali, ovvero volere la luna senza neanche essere sceso dal letto. Vuoi qualcosa? Inizia a trovare le ciabatte, inizia a vestirti, in...